È un inglese il primo occidentale colpito dal virus cinese

| Ash Shorley lotta per la vita in un ospedale thilandese: timori per la reale portata dell’epidemia, che si teme sia nascosta dal governo cinese. L’OMS ha lanciato l’allarme: tenetevi pronti a una possibile epidemia globale

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Si chiama Ash Shorley, ha 32 anni e si teme possa essere la prima vittima occidentale del coronavirus che sta preoccupando la Cina e il mondo intero. Shorley lotta fra la vita e la morte in un ospedale di Phuket, in Thailandia, contro un’infezione polmonare contratta dopo una visita all’isola di Koh Phi Phi: secondo i medici è simile al virus cinese, ma non è ancora stata confermato come tale. Shorley ha dovuto essere trasportato in ospedale con un aereo specializzato, e i genitori del giovane inglese, Chris e Julie, di Thornton, nel Lancashire, sono arrivati per assistere il figlio. Il padre ha confidato ai media che secondo i medici se suo figlio avesse atteso ancora un paio di giorni sarebbe morto: “Se non fosse stato un ragazzo atletico e in forma non sarebbe più con noi. Stiamo aspettando gli esiti degli esami: è una cosa molto seria”.

Le autorità hanno rivelato che durante lo scorso fine settimana il virus è comparso in altre città della Cina, portando il totale ufficiale dei casi a 200, con tre decessi: quattro casi sono stati confermati anche in Thailandia, Giappone e Corea del Sud. Si teme un forte aumento dei contagi per le vacanze del capodanno cinese che muoveranno 1,4 miliardi di persone. Ma il timore crescente è soprattutto che le autorità cinesi nascondano la vera portata dell’epidemia: la commissione sanitaria del Guangdong getta acqua sul fuoco, affermando che “riteniamo l’attuale situazione epidemica prevenibile e controllabile”. Sembra di diverso avviso l’OMS, che ha avvertito gli ospedali di tutto il mondo di prepararsi ad una potenziale diffusione globale, malgrado i casi noti finora coinvolgano soltanto individui che hanno viaggiato o vivono a Wuhan.

Anche la Corea del Sud ha confermato il suo primo caso: una donna di 35 anni sbarcata all’aeroporto “Incheon” di Seoul è risultata positiva al virus: era stata a Wuhan la settimana precedente al viaggio. Le autorità della città epicentro dell’infezione hanno installato termometri a infrarossi negli aeroporti, nelle stazioni ferroviarie e nei terminal dei pullman: tutti i passeggeri che presentano sintomi e febbre vengono ricoverati. Anche gli aeroporti di Singapore, Hong Kong, Indonesia, Thailandia, Giappone e Stati Uniti hanno intensificato la sorveglianza.

Il coronavirus, che causa sintomi comuni all’influenza come freddo, naso che cola, mal di testa, tosse, mal di gola e febbre, non è mai stato visto prima e non ha ancora una nome. I test hanno finora dimostrato che si tratta di un nuovo tipo di coronavirus, della stessa famiglia del micidiale agente patogeno “SARS” che ha ucciso centinaia di persone in Cina e a Hong Kong nei primi anni 2000.

Il primo paziente a cui è stato diagnosticato il nuovo ceppo è un uomo di 61 anni, morto lo scorso 9 gennaio: il secondo decesso appena qualche giorno dopo, il 15 gennaio. Entrambi soffrivano di gravi problemi di salute, il primo era in cura per un tumore e aveva problemi al fegato, il secondo per una grave cardiomiopatia, ma non è stato chiarito se i decessi siano avvenuti per complicazioni del virus o per le precarie condizioni generali dei due pazienti.

Secondo l’OMS, “una fonte animale sembra il più probabile punto di partenza, con una trasmissione limitata da uomo a uomo che avviene per contatti ravvicinati”.

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