Hong Kong e la “bolla del mattone”

| L’ex colonia britannica sta facendo i conti con speculazioni edilizie che cambiano il volto della città, facendole perdere parte delle costruzioni del passato. A rischio scomparsa anche la casa di Bruce Lee

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di Marco Belletti

Porto profumato. Questo il significato in italiano di Hong Kong, la città ad amministrazione speciale della Cina situata sulla costa meridionale della grande nazione asiatica. Famosa per l’inconfondibile skyline e il porto naturale, Hong Kong è una delle aree più densamente popolate del mondo: oltre 7 milioni di abitanti in poco più di 1.100 chilometri quadrati.

Oggi il 95% della sua popolazione è di etnia cinese - in gran parte “Han” principalmente di origine Cantonese e della provincia del Guangdong - ma per oltre un secolo e mezzo Hong Kong è stata una colonia dell’impero britannico, conquistata al termine della prima guerra dell’oppio, nel 1842. L’area fu brevemente occupata dal Giappone durante la seconda guerra mondiale, per poi tornare sotto il dominio inglese fino al 1997, quando rientrò in orbita cinese. In ogni caso mantiene un elevato grado di autonomia nei confronti della Cina, con le sole esclusioni delle relazioni estere e della difesa militare.

L’ex colonia britannica è tra le prime al mondo per quanto riguarda la libertà e la competitività economico-finanziaria, la qualità della vita, il contrasto alla corruzione, l’indice di sviluppo e - secondo stime di ONU e OMS - ha una tra le più lunghe aspettative di vita del pianeta.

Inoltre, Hong Kong è uno dei centri finanziari internazionali più importanti del mondo, caratterizzata dal libero scambio (il dollaro locale è tra le valute più scambiate in assoluto), con una sviluppata economia capitalistica - è molto importante il settore terziario - e con una bassa imposizione fiscale. Gli abitanti vantano uno dei redditi più alti del mondo e altrettanto elevate sono le costruzioni e i palazzi della città: il poco spazio a disposizione e il sempre crescente numero di abitanti e di attività commerciali hanno infatti contribuito all’elevata densità delle costruzioni e alla loro altezza, tanto da rendere Hong Kong la città forse più verticale del mondo.

Ebbene, secondo quanto annunciato qualche giorno fa dall’Ufficio per le Antichità e i Monumenti del governo di Hong Kong (notizia in seguito ripresa dal “The Guardian”) sembra che le costruzioni storiche della città stiano rischiando di scomparire. Nell’enorme e moderna metropoli a essere in pericolo sono tutti quei fabbricati che hanno più di vent’anni e quindi agli occhi degli speculatori immobiliari e dei costruttori pronti per essere demoliti lasciando spazio a nuovi, più alti e lussuosi grattacieli.

E se per un qualsiasi motivo i “palazzinari” della città non riescono a ottenere il permesso per costruire in tempi brevi un nuovo grattacielo, nessuna incertezza: basta svuotare il vecchio, abbandonarlo a se stesso e attendere che se ne impadroniscano i topi e che diventi tanto fatiscente da trasformarsi in un problema da risolvere rapidamente. Troppo devastato per essere recuperato, sarà finalmente smantellato e lascerà il posto a un più moderno sostituto.

Si tratta di un problema davvero serio, in quanto oltre al gran numero di costruzioni coinvolte - sembra siano ormai più di un migliaio gli edifici abbandonati in città - numerose sono quelle di valore storico e culturale, per le quali gli speculatori non nutrono nessun interesse.

Per esempio, edifici residenziali e hotel di lusso hanno preso il posto degli “Shaw Studios” degli omonimi fratelli imprenditori, attivi già intorno al 1930, che hanno fatto da caposcuola all’industria cinematografica di Hong Kong, diventando negli anni una delle più grandi compagnie di produzione non solo asiatiche ma di tutto il mondo. I fratelli Shaw crearono il genere cinematografico di Hong Kong, fatto di protagonisti dallo spiccato senso etico, di violenza e scene splatter, di uso diffuso del Kung-Fu, di forti caratterizzazioni dei personaggi.

Il Mercato Centrale fu invece costruito nel 1842 e fu rinnovato negli anni Trenta del Novecento con un edificio in stile “Bauhaus” che è stato utilizzato come mercato alimentare fino al 2003. Rimasta abbandonata per oltre dieci anni, la costruzione fu quindi demolita secondo un piano di rilancio approvato dal Governo che, con uno stanziamento di circa 1,3 miliardi di sterline, ha dato vita nel 2018 al progetto “Oasi verde”. 

Sorte analoga potrebbe toccare alla casa di Bruce Lee, attualmente abbandonata e fatiscente. Dopo la morte dell’attore - avvenuta in circostanze misteriose nel 1973 - la costruzione era stata trasformata in un hotel a ore, piuttosto squallido. Rilevata da un ricco cittadino di origine cinese, Yu Pang-Lin, una decina di anni fa la casa fu ceduta al dipartimento per il Commercio e lo Sviluppo economico di Hong Kong con l’obiettivo di trasformarla in un museo dedicato a Lee.

“Prima di morire - sembra abbia affermato all’epoca Yu - spero di vedere il museo completato”.

Non fu un buon profeta: secondo Yu il sito avrebbe dovuto essere dotato di una biblioteca, una sala di proiezioni e un centro di arti marziali, oltre a ospitare la ricostruzione di alcuni ambienti della casa, come lo studio e la palestra dell’attore. Ma nel 2011 l’accordo saltò, nonostante la disponibilità della famiglia Lee. A quanto pare, all’origine del fallimento delle trattative c’è stata una diversa visione del progetto. Sul quotidiano “South China Morning Post” fu riportata la notizia che Yu Pang-Lin non accettò la proposta di una semplice esposizione di oggetti appartenuti in vita all’attore fatta dalle autorità competenti e quindi si rifiutò di cedere la costruzione. Che ancora oggi è in attesa di una nuova destinazione.

The Guardian spiega anche che in qualche modo il Governo di Hong Kong sta cercando di porre rimedio al problema. Per esempio, l’Ufficio per le Antichità e i Monumenti ha concesso a 120 edifici e centri culturali di riferimento una “protezione permanente dallo sviluppo”, assegnando anche una forma simile di tutela a quasi altri 1.500 edifici storici. In ogni caso la decisione del Governo non impedisce del tutto l’abbandono o la demolizione degli edifici, che sempre più spesso vengono abbattuti.

“Nessun metodo come metodo, nessun limite come limite” affermò Bruce Lee in uno dei suoi tanti film: frase quanto mai azzeccata anche per le politiche edilizie del suo Paese.

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