Cina: cresce la febbre del gioco d’azzardo

| La legge lo vieta, ma migliaia di casinò clandestini online soddisfano l’antica passione dei cinesi per l’azzardo e le scommesse. Pechino studia le contromosse per fermare un business enorme

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Non ci sono solo le irrefrenabili proteste degli abitanti di Hong Kong, a togliere il sonno a Pechino. Da tempo, i cinesi sono assai irrequieti, e dopo aver sposato a mani basse l’idea dei “bitcoin” dilapidando fortune, adesso il baricentro si sta spostando in modo preoccupante verso il gioco d’azzardo online. Un fenomeno che inizia ad assumere dimensioni ciclopiche, malgrado la legge vieti l’apertura di casinò online, norma aggirata da siti con sede in posti lontani come la Costa Rica, la Cambogia e le Filippine, dove hanno fiutato il business creando sessioni di poker, blackjack e baccarat in lingua cinese totalmente anonimi e per tutte le tasche: da puntate per pochi juan a cifre importanti che superano i 10mila dollari.

Riducendo il fenomeno ai numeri che contano, quelli che preoccupano realmente Pechino, si parla di 24 miliardi di dollari a ballare sulla Repubblica Popolare Cinese, contro i 41 del mondo intero, e con previsioni di crescita esponenziale: 35 miliardi di dollari in Asia e 55 nel mondo entro il 2022.

La controffensiva su cui lavora il governo, nell’impossibilità di fermare siti clandestini tanto veloci a sparire quanto a riproporsi pochi istanti dopo con nomi diversi, si sta concentrando sulle banche, che potrebbero essere presto obbligate a impedire gli spostamenti di denaro online verso conti esteri sospetti, identificando e segnalando alle autorità chi ordina transazioni dal proprio conto corrente. Ma anche così, dicono gli esperti, non sarà semplice far rispettare la legge: centinaia di migliaia di servizi di pagamenti online, fra cui “WeChat” di Tencent e “Alipay” di Alibaba, sono pronti a soddisfare le richieste di milioni di persone.

La passione dei cinesi per il gioco d’azzardo affonda nella storia, al punto che nel 1949, il Partito Comunista aveva deciso di vietarlo considerandolo “un grande incentivo alla degradazione morale e sociale”, per salvare dalla reprimenda soltanto due misere lotterie nazionali. Qualcosa è cambiato nel 1999, con il ritorno di Macao alla Cina, accompagnato da una speciale concessione per la presenza di casinò che si è ingrandita a dismisura fino ad attirare 8 milioni di giocatori al mese da ogni parte della Cina. Le sanzioni per chi trasgredisce sono pesanti: per gli iscritti al partito è prevista l’espulsione, così come il licenziamento in tronco è lo scotto da pagare per agenti di polizia e dipendenti pubblici.

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