Lo scandalo del K-Pop

| Il fenomeno musicale sudcoreano finisce sotto accusa: due dei maggiori interpreti accusati di gestire un traffico di droga, violenza e prostituzione. E il polverone non è che all’inizio

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Da queste parti, solo i giovanissimi – e neanche tutti - sanno cos’è il “K-Pop”, un fenomeno musicale partito dalla Corea del Sud, dove spopola contagiando tutto l’Oriente. Secondo gli esperti si tratta di una costola della “korean wave”, movimento che a partire dagli anni Novanta ha imposto la cultura pop coreana agli occhi del mondo. Per capire il fenomeno, è giusto sapere che le band K-pop sono letteralmente (e sfacciatamente) “fabbricate” dalle major discografiche, che sottopongono i candidati ad allenamenti intensivi, cambiamenti estetici e di immagine, per essere perfettamente pronti a calcare le scene quando arriverà il loro turno. Negli ultimi anni, sono più di 240 i gruppi che hanno esordito, tanto maschili quanto femminili. Musicalmente, dal brano sempliciotto e ipnotico, condito di effetti speciali, si è passati a riferimenti e citazioni “nobili” di soul, rap, R&B, funk e perfino rock. Fondamentale, nel mondo K-Pop, sono i videoclip: coreografie sontuose e produzioni enormi in cui non si bada a spese. Lo testimonia il video di “I got a Boy” delle “Girl’s Generation”, che nel 2013 è riuscito a strappare il titolo di “YouTube Best Video” a Lady Gaga.



Tutto questo, per capire i contorni di uno scandalo che si allarga di ora in ora, coinvolgendo le star più seguite e influenti del K-Pop. Nei giorni scorsi, la polizia ha messo le manette ai polsi di Seungri e Jung Joon-young: il primo, vero nome Seung-hyun, 29 anni, idolatrato interprete del tormentone “1, 2, 3!”, brano capace di mietere 10milioni di click su YouTube. Il secondo, 30 anni, celebre DJ e animatore delle notti sudcoreane e delle feste più esclusive. I due sono finiti dietro le sbarre all’apice di un’inchiesta partita nel 2015 su un giro di violenze e prostituzione. Su di loro pesa il ritrovamento di una chat su cui finivano video di incontri privati con donne filmate di nascosto, e soprattutto denunce di violenza di altre giovani che nel corso delle feste venivano drogate e offerte a una clientela Vip.



Ma c’è un dettaglio da non dimenticare mai: tutto questo avviene in un paese dove la coscienza ha ancora un peso specifico molto alto. Dettaglio necessario per spiegare che i due hanno prima chiesto pubblicamente perdono, annunciando di voler espiare le proprie colpe - al di quello che decideranno i tribunali - con l’addio definitivo alla propria carriera. Seungri l’ha fatto dal suo account Instagram, rovinando la giornata a 9 milioni di followers, e poco dopo è arrivato l’addio di Jung Joon Young, scaricato dall’agenzia che curava le sue incredibili serate. Niente di strano: etichette e agenzie, da quelle parti, sono talmente potenti da pretendere la cieca obbedienza dei loro artisti. Tutto, dal look alle parole, viene valutato, gestito e deciso a tavolino, e all’artista resta solo il compito di ubbidire senza mai sognarsi di uscire dal solco. Ecco perché scoprire che quei due facessero ben altro ha un peso specifico troppo ingombrante per trovare un rimedio: meglio resettare e passare oltre.

E sarebbe pronto a fare la stessa fine anche un’altra stella del K-Pop: Choi Jong-hoon, vocalist dei “F.T. Island”. Grazie alle chat dei primi due, si è scoperto che il giovane era riuscito a eludere l’arresto per guida in stato di ebbrezza, con presunte accuse di corruzione della polizia.

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