Ore d'ansia sullo Sperone Mummery
ricerche sospese per maltempo

| Superati gli ostacoli ma meteo è ancora avverso. Alpinisti pakistani hanno raggiunto l'ultimo campo base stanno salendo sul Nanga Parbat. Raccolta di fondi per aiutare le famiglie su www.gofundme.com. Messner: "Poche speranze"

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ALBERTO C. FERRO

"Le previsioni meteo sulla zona del Nanga Parbat e del K2 prevedono precipitazioni nevose e nuvole a bassa quota con venti sostenuti per tutta la giornata di oggi. Siamo in contatto sia con gli alpinisti al campo base che con il governo pakistano per decidere come procedere, nelle giornate di oggi e domani, con le ricerche di Daniele e Tom. In queste ore di particolare apprensione vogliamo ringraziare le istituzioni del governo italiano, in particolare all´ambasciatore Pontecorvo, e a quelle Pachistane nonché il centro di Askari che stanno lavorando insieme per garantire il miglior funzionamento delle operazioni di ricerca di Daniele e Tom. 

Un particolare ringraziamento va ad Ali Sadpara ed al team al campo base e alle ricerche fatte ieri in giornata.

Il post delle 3,30 di stanotte fa il punto sulle ricerche di Daniele Nardi e Tom Ballard nell’area dello Sperone Mummery del Nanga Parbat in Pakistan. Intanto gli amici dei due alpinisti, con un post sul sito ufficiale di Daniere Nardi su Facebook, hanno lanciato una raccolta fondi per sostenere le spese delle famiglie. Per le offerte www.gofundme.com 

Friends of Daniele Nardi and Tom Ballard Rescue

 

Ciao a tutti, 

siamo un gruppo di amici di Daniele. Lui è in ogni nostro cuore. Daniele e Tom suo compagno di spedizione sono dispersi sul Nanga Parbat dal 24.02.2019. Vogliamo dare il nostro aiuto alle ricerche per noi Daniele non è solo un amico ma anche un fratello, una fonte di ispirazione per la sua determinazione, semplicità e soprattutto AMORE PER LA VITA. Vogliamo ricambiarlo con un piccolo gesto e non lasciare nulla di intentato perché Tom e Daniele tornino a casa. Tutte le donazioni verranno utilizzate per dare un supporto concreto per ritrovare tutte e due gli alpinisti. Le somme non utilizzate per tale scopo verranno devolute alle scuole del Pakistan per garantire ai ragazzi il diritto allo studio, come Daniele ha fatto e fa in ogni sua spedizione come Ambasciatore dei Diritti Umani.

"PRIMA I SOLDI POI I SOCCORSI"

I due alpinisti non danno notizie da domenica ed è inutile fare previsioni su cosa può essere accaduto in queste ore. Siamo ancora sotto choc per il blocco delle ricerche per alcune ore poiché la società di Skardu che noleggia gli elicotteri per i soccorsi s’è fermata perché pretendeva il pagamento dei rimborsi assicurativi in anticipo. Quando non solo le ore possono essere determinanti per salvare due vite umane, anche i minuti e i secondi. In Italia i denari c’erano ma era necessario superare ostacoli burocratici e i tempi necessario per il trasferimento. Un brivido di rabbia e di sconforto ha attraversato i nostri cuori, pensando a Daniele e Tom, dispersi nel gelo dei 6mila metri. Poi, ieri, i gestori del sito di Daniele hanno precisato meglio la situazione: “Askari, la società che gestisce i voli ha dovuto attendere nonostante da mattina presto ci fosse l’autorizzazione dei militari. La famiglia di Daniele Nardi si è resa disponibile al pagamento delle somme necessarie, i tempi tecnici di fatto impediscono il trasferimento di ingenti somme in poche ore. L’Italia, tramite l’Ambasciatore Stefano Pontecorvo, ha lavorato per cercare di risolvere la situazione cercando di capire le motivazioni di tale ritardo. In accordo con le informazioni forniteci la partenza degli elicotteri é stata fermata dal meteo che è peggiorato e l’operazione di recupero di Alex Txikon dal campo base del K2 si dovrà effettuare domani mattina”.

Txikon, un alpinista francese che conosce bene i luoghi è deciso a ispezionare la possibile via scelta dai due fortissimi scalatori per raggiungere la cima dello Sperone Mummery utilizzando tre droni. Ma ci vogliono condizioni meteo adeguate. Nel frattempo gli amici e i sostenitori ringraziano gli alpinisti pakistani, Muhammad Alì Sadpara e Atta Ullah che , con altri connazionali, erano partiti a piedi dal campo base del Nanga Parbat ed è ora arrivato nei pressi di campo 1, affrontando pericoli di valanghe e fatiche non descrivibili. Ora sono al campo base e in queste ore tenteranno ancora di trovare le tracce dei dispersi. 

