Nanga Parbat, forse travolti
da una valanga enorme

| Ancora nessuna traccia di Daniele Nardi e Tom Ballard, dispersi da 10 giorni sulla "montagna assassina". Domenica segnalata una valanga sul Mummery preceduta da un grande boato. Domani nuove ricerche

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ALBERTO C. FERRO

Le autorità pakistane hanno ripreso le ricerche, dopo un'interruzione per inviare gli eclitteri su un'altra emergenza, di Daniele Nardi e del britannico Tom Ballard. I due scalatori risultano dispersi da una decina di giorbi. Secondo alcuni, i due sarebbero stati travolti nel corso della notte del 24 febbraio da "un'enorme valanga" il cui boato sarebbe stato avvertito anche in villaggi a grande distanza. Nardi e Ballard stavano tentando l'ascesa della "montagna assassina", la nona vetta più alta del mondo, per la via mai esplorata dello sperone Mummery. Il 28 febbraio un esperto scalatore pakistano, Ali Sadpara, aveva detto di aver visto da un elicottero militare pakistano su cui si trovava una tenda "invasa dalla neve" e "tracce di una valanga".
Ballard era figlio di Alison Hargreaves, morta nella discesa dal K2 nel 1995,  la prima donna a conquistare da sola l'Everest in stile alpino, senza bombole e sherpa.

Le Iene di Mediaset, che seguivano la spedizione sul Nanga Parbat da mesi,  hanno trasmesso un’intervista, poco prima della partenza per il Pakistan, di Daniel Nardi, in cui l’alpinista non solo non nasconde i pericoli di affrontare lo Sperone Mummery, da cui mai nessuno, nonostante le decine di tentativi, è mai uscito vivo, con una sola eccezione. Quella di Reinhold Messner che, nel 1970, dopo avere scalato il Nanga, stremato dalla fatica, con il fratello Gunther, per arrivare al più presto al campo base, deciso di affrontare il Mummery in discesa. Ebbene, Reinhold ci riuscì, Gunther morì travolto da una  valanga. 

Nardi, in un’intervista alle Iene, spiega bene qual’è stato lo spirito di un impresa che, se fosse riuscita, sarebbe entrata nella storia mondiale dell’alpinismo, inserendo così Nardi nell’Olimpo degli scalatori, e sicuro vincitore del Piolet d’Or, il massimo riconoscimento che corrisponde al premio Oscar per il cinema. Ci aveva provato altre volte e non si nascondeva la possibilità di non tornare più a casa, lasciando però un messaggio speciale per il figlio Mattia, nato a settembre, in cui lo invita, comunque, a “lottare sempre per un’idea”, a “crederci sempre” nonostante le conseguenze, anche le più estreme. Alla domanda se mai si sentisse un aspirante suicida, Daniele aveva risposto che no, affatto, che “credeva nella vita” ma anche nella sfide più affascinanti e anche pericolose. “La via del Mummery è la più elegante, la più breve per la vetta del Nanga Parbat. E voglio tentare di farla”. Poi l’elenco dei fattori più a rischio: valanghe, blocchi di ghiaccio, venti impetuosi. Poche parole su Tom Ballard: “E’ un grande scalatore, perfettamente allenato, e ha scelto di venire con me”.



Il 26 dicembre, alla vigilia della sfortunata spedizione, Daniele Nardi e altri compomenti del team avevano incontraro la comunità di Ser:"...I bambini? Sono tornati a casa felici di aver passato un pomeriggio felice, con penne e quaderni, qualche calzettone da calcio che gli facevano da pantaloni per quanto sono lunghi e le maglie luccicanti, originali, dell'Inter grazie all'amico Andrea Ranocchia che c'è le ha fatte donare. Karim quando mi incontra mi dice che i bambini erano strafelici di aver giocato con noi, che erano orgogliosi di indossare quelle maglie e che le avrebbero usate per giocare a Cricket lo sport nazionale.vVedere il sorriso stampato sul viso di tutti è stato di grande importanza per noi. Grazie ad Andrea ed a tutti quelli che hanno donato un soldo, una scarpa, o altro. Il progetto di solidarietà continuerà quindi se volete fare piccole donazioni fatelo, io ringrazio Tonino Di Blasi che ci ha permesso di acquistare, per ora, più di 400 quaderni, 100 penne e cibo per il villaggio di pastori".

Non solo imprese giudicati folli, caccia agli sponsor e competizione sfrenata. Daniele Nardi non ha mai voltato la testa dall'altra parte, quando attraversava Paesi ricchi di contraddizioni come il Pakistan. Amava la pace, l'amore tra i popoli. in modo semplice. Anche solo per tirare due calci a una palla assieme a un gruppo di bambini, lungo le strade polverose che portano gli Ottomila.

 
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