L’asparago di Ephrussi

| Un ricco banchiere e commerciante di origini russe diventa, nella Parigi di fine Ottocento, uno dei più munifici mecenati per gli artisti. Acquista una natura morta da Édouard Manet e quando la paga…

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Gli Ephrussi sono una famiglia di banchieri di origine ebraica provenienti da Odessa, oggi in Ucraina ma per lunghi anni parte dell’impero russo. Il primo di cui si ha notizie certe è Chaïm Efrussi (1793-1864) un piccolo mercante di grano che riesce ad assicurarsi il monopolio del mercato del grano ucraino fino a diventare nel 1860 – con i due figli Leb ed Eizak – il più importante esportatore di grano al mondo, realizzando in questo modo una colossale fortuna economica.

Spesso gli Ephrussi utilizzano il loro potere finanziario per fermare le persecuzioni antisemite del governo imperiale russo e utilizzano il fiume di denaro in loro possesso per iniziative benefiche, come per esempio l’istituzione di un orfanotrofio che porta il loro nome per aiutare i bambini rimasti orfani a causa i numerosi pogrom contro gli ebrei.

Leb Ephrussi sposa Minna Landau dalla quale ha Charles, nato il 24 dicembre 1849 che diventa uno storico e critico d’arte, uno dei più importanti collezionisti d’arte del suo tempo una volta naturalizzato francese.

Dopo aver studiato a Odessa e a Vienna, Charles Ephrussi giunge a Parigi intorno al 1871, inizia a lavorare nella filiale francese della banca di famiglia e a frequentare i salotti di Madame Émile Straus, Madeleine Lemaire e della principessa Mathilde.

Inizia presto ad apprezzare la pittura contemporanea, frequentando gli atelier di Degas, Manet, Monet e Puvis de Chavannes dei quali acquista numerose opere che abbelliscono le pareti dell’appartamento da scapolo che occupa nell’albergo di famiglia in rue de Monceau 81 a Parigi.

Dopo la morte della madre nel 1888 (il padre era già morto dieci anni prima) Charles Ephrussi va a vivere con il fratello Ignazio, anche lui single, in un appartamento più grande in un altro albergo di proprietà, in avenue d’Iéna 11, dove organizzano cene e ricevimenti, particolarmente apprezzati dalla Parigi che conta.

Buon conoscitore della pittura, Charles Ephrussi scrive numerosi libri, tra cui un saggio su Albrecht Dürer e i suoi disegni e nel 1885 diventa proprietario della Gazette des Beaux-Arts (dopo esserne stato caporedattore) alla quale collaborarono importanti firme di quegli anni come Taine, Gustave Geffroy, Bourget, Jules Laforgue, Berenson.

Ephrussi è anche buon amico di Marcel Proust. A proposito di questa amicizia il poeta Robert de Montesquiou ha affermato che abbia ispirato il personaggio di Charles Swann in “À la recherche du temps perdu”, ma benché sia un vero esteta come il protagonista del capolavoro di Prosut, Ephrussi non è considerato dai suoi contemporanei né bello né dandy.

Il banchiere collezionista è una figura affermata nel mondo dell’arte di Parigi e gradito ospite in alcuni dei salotti più famosi, ma questo successo termina all’improvviso allo scoppio del caso Dreyfus nel 1894, che focalizza l’attenzione di tutta la Francia. L’accusa contro il capitano alsaziano di origine ebraica Alfred Dreyfus è di tradimento e spionaggio in favore della Germania e spacca l’opinione pubblica francese tanto da scatenare l’odio nei confronti degli ebrei. Essendo la famiglia Ephrussi molto in vista, diventa ben presto uno dei bersagli preferiti degli antisemiti, che attaccano il mecenate e lo costringono a ritirarsi dalla vita pubblica. Charles Ephrussi muore a 55 anni il 30 settembre 1905, e solo un anno dopo Dreyfus sarà completamente scagionato dall’accusa. Il vero colpevole risulterà essere il maggiore Ferdinand Walsin Esterhazy.

Rimasto celibe per tutta la vita, Ephrussi lascia quasi tutta la sua eredità a Fanny Kann (figlia di sua sorella Betty) e a suo marito Théodore Reinach, un famoso archeologo, matematico, storico, e politico francese.

Oltre a collezionare numerose opere d’arte, Ephrussi ha il merito di aver lanciato alcuni pittori che sarebbero poi diventati dei veri maestri. Per esempio, Auguste Renoir del quale acquista “Le déjeuner des canotiers” in cui il pittore lo ritrae sullo sfondo del dipinto, in cilindro e vestito nero mentre parla con il giovane poeta Jules Laforgue.

Un altro artista seguito e apprezzato da Ephrussi è Édouard Manet, pittore parigino nato il 23 gennaio 1832, precursore della pittura moderna e spesso, non correttamente, considerato uno dei padri dell’impressionismo, in quanto – pur senza ricercare nuove tecniche cromatiche e particolari trattamenti della luce – si avvicina a questa scuola per alcuni temi ricorrenti: i ritratti, i paesaggi marini, la vita parigina o le nature morte.

Ed è proprio una natura morta quella che Ephrussi commissiona a Manet nel 1880, più precisamente un mazzo di asparagi. Il pittore dipinge una tela alta 46 centimetri e larga 55 e la intitola “Une botte d’asperges” e la invia al suo mecenate, che è talmente soddisfatto del risultato da pagare Manet 1.000 franchi anziché gli 800 precedentemente pattuiti. L’artista, per ringraziare il collezionista, realizza un altro dipinto più piccolo (17 per 21 centimetri) che intitola “Asperge”, lo firma solo con la sigla “M” e lo invia a Ephrussi con una nota in cui scrive “ne mancava uno al vostro mazzo”.

Il primo dipinto è esposto al museo Wallraf Richartz di Colonia ed è rimasto di proprietà della famiglia Ephrussi mentre il “saldo” è conservato al museo d’Orsay a Parigi ed è di proprietà dello Stato francese.

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