La “Gioconda” fake all’asta da Sotheby’s

| Sarà battuta con una base di partenza di 60mila dollari, insieme ad altri capolavori assoluti dei più grandi artisti rinascimentali. Il curioso mercato delle repliche in grande espansione

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A un occhio poco esperto, la “Monna Lisa” che la prossima settimana andrà all’asta nella sede newyorkese di “Sotheby’s” è perfettamente uguale all’omonima opera di Leonardo conservata con ogni riguardo al “Louvre” di Parigi. Per capire la differenza basta un piccolo indizio: il cartellino del prezzo. Il capolavoro originale del genio toscano, molto semplicemente, non è neanche valutabile in termini economici. Invece questa, realizzata nel 1600, più di un secolo dopo la morte di Leonardo, si stima che possa essere battuta per una cifra compresa fra i 60 e gli 80mila dollari.

Con una mossa del tutto inusuale, nel proprio calendario di appuntamenti “Sotheby’s” ha incluso un lotto di sei copie di capolavori. Tra queste lo “Scudo con testa di Medusa” di Caravaggio, il cui originale è custodito agli Uffizi di Firenze, e il trittico di Hieronymus Bosch “Il giardino delle delizie”, conservato al Museo del Prado di Madrid. All’asta andranno anche altri falsi di capolavori di artisti europei antecedenti al XIX secolo, come Diego Velázquez e Correggio.

Le copie, che rappresentano uno dei rischi maggiori per chi si avvicina al mondo dell’arte, a volte hanno ragioni precise per cui sono state fatte, così giustifica l’asta Christopher Apostle, vicepresidente senior di Sotheby’s. “Storicamente, una copia non è sempre stata come accezione negativa: sappiamo che nel tempo, i collezionisti di quadri famosi hanno commissionato ad artisti copie conformi di celebri capolavori”.

Già alla fine del XX secolo, la riproduzione di opere rinascimentali o barocche era una parte comune della formazione artistica, per aiutare gli studenti a perfezionare l’uso del colore, l’ombreggiatura e la composizione. Alcune repliche sono state realizzate perfino dagli allievi degli stessi artisti originali. Ai “ragazzi di bottega” era spesso permesso di copiare le opere dei loro maestri, solo dopo aver acquisito la capacità necessaria per render loro giustizia.

I sette dipinti che finiranno all’asta sono quelli che Apostle definisce “copie oneste, perché raramente create per ingannare i potenziali acquirenti”: le loro storie sono diverse e spesso non meno affascinanti. La maggior parte sono state dipinte dopo la morte degli artisti, anche se un’altra copia di un dipinto incompleto di Leonardo fra quelle in vendita, “San Girolamo penitente”, risale a pochi decenni fa. Il già citato trittico di Bosch, probabilmente è databile nel XX secolo. Al contrario, la più antica delle false opere messe all’asta, una copia della “Peste in una città antica” di Michiel Sweerts, è attribuita a qualcuno della cerchia del pittore fiammingo.

E anche se molto più economiche degli originali, le copie possono comunque valere somme di tutto rispetto sul mercato dell’arte: lo scorso anno, Sotheby’s ha curato la vendita di un’altra “Gioconda” passata di mano per quasi 1,7 milioni di dollari, record assoluto per una copia.

Tuttavia, Sotheby’s spera che i prezzi relativamente bassi possano attrarre un nuovo tipo di collezionista: le copie rappresentano un modo per entrare nel mondo spesso proibitivo dei maestri più inavvicinabili. Una copia del XIX secolo del “Trionfo di Bacco” di Velázquez, per esempio, ha una stima di soli 10.000 dollari.

“Man mano che il nostro mercato diventa più globale, e attiriamo acquirenti da luoghi come l’Asia e altri Paesi emergenti, penso che una copia sia un punto di partenza accettabile. In molti possono permettersi di acquistare il loro Leonardo o il loro Caravaggio ad un prezzo non così proibitivo”.

Per quanto riguarda il dubbio che le copie possano rappresentare o meno un investimento, il consulente d’arte britannico Tim Warner-Johnson suggerisce di distinguere tra copie di dipinti “iconici”, come la “Gioconda”, a immagini meno conosciute. “Più un quadro è celebre, più saggio è l’acquisto. Ma anche in caso di copie, la qualità e le condizioni generali dell’opera devono rappresentare il fondamento della scelta. L’altra considerazione è quanto sia vicina nel tempo, in termini di esecuzione, la riproduzione: se si tratta di un Leonardo, sarebbe meraviglioso avere una copia dell’epoca in cui visse il genio toscano, ma molto meno acquistarne una del XIX secolo. Se avessi un cliente che colleziona opere degli allievi della bottega di Da Vinci, potrei consigliargli una buona copia di un Leonardo non originale da aggiungere. Ma per aggiudicarsi una “Monna Lisa” è facile entrare in competizione con persone disposte a spendere molto di più di quanto sia giusto, in cerca solo di un’icona”.

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