L'Interpol indaga sul suo capo sparito

| Il cinese Meng Hongwee è sparito nel nulla il 28 settembre scorso, quando ha lasciato il quartier generale di Lione per Pechino. La moglie ha denunciato la scomparsa. Vittima dei Servizi dell'onnipotente Xi?

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La moglie del capo dell’Interpol Meng Hongwee dice di non aver più sentito il marito da quando è tornato in Cina la scorsa settimana, scrive il Daily Mirror. E la polizia francese, ma anche l’Interpol, hanno aperto un’indagine. La moglie di Meng, che vive con lui e i loro figli a Lione, nel sud-est della Francia, dove si trova l'organizzazione globale per la cooperazione delle forze di polizia, ha denunciato la sua scomparsa venerdì scorso, ma dal governo cinese ancora nessuna risposta. L'Interpol ha seccamente comunicato che si tratta di "una questione di competenza delle autorità di Francia e Cina", aggiungendo che la gestione quotidiana dell'organizzazione fa capo al suo segretario generale, Jürgen Stock, piuttosto che del presidente, che ne presiede il comitato esecutivo.

L'ultima volta che Meng è stato visto era partito per la Cina dal quartier generale dell'Interpol il 29 settembre, ha detto all'Agence-France Presse una fonte giudiziaria vicina all'inchiesta. "Non è scomparso in Francia", hanno precisato gl investigatori.

Meng, 64 anni, era stato in precedenza vice ministro cinese della pubblica sicurezza, una posizione che, secondo i critici, gli ha dato il controllo sulla polizia segreta del paese, ed è stato anche in precedenza direttore della guardia costiera e vice capo dell'amministrazione oceanica dello stato cinese. Primo leader cinese dell'Interpol, che collega le forze dell'ordine dei suoi 192 paesi membri, Meng è stato eletto capo dell'organizzazione nel novembre 2016, sostituendo la francese Mireille Ballestrazzi, e avrebbe dovuto concludere il mandato nel 2020.

“La scomparsa di funzionari cinesi di alto livello è un segnale preoccupante. Da quando ha preso il potere nel 2012, il presidente cinese, Xi Jinping, ha lanciato una dura repressione, - scrive ancora il Mirror - punendo più di un milione di funzionari, molti dei quali accusati di corruzione. Ma i critici dicono che è solo un modo per Xi di abbattere i suoi nemici politici. I membri del partito comunista, tra cui Meng, sono soggetti a un sistema di indagine separato al di fuori di quello legale dello stato cinese, e i sospettati di aver violato le regole del partito possono essere detenuti senza alcuna tutela legale. La notizia della scomparsa di Meng è stata ignorata dai notiziari cinesi: un altro segnale eloquente.

Ma la nomina a presidente dell'Interpol significava comunque che Meng era considerato come politicamente sicuro. L'insolita scomparsa ha evidenziato l'oscuro sistema giuridico cinese, hanno detto gli osservatori. "È davvero terrificante, perché evidenzia che che nessuno è al sicuro", ha twittato Sophie Richardson, la direttrice cinese di Human Rights Watch.

Amnesty International aveva espresso “gravi preoccupazioni” circa la nomina di Meng all'epoca, temendo che la Cina potresse usarla per perseguire gli oppositori del regime oltre i confini del paese. Il direttore di Amnesty International per l'Asia orientale ha twittato che la nomina di Meng era "straordinariamente preoccupante, data la lunga pratica cinese di cercare di usare Interpol per arrestare dissidenti e rifugiati all'estero", aggiungendo che il mandato della polizia in Cina includeva la protezione del potere del partito comunista. Anche i paesi occidentali sono stati riluttanti a firmare trattati di estradizione con la Cina a causa delle preoccupazioni dei gruppi di difesa dei diritti per il maltrattamento dei sospetti criminali, e hanno detto che la Cina evita di fornire prove sui crimini commessi dai sospetti.

Pechino aveva visto l'elezione di Meng come un'occasione per ottenere l'aiuto internazionale per rintracciare i presunti criminali economici - compresi i funzionari corrotti che vivono all'estero -  presi di mira dalla tanto pubblicizzata spinta anti-corruzione di Xi.

Nel 2014, la Cina ha emesso un "red notice" dell'Interpol - la cosa più simile a un mandato di arresto internazionale - per i 100 sospetti di corruzione più ricercati del paese, molti dei quali sono stati arrestati ed estradati. Alcuni paesi hanno sostenuto che la campagna, nota come “Operazione caccia alla volpe”, ha coinvolto agenti della giustizia sotto copertura sul loro territorio senza consenso.

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