Riportare Tom e Daniele a casa? Doloroso dilemma

| L'alpinista Simone Moro pronto a tentare l'impresa di recuperare i corpi ma solo se è la volontà delle famiglie. Indiscrezione dal Cai: finanzieremo l'operazione. Padre e sorella di Tom: "Resti lassù". Famiglia Nardi: "Nessuna decisione"

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MASSIMO NUMA

La famiglia di Daniele Nardi, riporta montagnatv.it. non s’è ancora pronunciata sulla possibilità di recuperare i corpi di Daniele e di Tom Ballard, rimasti lassù, alla base dello Sperone Mummery del Nanga Parbat, esanimi al campo 4, a pochi metri dalla tenda, a oltre 5 mila di altitudine. Tutto fa pensare che i forti rocciatori siano precipitati mentre, forse sotto una tempesta di neve e vento, cercavano di scendere dalla prima parte della parete. Ma è solo un’ipotesi, anche se gli esperti ne sono abbastanza convinti. C’è tempo per completare l’analisi di una tragedia che ha colpito così duramente due famiglie e tutta la comunità degli alpinisti, non solo in Italia. Simone Moro, forse il più forte scalatore italiano degli ultimi decenni, che è anche un esperto pilota d’elicottero, s’è detto disponibile, solo ovviamente con il pieno accordo delle famiglie, a tentare l’impresa. Un autorevole consigliere nazionale del Cai, a titolo ancora personale, spiega “che è possibile che il Cai possa dare un contributo finanziario, anche come atto simbolico, per consentire il recupero dei corpi dei nostri due alpinisti. Non ci sono precedenti al riguardo, per quanto ne sappia, ma sarebbe di sicuro un grande gesto, in modo da cancellare per sempre ogni accenno di polemica e tutte le ombre che qualcuno ha voluto evocare”. Tempi? “Saranno dettati solo ed esclusivamente dalla volontà delle rispettive famiglie, se ritengono per mettersi in contatto anche con noi i modi li sceglieranno loro”.

CLAUDIO NARDI A ISLAMABAD

Moro, pilotando un elicottero a oltre 6 mila metri, aveva completato la difficile operazione con successo. E’ un tema assai delicato, anche perchè la famiglia Ballard, il padre Jim e la sorella Kate, pare abbiano già manifestato il desiderio che Tom “resti sempre tra le braccia del Nanga Parbat”, mentre sul K2 riposa la mamma Alison, la più forte alpinista britannica di tutti i tempi, che morì nel 1995 travolta da una valanga al ritorno della scalata alla vetta, dopo avere conquistato i più importanti 8mila senza ossigeno, anche in solitaria. Il fratello di Daniele, Claudio, è in queste ore a Islamabad per portare a termine un compito doloroso ma necessario, cioè recuperare gli effetti personali di Daniele e Tom, ritrovati nelle tende del Campo 3 e del Campo Base, dal team dell’amico di Alex Txikon che ha rischiato la vita, lui e i suoi collaboratori, per tentare di portare soccorso prima e per dare una risposta finale ai familiari sulla sorte dei loro congiunti. Sono computer, vestiti, documenti, macchine fotografiche, tutto quello che costituirà il segno del ricordo di una grande impresa alpinistica finita tragicamente sì, ma degna del massimo rispetto. L’onda degli haters sul web si va placando lentamente, calano di ora in ora i post di chi trancia giudizi, se la prende con i morti, cerca di alimentare polemiche nel ristretto mondo degli alpinisti himalayani. E resta il composto dolore delle famiglie. Tace Daniela Morazzano, la moglie di Daniele, mamma di Mattia, nato a settembre, chiusi nel silenzio i genitori, i parenti più stretti. Immobili da giorni le home page dei profili social, immobili sull’ultimo post, quello della conferma del riconoscimento dei corpi. I giornalisti di montagnatv.it chiudono il conto anche con un’altra malevola insinuazione che molti hanno poi provveduto a rilanciare: la leggenda che Tom Ballard fosse un giovane sprovveduto, plagiato da Nardi e convinto a suicidarsi con lui in nome di una gloria effimera e di nuovi sponsor. Tom - è il caso di sottolinearlo - aveva 30 anni, era un alpinista esperto e stimato nel mondo dell’alpinismo europeo, aveva un curriculum di tutto rispetto, una tradizione familiare affascinante e un carattere forte e definito. Viveva con il padre a Vigo di Fassa.

"LASCIATE IN PACE TOM"

Era fidanzato con Stefania Pederiva, figlia di Bruno, nota guida alpina. Tutta la val di Fassa oggi lo piange, come uomo e come alpinista, e la narrazione tossica su un uomo debole e condizionabile indigna chi lo ha conosciuto davvero. Se non fosse stato convinto di tentare lo Sperone Mummery, non lo avrebbe fatto e ha condiviso sogni, speranze e la fine sullo stesso piano di Daniele, a cui era legato anche da una profonda amicizia. Sono morti per un incidente in parete che avrebbe potuto accadere ovunque, anche nella palestra di roccia sotto casa. Ma tant’è. Aspettiamo l’evolversi della vicenda in un rispettoso silenzio. Su una roccia del campo base, Alex Txikon, i portatori, i cuochi e gli accompagnatori della spedizione hanno inciso su una semplice lamiera poi fissata sulla roccia con i chiodi da alpinista, i nomi dei due caduti e la data della morte. Il tributo più vero e sincero per Daniele e Tom, fuori da ogni retorica, nell’aria limpida cristallina di una delle più maestose montagne del mondo.

LA PREGHIERA DI TXIKON

La preghiera di Txikon: "Oggi è il 6 marzo e negli ultimi tre giorni abbiamo tentato di salire sulla montagna per avere altre tracce di Daniele e Tom senza risultati. Questa è una piccola cerimonia per loro. Abbiamo perso due bravi ragazzi di 42 e 30 anni che ora riposeranno su una delle più belle montagna  del mondo. Saranno per sempre in questi posti fantastici e ora faremo una preghiera in memoria per loro che sono lassù. Siamo affranti per amici e famiglie, ma non abbiamo potuto fare di più. Era veramente caldo al sole, freddo all'ombra e le valanghe erano sempre in agguato". Il pensiero del grande alpinista basco è chiaro, per lui Tom e Danielle dovrebbero restare per sempre lassù. Nella foto un'immagine della cerimonia diffusa dal team dell'alpinista.

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