Toulouse-Lautrec, piccolo grande artista

| Bordelli, assenzio, oppio: il pittore bohémien della Parigi durante la belle époque non ha rinunciato a nessun vizio, fino a morire a soli 36 anni. La sua arte ha sublimato la malattia e oggi è uno degli artisti più famosi del mondo

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Di Marco Belletti
In una celebre canzone di Fabrizio De André, un nano manifesta tutto il suo livore per la disgrazia capitatagli, tanto da intraprendere la carriera di magistrato solo per poter diventare “giudice finalmente, arbitro in terra del bene e del male”.

E in effetti nell’immaginario collettivo è facile pensare a un nano come una persona piena di rancore e astio nei confronti della vita, ma non sempre è così. Henri de Toulouse-Lautrec, per esempio, è stato un gran bevitore, amante delle donne e della vita, oltre che un famoso artista le cui opere hanno profondamente segnato il mondo dell’arte, descrivendo la "belle époque" parigina con un nuovo, inimitabile e più moderno stile. Uomo complesso di nobili origini ma attratto dagli ambienti sociali abbietti, Toulouse-Lautrec sceglie Montmartre come casa e i bordelli di quel quartiere bohémien come studio pittorico, conducendo una vita piuttosto dissoluta che lo uccide a soli 36 anni.

Ed è un nano, o meglio affetto da una malattia alle ossa che lo fa sembrare un nano. Tra i 14 e i 15 si rompe entrambe le gambe e i medici gli diagnosticano la picnodisostosi, una malattia genetica delle ossa per cui i due arti non gli guariscono più, smettendo di svilupparsi tanto che da adulto Toulouse-Lautrec è alto 152 centimetri. “Cosa vuol dire avere, un metro e mezzo di statura, te lo rivelan gli occhi e le batture della gente” racconta De André e a chi lo deride per la bassa statura Toulouse-Lautrec risponde “Ho la statura del mio casato”. Del resto può permetterselo, visto che il suo nome completo è Henri-Marie-Raymond de Toulouse-Lautrec-Montfa. 

Nato ad Albi (nel sudovest della Francia) il 24 novembre 1864, cresce in una nobile famiglia di provincia in un castello circondato da vigneti di vini pregiati. Il padre appassionato di ippica lo porta alle corse parigine dei cavalli, che sarebbero diventate un tema ricorrente nei quadri di Henry.

A 18 anni frequenta diversi istituti di belle arti per poi ritrovarsi giovane pittore di bottega a Montmartre, dove conosce gli impressionisti e fa amicizia con Vincent Van Gogh. Henry inizia firmando i suoi quadri con pseudonimi, in quanto il padre è contrario alla sua attività artistica. Uno di questi è Monfa con cui firma il suo primo quadro esposto, una tavoletta realizzata nel 1883 e intitolata “Un petit accident”.

L’anno successivo conosce lo chansonnier Aristide Bruant che lo avvicina alle classi meno abbienti della capitale e Toulouse-Lautrec – cresciuto in un castello servito da schiere di camerieri – si fa conquistare dal fascino perverso di quel mondo, dei bistrot, delle locande e dei bordelli. Nel 1888 il pittore belga Théo van Rysselberghe ne scopre il talento e lo invita a esporre con il “gruppo dei XX” a Bruxelles. Nel 1891 il proprietario del “Moulin Rouge” gli commissiona il manifesto pubblicitario che diventa celebre: da allora Toulouse-Lautrec dipinge regolarmente la vita nei locali di Montmartre e in particolare dei bordelli dove per lunghi periodi stabilisce la sua dimora.

All’inizio della sua attività è vicino al movimento impressionista ma in seguito sviluppa un stile personale, con una limitata scelta di colori: blu e verdi, contrapposti a viola e rosa. Nel 1893 si avvicina anche al teatro eseguendo alcune opere che ritraggono gli attori, tra cui Sarah Bernhardt. In questi anni diventa un artista famoso e inizia a sperimentare tutte le novità artistiche di fine secolo, tra cui anche l’arte giapponese.

Ma una volta raggiunto il successo come pittore, Toulouse-Lautrec si lascia andare a ogni genere di eccesso tanto che prima di compiere 30 anni ha già contratto la sifilide – anche a causa del suo appetito sessuale che è proverbiale nell’ambiente delle case chiuse – e diventa un assiduo frequentatore di bistrot, tanto da consumare alcool in quantità elevata. La bevanda che preferisce è l’assenzio, un distillato altamente tossico che lo porta rapidamente alla deriva.

Da piccolo uomo benevolo, simpatico e pieno di vita diventa rapidamente un nano ubriacone, odioso e irascibile, spesso preda di allucinazioni ed estremamente aggressivo, tanto che viene più volte arrestato. La sifilide gli provoca ossessioni paranoidi alternando scoppi di collera a risate isteriche e a fasi di profonda letargia in cui resta incosciente per ore.

È ossessionato dalle mosche, pensa di poter essere aggredito di notte mentre dorme, una volta spara con un fucile a un ragno su un muro. Precocemente invecchiato e logorato dall’alcool, Toulouse-Lautrec sospende l’attività artistica e nel marzo 1899 è preda di un violento attacco di delirium tremens.

Rendendosi conto di essere ormai al limite, accetta il consiglio degli amici e si fa ricoverare in una clinica per malattie mentali a Neuilly-sur-Seine. I giornali della borghesia colgono la palla al balzo per denigrarlo e per screditare le sue opere, giudicate spesso scandalose. Dopo tre mesi trascorsi in clinica durante i quali disegna su carta numerose scene di artisti al circo, Toulouse-Lautrec viene dimesso. In realtà non riesce a liberarsi dalla schiavitù degli alcolici e dopo un breve periodo in salute torna a stare male e la sua produzione artistica ne risente. Tornato a Parigi si accorge che nel frattempo le sue vecchie opere hanno iniziato a riscuotere un grande successo e questo fatto lo spinge a tentare una nuova disintossicazione. Ma in realtà Toulouse-Lautrec non smette di bere e probabilmente in questo periodo inizia a consumare anche l’oppio.

Nel 1900 è colpito da una paralisi alle gambe curata con un trattamento di elettrochoc. Nell’aprile 1901 fa testamento, prova a completare dipinti e disegni incompiuti e riordina l’atelier ma è colpito da un colpo apoplettico e lo portano nel castello di famiglia a Malromé dove la madre lo cura fino alle 2,15 del 9 settembre 1901, quando Henry Toulouse-Lautrec muore due mesi prima di compiere 37 anni.

Se oggi l’artista è famoso lo dobbiamo a Maurice Joyant, suo ex compagno di liceo e quindi direttore della galleria Goupil che promuove l’amico con numerose mostre e contribuisce alla nascita del “Musée Toulouse-Lautrec” di Albi, inaugurato nel 1922.

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