L'ULTIMO CONTATTO CON LE IENE

Daniele Nardi, era riuscito a mettersi in contatto con la redazione delle Iene, rivelando quali erano le sue intenzioni, condivise con Ballard: “Per la prima parte siamo rimasti sul percorso che avevo fatto con Elizabeth Revol qualche anno fa, poi l’intuizione! Con Tom abbiamo visto un couloir, una colata di ghiaccio e neve, in mezzo a delle pareti rocciose che ci avrebbe permesso di andare su, in alto, in maniera molto più veloce”. Sarebbero quindi risaliti “per un lungo tratto su neve soffice, ghiaccio vivo, rocce e sono arrivati intorno a 6.200, 6.300 metri di altezza. Poi sono ridiscesi al campo 4, a 6.000 metri, per mangiare e riposare. Da quel momento, le comunicazioni si sono interrotte. Era la seconda volta che Daniele arrivava così in alto sullo sperone, stavolta però da una strada nuova, diversa da quella che aveva sempre percorso nei precedenti tentativi al Mummery proprio insieme alla Revol”. L’alpinista francese Elisabeth Revol, l’anno scorso era rimasta bloccata su una via del Nanga Parbat ed era stata salvata quando ormai le speranze si stavano affievolendo da una spettacolare operazione di soccorso con l’impiego di elicotteri.

APPELLO A CHI SCRIVE SUI SOCIAL, BASTA HATERS

Ci sentiamo di farlo noi, l’appello, in modo del tutto autonomo. Il profilo di Daniele Nardi, che tutti seguiamo con il cuore in gola, in attesa di notizie verificate, è aperto ai commenti di tutti. Nelle ultime ore sono comparsi post in cui vengono criticate, anche con parole ed espressioni non adatte, per non dire di dubbio gusto, da parte di sedicenti esperti di montagna, che si ergono a giudici della vita e delle scelte altrui, creando un comprensibile sgomento tra le famiglie in ansia, gli amici, i sostenitori e le tante persone che condividono in qualche modo lo stato d’animo di genitori, mogli e familiari tutti. Va detto che in maggioranza i post contengono l’invito a sperare, a non arrendersi, a continuare a cercare oltre a manifestazioni di vero affetto, ben oltre la retorica. Tanto per farci capire, un certo M.P. scrive: “Ricapitolando...due persone si arrampicano volontariamente su una cresta a 8000mila metri da dove nessuno è mai tornato...per cercarli rischiano la vita altre persone... si usano mezzi che potrebbero salvare vite di gente realmente sfortunate e non quella di due pazzi e voi volete la raccolta fondi???? Fatela sui morti nei luoghi di lavoro la raccolta fondi x mettere a norma le aziende che non possono permettersi aggiornamenti....loro hanno sfidato il fato ...un operaio sul lavoro no!!!!!”. Le decine di risposte, in genere educate, che ha ricevuto hanno rimesso le cose a posto. Ma non è questo il momento di creare una palestra per odiatori di professione, che purtroppo infestano la rete, sordi al dolore altrui. Solo un richiamo al rispetto e a quel senso di umanità che molti, troppi, hanno dimenticato.

MESSNER: "DIFFICILE SIANO ANCORA VIVI"

L'alpinista altoatesino, in. un 'intervista al Messaggero, ha fatto il punto della situazione."Con Günther siamo scesi proprio lungo lo Sperone, che nella parte alta non è esposto alle valanghe. In basso però, dove la roccia diventa verticale, bisogna scendere verso destra fino a un canalone. Lì il pericolo diventa estremo... Purtroppo non c'è grande speranza di ritrovarli vivi. Sono quasi certo che siano morti travolti da una valanga di blocchi di ghiaccio che sono in cima allo sperone....Se fossero in una tenda, o magari in un crepaccio, con un buon sacco a pelo, potrebbero resistere 10 giorni, forse due settimane. Il vero killer in queste situazioni è la disidratazione causata dall'alta quota. Si deve bere, e per bere si deve fondere la neve. Bisogna avere una buona scorta di bombolette di gas per il fornello. Io e Günther siamo arrivati sullo Sperone dall'alto, senza conoscere la parete, cercando disperatamente una via per sopravvivere. Io ho avuto fortuna, mio fratello no». E infine: "L'arte dell'alpinismo, da secoli, consiste nell'affrontare pareti difficili cercando di aggirare i luoghi dove il pericolo è più forte. A volte invece, per affermarsi, degli alpinisti vanno a cercare apposta itinerari pericolosi. Un alpinista esperto non lo dovrebbe fare. Andarsi a mettere sotto quei saracchi, quei blocchi ghiaccio, si rischia la vita, specie d'inverno è un suicidio".

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