Altro che anno del maiale

| Per lo zodiaco cinese il 2019 è dedicato all’animale che sfama i milioni di abitanti della nazione asiatica. La notizia che quasi 100 milioni di suini sono morti per un’epidemia di peste sta facendo tremare le economie mondiali

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di Marco Belletti

Ci sono informazioni che, per citare Fabrizio De André, volano veloci di bocca in bocca e altre che invece rimangono arenate nelle pieghe di chissà quale intralcio che ne impedisce la diffusione. La notizia di una cifra tra 60 e 100 milioni di maiali morti per la febbre suina in Cina dovrebbe fare rapidamente il giro del mondo ed essere ripresa da ogni canale di comunicazione, anche in considerazione che il 2019 è l’anno del maiale per lo zodiaco cinese, fatto quanto mai infausto per le povere bestie. E invece quella che potrebbe diventare presto una crisi alimentare per tutto l’estremo oriente è una di quelle informazioni che non hanno avuto nessuna evidenza mediatica. Al contrario notizie di nessuna importanza politica e di basso impatto sociale hanno una vasta risonanza, amplificate anche dai social, e tutti ne parlano: per esempio, un tentativo di furto con reazione del negoziante o il paio di occhiali dimenticati al museo e creduti un’opera d’arte.

In realtà, in occasione della mancata diffusione di una notizia, ci sono quasi sempre motivi ben precisi e manovre più o meno dissimulate che intendono minimizzare al massimo gli effetti negativi che potrebbe causare.

In seguito alla visita in Europa del presidente Xi Jinping è stato dedicato molto spazio sui media e tanta enfasi comunicazionale alla firma congiunta di un protocollo per l’esportazione di agrumi freschi dall’Italia alla Cina tra il ministro delle politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo Gian Marco Centinaio e l’ambasciatore cinese a Roma Li Ruiyu.

Si tratta di uno dei 29 accordi bilaterali siglati da Italia e Cina – per un valore di almeno 7 miliardi di euro – con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione tra i due Paesi. Il vice presidente del Consiglio e ministro dello sviluppo economico e del lavoro Luigi Di Maio ha firmato con il presidente della Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma He Lifeng anche il memorandum d’intesa sulla collaborazione nell’ambito della nuova via della seta. Lo stesso Di Maio ha anche firmato col ministro degli esteri cinese Wang Yi un protocollo d’intesa per le start-up e con il ministro del Commercio Zhong Shan un altro accordo sul commercio elettronico.

Il ministro dell’economia e delle finanze Giovanni Tria ha sottoscritto un accordo per combattere evasione ed elusione fiscale. Italia e Cina si sono impegnati anche a combattere il traffico di reperti archeologici.

Di queste notizie – qualcuna di più, altre di meno – si è abbastanza parlato nei giorni scorsi. Molto meno spazio è stato invece dedicato alla firma del protocollo che consentirà l’esportazione in Cina di carne di maiale congelata e proveniente dall’Italia. Notizia strettamente collegata a quelle dei milioni di maiali morti per la peste suina.

Il contributo italiano è solo un piccolo supporto a quella che, se non si troverà in fretta una risposta, potrebbe diventare una seria crisi alimentare a livello globale. Da agosto dell’anno scorso – quando si registrarono i primi casi – in Cina si sono avuti ben 116 focolai di febbre suina di origine africana, malattia non pericolosa per l’uomo ma letale per i maiali. Anche in Cambogia e Vietnam, Paesi forti consumatori di carne suina, si sono verificati casi legati a questa epidemia.

In Cina la situazione è decisamente grave e il governo si sta muovendo per superare la crisi, anche cercando di tenere sotto controllo l’aumento dei prezzi che – nel caso della carne di maiale, cibo per miliardi di persone – è particolarmente critico, tanto che è stato creato il “porkflation”, un misuratore dell’inflazione reale che fa riferimento alle variazioni del costo dei prodotti suini.

Dagli ultimi dati disponibili, a metà marzo i prezzi nel settore hanno raggiunto il massimo livello dell’ultimo anno e mezzo a causa del gran numero di animali abbattuti per contenere l’epidemia che si sta diffondendo più velocemente del previsto. Il governo cinese avrebbe ammesso che a inizio 2019 il numero dei maiali era calato del 13 per cento su un totale presunto di circa 500 milioni di capi in tutta la nazione.

Per superare la crisi, la Cina sta diventando uno dei più grandi importatori di maiali ma la situazione non è di semplice risoluzione: per esempio, le scorte statunitensi sono circa 74 milioni di capi, insufficienti anche solo a tamponare il problema se l’epidemia dovesse espandersi ulteriormente.

Quindi, ben venga per il governo cinese la necessità di importare inutili arance italiane se è il prezzo da pagare per ricevere i nostri maiali.

Secondo gli analisti della INTL FCStone – organizzazione di servizi finanziari di livello mondiale – per pareggiare il calo del 31 per cento della produzione cinese sarebbe necessaria la produzione annuale di Canada, Stati Uniti, Messico e Brasile.

Anche la porkflation cinese sta dando brutti segnali, in quanto negli ultimi giorni il prezzo della carne suina è salito del 20 per cento in meno di due settimane.

Inoltre, sembra che ancora non sia stato raggiunto l’apice dell’epidemia, con nuovi focolai in diverse regioni della Cina e l’emergenza che si espande al di fuori dei confini. Il primo ministro del Vietnam ha annunciato misure drastiche e senza precedenti per bloccare il contagio, in quanto i tre quarti della carne consumata dai quasi 100 milioni di abitanti della sua nazione è suina. E ad aprile l’epidemia è arrivata anche in Cambogia, colpendo un allevamento che ha dovuto abbattere l’80 per cento dei maiali con la successiva messa in quarantena dell’impianto.

Le informazioni non circolano a sufficienza e i dati in possesso degli analisti non sono completi, ma appare evidente che l’epidemia avrà conseguenze peggiori di una semplice, benché grave, crisi economica. Si tratta di un vero allarme sanitario che può scatenare una crisi alimentare che oltrepasserà i confini del SudEst asiatico.

Non solo la Cina si trova ad affrontare in questo periodo una difficoltà del genere. Infatti sembra che il “ciclone bomba” che ha colpito il Nebraska, abbia provocato la morte di oltre un milione di vitelli, come confermato dal ministro dell’agricoltura statunitense. È pertanto probabile che anche i prezzi della carne bovina potrebbero aumentare sensibilmente.

E dopo gli accordi per la via della seta il nostro governo potrebbe siglare protocolli per esportare sulla rotta di Colombo anche un bel po’ di vitelle Chianine.

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