La triste storia d’amore di Camille e Auguste

| Nasceva 180 anni fa uno tra i più influenti scultori francesi, che si invaghisce di un’allieva e la trasforma nella sua modella e amante. Di 24 anni più giovane, la donna soffrirà di sindromi paranoiche e verrà rinchiusa in manicomio

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Di Marco Belletti
Lui in gioventù è definito da alcuni professori un buono a nulla, uno scavezzacollo che non avrebbe potuto realizzare niente di buono nella vita. Lei nasce nel nord della Francia ma presto chiede ai genitori di trasferirsi a Parigi per poter frequentare una scuola d’arte, all’epoca interdette alle donne.

Lui è Auguste Rodin, nato a Parigi il 12 novembre 1840, che diventerà uno dei più importanti scultori francesi della seconda metà dell’Ottocento, universalmente considerato uno dei padri della scultura moderna.

Lei è Camille Claudel, nata a Fère-en-Tardenois l’8 dicembre 1864, scultrice e pittrice la cui arte della scultura, realistica ed espressionista, è simile all’Art Nouveau nell’uso di curve e sinuosità.

Lui ha due sorelle e una sorellastra, avuta dal padre da un secondo matrimonio: la più anziana morirà quando Auguste ha solo 22 anni e della più giovane non saprà nulla per il resto della vita.

Lei è la sorella maggiore di Paul, che diventerà famoso come poeta, drammaturgo e diplomatico ma che resterà sempre freddo con la sorella e non la aiuterà quando avrebbe bisogno di lui.

Rodin non è uno studente modello. Abbandona gli studi a quindici anni anche a causa di una forte miopia non rilevata che lo fa credere assente e indisciplinato: in ogni caso, per tutta la vita la sua padronanza della lingua francese rimarrà scarsa. Viene respinto per ben tre volte dalla prestigiosa scuola di Belle Arti di Parigi. In seguito affermerà di non essere stato rifiutato dall’istituto, ma di essersi stancato di provare a farne parte. In ogni caso, i genitori lo iscrivono, quasi per disperazione, alla “Petite École” (oggi École nationale supérieure des arts décoratifs) un istituto parigino gratuito di disegno e matematica. Qui prende lezioni da Horace Lecoq de Boisbaudran, il cui metodo consiste nel preservare la sensibilità di ogni studente insegnandogli a usare la vista e la memoria visiva.

Si guadagna da vivere lavorando come assistente artistico in vari studi e fabbriche, e nel frattempo continua a perfezionare la sua scultura.

Un inizio difficile

Nel 1862 muore Marie Rodin, sorella maggiore di Auguste che, colpito dalla perdita, abbandona la vita condotta fino ad allora e si ritira in un monastero, ma ben presto ritrova l’equilibrio e tranquillità ricominciando a scolpire. Due anni dopo conosce Rose Beuret, figlia di un contadino e sarta 20enne che diventa presto modella e compagna discreta, devota e fedele, sebbene lo scultore abbia molte altre relazioni. Nel 1866 nasce Auguste Eugène Beuret, che Rodin non riconoscerà mai.

Dopo altri rifiuti, questa volta per le sue opere da parte degli accademici di Francia, nel 1871 Rodin allestisce la sua prima mostra a Parigi, senza eccessivo successo. Le sculture esposte sembrano non terminate (i visitatori e i critici fanno fatica a comprenderle) ma ben presto rivoluzioneranno completamente gli standard dell’epoca per quell’incompletezza che le rende capaci di trasmettere realismo, tensione e dinamismo.

Qualche anno dopo, nel 1875, dopo un viaggio in Italia, Rodin conosce il Rinascimento e da quel momento non fa mistero della sua grande ammirazione per Michelangelo e Donatello, citandoli apertamente nelle sue opere. Per esempio, “L’età del bronzo” che realizza appena tornato a Parigi sembra sia stata ispirata da “Lo schiavo morente” di Michelangelo. Purtroppo per l’artista francese, l’estremo realismo del corpo umano nudo gli scatena contro le critiche dei benpensanti dell’epoca che lo accusano di avere realizzato il calco della scultura sul corpo di un modello e non plasmandolo a mano. È addirittura necessaria un’inchiesta per scagionare l’artista, che tuttavia grazie a questo scandalo diventa celebre, tanto che il Ministero dell’arte francese acquista la scultura nel 1880 dopo aver assegnato a Rodin la progettazione di un’opera monumentale: la porta di ingresso di un museo di arti decorative. Per realizzarla lo scultore si ispira alla Divina Commedia di Dante e chiama il progetto “La porta dell’inferno”.

Una scultrice perseverante

Nel frattempo, Camille Claudel si appassiona alla scultura fin dall’adolescenza e inizia a lavorare l’argilla nonostante la forte opposizione della madre. È tuttavia appoggiata dal padre che la aiuta a trasferirsi a Parigi per perfezionare la sua arte nell’Accademia Colarossi. Nel 1882, appena 18enne, affitta uno studio al 117 di rue Notre-Dame-des-Champs e studia insieme con altre giovani donne con lo scultore Alfred Boucher che tuttavia si trasferisce quasi subito a Roma per lavoro. Così Camille chiede ad Auguste Rodin di sostituirlo come maestro e nel 1883 entra a far parte della bottega parigina del maestro, al 182 di rue de l’Université.

