"DANIELE E TOM ABBRACCIATI
PER SEMPRE SUL GHIACCIAIO"

| L'alpinista Alex Txikon interrompe le ricerche di Daniele e Tom dopo una marcia di 32 km dal Mummery al campo base. Impossibile recuperare i corpi dei forti rocciatori dispersi dal 24 febbraio. Il dolore delle famiglie

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ALBERTO C. FERRO

"Con grande dolore informo che le ricerche di Daniele Nardi e Tom Ballard sono terminate visto che Alex Txikon e la sua squadra hanno confermato che le sagome viste sul Mummery a circa 5.900 metri sono quelle di Daniele e Tom. Siamo affranti dal dolore; vi comunichiamo che le ricerche di Daniele e Tom sono concluse. Una parte di loro rimarrà per sempre al Nanga Parbat. Il dolore è forte; davanti a fatti oggettivi e, dopo aver fatto tutto il possibile per le ricerche, dobbiamo accettare l'accaduto.

Ringraziamo Alex, Ali, Rahmat e tutta la squadra di soccorso, le autorità pakistane e italiane, i giornalisti, gli sponsor, tutti gli amici che hanno dimostrato tanta collaborazione e generosità.

La famiglia ricorda Tom come competente e coraggioso amico di Daniele. A lui va il nostro pensiero. 

Daniele rimarrà un marito, un padre, un figlio, un fratello e un amico perso per un ideale che, fin dall'inizio, abbiamo accettato, rispettato e condiviso. Ci piace ricordarti come sei veramente: amante della vita e delle avventure, scrupoloso, coraggioso, leale, attento ai dettagli e sempre presente nei momenti di bisogno.

Ma soprattutto ci piace ricordarti con le tue parole: "mi piacerebbe essere ricordato come un ragazzo che ha provato a fare una cosa incredibile, impossibile, che però non si è arreso e se non dovessi tornare il messaggio che arriva a mio figlio sia questo: non fermarti non arrenderti, datti da fare perché il mondo ha bisogno di persone migliori che facciano sì che la pace sia una realtà e non soltanto un'idea…vale la pena farlo£

Dunque, identificati i corpi di Tom e Daniele. (nella foto scattata da Txicon il corpo di Daniele, cerchiato di nero, con il giubbotto arancio è in alto a sinistra, al centro Ballard con giacca blu, crecerchio rosso, e vicino la tenda, cerchio nero, gialla). Lunghe operazioni di soccorso, in queste ultime ore, non tanto per salvare due vite, su cui ormai non ci sono più oggettivamente più speranze. Ma Alex Txikon, il forte alpinista basco, ha tentato sino all’ultimo di perlustrare quel punto dello sperone Mummery dove, con un telescopio, aveva individuato le sagome immobili di Tom Ballard e Daniele Nardi, nella foto durante un incontro con i bimbi pakistani. Gli elicotteri dell’esercito Pakistano avevano bisogno di manutenzione prima di partire per la perlustrazione definitiva, ma sono passati due giorni e sono rimasti fermi. Così Txikon e il suo team, dopo giorni passati in condizioni pericolose e ai limiti della sopravvivenza, hanno lasciato il Mummery per fare ritorno al campo base, di qui a Skardu e con destinazione finale le pendici del K2. Lo stop degli elicotteri lo espone a un lungo percorso a piedi, carico di pesanti materiali divisi tra pochi uomini, potrebbe essere via terra su mezzi di fortuna fino a Skardu. Sono altri 230 km. Scrive l’alpinista sul suo profilo Facebook: “A volte le cose non vanno come uno vorrebbe. A causa di vari problemi con gli elicotteri abbiamo deciso di scendere a piedi lungo la valle del Diamir in direzione di Jalipur. Due duri giorni in cui abbiamo messo insieme 32 km portando tutto il materiale. Da qui dobbiamo tornare a Skardu per andare al K2. Molte grazie per l’appoggio.”

La sua spedizione, preparata da mesi, ha subito un pesante ritardo e rischia di fallire ma Txikon, per Daniele e Tom, ha messo in gioco ugualmente la sua vita e quella dei suoi compagni. Questo nonostante in passato tra i due ci fossero stati pesanti screzi e incomprensioni. E’ tornato di nuovo il vero spirito di chi ama la montagna e crede nei suoi eterni valori umani e spirituali. Non è retorica quando, invece di muovere le dita sulla tastiera di un pc, si affrontano le condizioni estreme di un ambiente che non perdona nessun tipo di errore.

Qualcuno, tra i tanti messaggi che affollano il sito ufficiale di Daniele, ha scritto: “Resteranno abbracciati per sempre sul ghiacciaio…”. Sì, potrebbe essere la conclusione finale di questa avventura finita nel modo più tragico e anche più prevedibile. Dal Mummery, infatti, non è mai tornato nessuno vivo, con un’unica eccezione, quella di Rienhold Messner, costretto con il fratello Gunther (ucciso da una valanga) a scendere dalla via più breve dopo aver raggiunto la vetta nel lontano 1970. Il team di Nardi è silenzioso. Non c’è più molto da dire. Sarà molto difficile, se non impossibile, tentare il recupero dei corpi ad oltre seimila metri, su una roccia battuta continuamente da valanghe e dalla caduta di blocchi di ghiaccio enormi e letali. Quanti metterebbero a repentaglio la propria vita per questo? Nessuno, forse. 

La moglie di Daniele, Daniela Morazzano, il figlio Mattia di pochi mesi, i fratelli Luigi e Claudio, Stefania Pederiva, la fidanzata di Tom, il padre Jim e la sorella Kate, sanno ormai che non c’è più niente da fare. Vivono il loro dolore con la compostezza e il raccoglimento della gente di montagna. Le polemiche, i rimpianti, i rimorsi (di non avere fatto abbastanza pressioni per indurre i due alpinisti a non tentare un’impresa ritenuta dai più impossibile), sono ormai già alle spalle. 

Per chi crede, per chi ha fede, Tom ritroverà la madre Alison Hargreaves, famosa alpinista che salì in solitaria la parete Nord dell’Eiger quand’era incinta di 6 mesi proprio di Tom. Piccolina, un fascio di nervi, scalò ’Everest senza ossigeno, senza compagni e senza sherpa. Il K2 la tradì: morì in discesa, a soli 33 anni, portata via da una violenta bufera che uccise sette alpinisti, lasciando soli il marito Jim, Tom e la sua sorellina Kate.

Nives Meroi e Romano Benet, che nel ’98 hanno asceso l’Annapurna, dove si muore di più che sul Nanga Parbat, hanno espresso a montagna.tv il loro autorevole parere a proposito delle scelte di un alpinista di fronte al pericolo: “Ognuno ha i suoi parametri di visione delle cose, quindi non ci sembra nemmeno giusto (giudicare, ndr). Troviamo scorretto valutare l’operato di un altro. Quando ci si trova sulla montagna un alpinista prende una decisione in modo consapevole e valutando bene tutto. Non ci si può esprimere”.

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