Soulages, il più grande dei pittori viventi

| L'artista nato in Occitania nel 1919 celebrato in Svizzera ha una storia alle spalle da brividi. Il profeta del Tachisme ha attraversato indenne guerre e continenti. "I quadri guardano noi"

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Di Davide Cucinotta

E' un artista presente in tutti i maggiori musei del mondo, con un attivo di tre retrospettive al Centre Pompidou (1967, 1979, 2009), insignito del Praemium Imperiale per la pittura in Giappone nel 1992, è stato inoltre, il primo artista vivente invitato a esporre all’Ermitage di San Pietroburgo (nel 2001), oltre ad aver inaugurato nel 2014, nella sua città natale, un Museo a lui dedicato cui ha donato 500 pezzi tra opere e documenti. In Italia (dove nel 1952 partecipò alla Biennale di Venezia nel padiglione francese) l’avvenimento di maggior rilievo è stato forse la personale all’Accademia di Francia a Villa Medici a Roma nel 2013La Fondation Pierre Gianadda di Martigny, in Svizzera, dedica una retrospettiva all’artista francese, a poco più di un anno dal suo centesimo compleanno, che cadrà il il 24 dicembre del 2019. Nato a Rodez, in Occitania nel sud della Francia, appunto nel 1919, Soulages è un artista poco noto in Italia, l’unica istituzione museale italiana a possedere una sua opera — del 1951, acquistata da una collezione privata nel 1959 — è la GAM di Torino.

L’attività espositiva era iniziata per Soulages nel 1947 con la partecipazione alla mostra Les Surindépendents al Parc des Expositions di Parigi; l’anno successivo espone già al Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris. Nei primi anni Cinquanta inizia l’avventura americana, con la partecipazione a collettive (tra l’altro al Guggenheim e al MoMA) e la prima personale alla Kootz Gallery di New York nel 1954: ne seguiranno altre dieci fino al 1966, e la sua presenza in America culminerà con le retrospettive del 1968 che toccheranno vari luoghi degli States e del Canada, inclusa la Albright-Knox Art Gallery di Buffalo. Nel 1961 aveva avuto luogo anche una retrospettiva al Museum Folkwang di Essen. Le mostre si diradano molto dopo le retrospettive del 1976 (in Venezuela e Brasile) fino alla loro ripresa regolare a partire dal 1997. Tra il 1987 e il 1994 Soulages realizza le 104 vetrate dell’Abbazia di Conques, in Occitania.

Gran parte della sua sperimentazione si è focalizzata sul rapporto tra il colore nero e la luce riflessa su di esso. Partito, nel dopoguerra, da un astrattismo in cui già erano presenti la ricerca sui materiali, i grandi formati e il predominio del nero, Soulages inizia man mano a tracciare segni sempre più ampi, come pure ad aggiungere e grattar via pittura, continuamente coprendo e riscoprendo le campiture di colore. Nel 1979 arriverà a quello che in seguito chiamerà l’outrenoir, l’“oltrenero”: «Un colore al di là del nero, nello stesso tempo colore e non-colore» — secondo la definizione dell’artista — ove il riflesso della luce sulla materia prende la stessa importanza del segno in sé. «Quando la luce si riflette sul nero lo trasforma e trasmuta. Apre un territorio mentale completamente suo».

L’uniformità del nero viene piegata a un gioco di sfumature, a seconda di come assorba o rifletta la luce. “Il vero strumento non è uno di questi. Nel corso del lavoro la luce diventa il vero strumento. Perché è sempre ciò che sta accadendo sulla tela che mi guida” spiega l’artista, dichiarando anche di distruggere le proprie opere quando non ne è soddisfatto. Le opere di Soulages dovrebbero essere esposte sospese a mo’ di pareti, e non appese al muro: i quadri dovrebbero “essere pareti più che finestre. Quando vediamo un dipinto su un muro, è come una finestra, così io preferisco sospendere i miei dipinti al centro della stanza come creando una parete. Una finestra guarda fuori, ma un quadro dovrebbe fare l’opposto, dovrebbe guardare dentro di noi”, così ha raccontato l’artista in un’intervista del 2014.

Spesso accostata al tachisme, all’informale e all’espressionismo astratto, la pittura di Soulages in realtà si differenzia sia dalle poetiche gestuali di un Hartung o di un Kline, che dall’astrattismo materico con connotazioni politiche o di protesta sociale di Fautrier, Burri o Vedova (per rimanere in ambiti pittorici che hanno ampiamente utilizzato il nero come colore dominante). Per quanto sembri paradossale, la pittura di Soulages, nel suo senso più profondo, è sicuramente accostabile a quella di Rothko: una ricerca sulla vibrazione luminosa che vuole parlare all’interiorità, senza tramiti concettuali.

 
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