Il pio pittore del Trivulzio

| Tra divisionismo e realismo, Angelo Morbelli dipinse la solitudine e l’angoscia degli anziani abbandonati nell’istituto milanese tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Una denuncia che ancora oggi è quanto mai attuale

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Di Marco Belletti
Per un appassionato d’arte che voglia affrontare le tematiche pittoriche dell’Ottocento e del primo Novecento italiano, conoscere i dipinti di Angelo Morbelli è fondamentale, soprattutto per le sue opere a tema sociale che - per i soggetti che ritraggono e per l’ambientazione - sono tornate di grande attualità in questo periodo pandemico.

Morbelli nacque ad Alessandria nel 1853 ed è ricordato soprattutto come uno dei maggiori interpreti del “Divisionismo” anche se negli ultimi anni di vita se ne allontanò parzialmente creando un originale stile che univa la tecnica puntinista con i temi tipici del realismo.

Dopo aver cercato fortuna nella composizione di brani musicali, Morbelli a causa di una sordità progressiva abbandonò i tentativi per dedicarsi alla pittura. Frequentò l’accademia delle belle arti di Brera e iniziò a esporre prima a Milano e quindi a Torino, con dipinti che spaziavano da temi storici a paesaggistici. Divenne noto al pubblico nel 1880, quando realizzò il “Goethe morente” che in seguito regalò alla città di Alessandria come ringraziamento per la borsa di studio ricevuta dal Comune che gli aveva consentito di completare gli studi in accademia.

Subito dopo si sposò e la moglie e i quattro figli gli ispirarono molti quadri, ma quasi tutta la sua attenzione dal 1883 in poi fu orientata verso l’interpretazione della realtà: iniziò allora a dipingere gli anziani ricoverati nel “Pio Albergo Trivulzio” di Milano. Si tratta di ritratti intrisi di malinconia che raccontano casi di solitudine, disperazione e abbandono delle persone anziane.

Il sito “Finestre sull’arte”, la rivista online dedicata all’arte antica e contemporanea, ha dedicato un lungo articolo al pittore alessandrino e alle sue opere nel ricovero milanese. Viene citato lo storico dell’arte Michael Zimmermann che ha affermato, a proposito dei dipinti che Morbelli realizzò: “Quando si ammira un quadro i cui protagonisti sono anziani segregati in un ospizio, non si contempla un aspetto normale della nostra cultura”.

Zimmermann considera Morbelli (insieme al conterraneo Pellizza da Volpedo, autore del “Quarto stato”) un pittore in grado di affrontare la realtà raccontandola attraverso quadri capaci di sfidare la società. Neppure trentenne, l’artista colse il dramma degli ospiti del Pio Albergo Trivulzio, l’istituto che dal 1766 – anno in cui fu fondato per volere del principe Antonio Tolomeo Gallio Trivulzio – accoglieva i poveri della città, soprattutto vecchi e malati, allontanati dalla società perché ritenuti inutili, lavoratori emarginati nel momento in cui nessuno aveva bisogno di loro, anziani senza mezzi di sostentamento economico condannati a trascorrere gli ultimi mesi di vita in enormi ambienti promiscui, lontani dagli affetti e senza igiene.

Morbelli cattura scampoli di vita nel grande salone del Pio Albergo Trivulzio, all’epoca ancora nel palazzo del principe: solo nel 1910 si sarebbe trasferito nell’attuale sede. Gli anziani che il pittore alessandrino ritrae sono seduti sulle panche e nei tristi ambienti dell’istituto, la luce illumina con forti contrasti volti spenti e malinconici, alcuni leggono e altri guardano nel nulla, c’è chi scrive, chi dorme, chi si guarda attorno spaesato.

In questi giorni di pandemia da Covid-19 i quadri di Morbelli non sono mai stati così attuali e da rivalutare con l’artista che indaga la realtà per sottolineare la condizione umana di chi soffre e per denunciare una situazione di degrado.

Oggi il Pio Albergo Trivulzio a causa della pandemia risulta essere tutt’altro che ospitale, come del resto era già ai tempi di Morbelli, con numerosi problemi. Innanzitutto il sovraffollamento - che emerge evidente in “Giorni… ultimi!” - e la promiscuità: gli anziani erano costretti a dormire condividendo vaste camerate a causa del poco spazio disponibile e del numero troppo elevato di ospiti. In questo modo le malattie avevano facilità nel diffondersi e oltretutto gli infermieri e i medici non avevano possibilità di separare i sani dai malati.

Tuttavia Morbelli ritrae i suoi soggetti con una sorta di vergogna nel far apparire problemi fisici, quelli che mette in evidenza sono patimenti interiori. Spiega Finestre sull’arte che al contrario dei dipinti di Honoré-Victorin Daumier - pioniere della pittura di denuncia sociale con anziani segnati dall’età e dalla miseria - i vecchi del pittore italiano appaiono sempre in uno stato di buona salute, quanto meno apparente. Quello che Morbelli vuole invece mettere in evidenza è l’abbandono, che secondo lui lascia ferite più profonde ed evidenti della malattia, con la consapevolezza di essere stati messi da parte, dimenticati.

La luce, che sotto forma di raggi di sole filtra dalle finestre, accentua l’isolamento esistenziale dei vecchi, soli, distanziati fisicamente e spiritualmente. L’attualità dell’opera morbelliana è proprio insita in questa capacità di mettere in evidenza la solitudine. E ancora oggi che al Pio Albergo Trivulzio si muore per il coronavirus, lo si fa da soli, abbandonati - anche se senza volontà da parte dei parenti - in uno stato di totale trascuratezza, tristi corpi che attendono una fine ormai certa.

Morbelli riscosse notevole successo soprattutto in Francia, con “Giorno di festa al Pio Albergo Trivulzio” (oggi esposto al Musée d’Orsay di Parigi) e “Viatico”, che rappresenta un triste funerale di uno degli ospiti dell’istituto. Entrambi furono presentati all’Esposizione Universale di Parigi del 1900 e il primo fu premiato con una medaglia d’oro e acquistato dallo Stato francese.

Il tema del giorno di festa è ripreso anche in “Un Natale al Pio Albergo Trivulzio, dipinto nel 1909 e oggi esposto alla GAM di Torino, che ribadisce il senso di solitudine che opprime le persone anziane abbandonate nei ricoveri.

Cancellati dalla società e costretti ad attendere la morte in un luogo tetro come il Pio Albergo Trivulzio, gli anziani dipinti da Morbelli sono l’evidente dimostrazione del fallimento di una società basata su un sistema economico capitalista: siccome le persone non possono essere abbandonate, semplicemente vengono isolate nel momento in cui non servono più. Oggi più che allora.

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