Oltre a diventare subito modella di Rodin, la Claudel ne diventa altrettanto rapidamente l’amante, mentre lo scultore continua ad avere una relazione ufficiale con Rose Beuret. Lui ha 24 anni in più della donna e il loro rapporto è tumultuoso, con frequenti e violenti litigi causati dai rifiuti dell’uomo a troncare la relazione ventennale con Rose.

Claudel introduce nelle sue sculture temi come lussuria e sessualità, argomenti tabù per una donna a quell’epoca e pertanto la giovane deve affidarsi a Rodin per poter esporre e vendere le sue opere, ripagando l’amante con la collaborazione alle sue opere.

Ma la relazione tra i due viene intaccata dalla paranoia della donna, che si convince che Rodin le stia sabotando la carriera. Claudel sostiene che l’amante stia complottando per ucciderla e rubare le sue idee e si isola dal mondo, rinchiudendosi nel suo studio per creare il maggior numero di copie dei suoi lavori, nella convinzione di proteggere i suoi concetti.

La relazione con Rodin non può che terminare e una Claudel annientata dal dolore inizia a distruggere tutti i suoi lavori, tanto che solo una piccola parte delle sue opere le è sopravvissuta.

L’opera mai terminata

Durante tutto il periodo della relazione con la Claudel, Rodin lavora alla sua opera più ambiziosa, che gli è commissionata nel 1879 da Edmond Turquet, segretario di Stato per le belle arti: la realizzazione della porta d’ingresso al museo delle arti decorative che dovrebbe essere inaugurato nel 1882 nel palazzo d’Orsay, sede del Consiglio di Stato e della Corte dei Compiti, andato a fuoco nel 1871 durante la Comune.

Rodin inizia così a concepire “La porta dell’inferno”, sua personale replica a quella del paradiso (al battistero San Giovanni di Firenze) di Lorenzo Ghiberti. Lo scultore decide di illustrare scene della “Divina Commedia” di Dante e inizia a lavorare ad un gesso, attualmente conservato al “Musée d’Orsay”.

Il progetto per la realizzazione del museo va per le lunghe ed è definitivamente abbandonato nel 1889, lasciando Rodin resta senza fondi per proseguire. Nel frattempo però realizza alcune sculture – dei veri capolavori – che avrebbe voluto inserire nell’opera e che sono comunque diventati dei classici della scultura mondiale. Per esempio “Il pensatore”, che nelle intenzioni dello scultore avrebbe dovuto rappresentare Dante Alighieri mentre riflette sulla sua opera, e che invece è trasformato in un danzatore la cui posizione rivoluziona la scultura con una libertà di forma fino ad allora sconosciuta. Un’altra opera è “Il bacio”, originariamente raffigurante Paolo e Francesca, che esprime una sensualità che scuote il pubblico dell’epoca e che, come altre scultura di Rodin –in contrasto con le tradizioni accademiche – non ha un piedistallo e una forma finita, ma sembra che in qualche modo alcune sezioni terminate facciano parte di un insieme ancora da sgrezzare. L’ispirazione a Michelangelo è evidente. Il risultato è una forma in equilibrio tra il bloccaggio alla materia e lo slancio delle figure pronte a sfuggirne.

Parecchi anni dopo, all’Esposizione Universale del 1900, Rodin espone una nuova versione in gesso della porta, molto più semplice, ma anche in questo caso resta solo un progetto.

Un manicomio come casa

Nel 1913 Camille Claudel - la cui relazione con Rodine è già terminata – viene rinchiusa con la forza in un manicomio: nonostante il parere decisamente contrario dei medici che l’hanno in cura, la madre e il fratello della donna non sentono ragione, affermando che la donna mostra chiari segni di schizofrenia, e insistono affinché rimanga segregata contro la sua volontà. I numerosi artisti che stimano la scultrice esprimono il loro sdegno per il genio artistico imprigionato della scultrice. Camille Claudel non uscirà più dall’istituto e per il resto della sua vita rifiuterà di manipolare l’argilla e realizzare sculture.

Nel 1915, durante un viaggio a Roma, Rodin inizia il busto di papa Benedetto XV, ma in disaccordo con il pontefice sui tempi di realizzazione se ne va senza completare l’opera. La sua salute peggiora rapidamente e viene colpito da un ictus alla fine di marzo 1916, seguito da un secondo in luglio. Il 29 gennaio 1917 sposa Rose, che è rimasta al suo fianco nonostante le numerose relazioni: Camille Claudel, Gwen John, la duchessa di Choiseul…

Circa due settimane dopo la celebrazione delle nozze, Rose Beuret – già molto debole – muore di polmonite a 73 anni. Il marito, altrettanto debilitato, spira il 17 novembre (pochi giorni dopo aver compiuto 77 anni) per una diffusa congestione polmonare, e viene sepolto accanto alla moglie. La loro tomba è sovrastata da una copia de “Il pensatore” che Rodin ha voluto come lapide.

Camille Claudel sopravvive internata nel manicomio di Montfavet e nel luglio 1943 il direttore dell’istituto scrive a Paul Claudel che la sorella “ha dovuto essere costretta a letto per un edema malleolare legato a carenza e squilibrio alimentare”. La donna muore a 78 anni il 19 ottobre per un ictus apoplettico. Viene sepolta nel cimitero del paese accompagnata solo dal personale dell’ospedale, senza nessun familiare e tanto meno dal fratello Paul. In seguito, i suoi resti saranno trasferiti nell’ossario senza che nessun discendente se ne interessi.

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