Una perfetta spy-story senza colpevoli

| Anche la seconda delle due donne che uccisero Kim Yong Nam, fratellastro del leader nord coreano, è stata rilasciata. “Nessuno pagherà per un omicidio spregiudicato, messo in pratica utilizzando un’arma di distruzione di massa”

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Dopo due anni di colpi di scena, anche Doan Thi Huong, la seconda donna accusata di aver ucciso Kim Jong Nam, è stata rilasciata da una prigione malese, trasformando in una spy-story perfetta l’omicidio del fratellastro di Kim Joung-Un, il leader nordcoreano. Secondo il suo avvocato, la donna avrebbe accettato di patteggiare con le autorità malesi un’accusa per lesioni, e dovrebbe fare ritorno in Vietnam oggi stesso.

Doan Thi Huong e Siti Aishah, la prima vietnamita e la seconda indonesiana, il 13 febbraio del 2017 avevano avvicinato Kim Jong Nam all’interno dell’aeroporto di Kuala Lumpur, gettandogli sul volto una sostanza: il fratellastro del leader nordcoreano accusa immediatamente un malore e muore meno di 15 minuti dopo in ambulanza. L’autopsia chiarisce il primo mistero: “Nel corpo di Kim Jong Nam è stata ritrovata una quantità di gas nervino VX talmente elevata da aver colpito immediatamente cuore e polmoni senza lasciargli scampo”. Un omicidio spregiudicato, avvenuto in ambiente affollato come un aeroporto affollato, colpisce immediatamente l’attenzione internazionale.



Le due donne vengono fermate insieme ai loro fidanzati, ma dichiarano di non sapere cosa ci fosse nel flacone: fin dai primi minuti dichiarano di essere state contattate da qualcuno per una “candid camera” televisiva, ricevendo un compenso di 90 dollari a testa. Il 19 febbraio le autorità malesi confermano l’arresto di quattro uomini di nazionalità nordcoreana: Ri Ji-Hyon, O Jong-Gil, Ri Ji-U Hong Song-Hac. Sarebbero entrati nel paese all’inizio del mese per ripartire lo stesso giorno dell’omicidio: c’è il sospetto che si tratti di una squadra della morte che aveva il compito di pianificare l’omicidio. La faccenda inizia a complicarsi: in un turbine di ammissioni e mezze parole, la Malesia annuncia altri ricercati e svela che qualcuno si sarebbe introdotto nella camera mortuaria per trafugare il corpo di Kim Jong Nam, mentre la Corea del Nord contesta ufficialmente l’autopsia ritenendola “immorale e illegale”. Il 1° marzo 2017 le due donne vengono accusate formalmente di omicidio, con udienza fissata per il1 3 aprile. In tutto questo, la Corea del Nord nega e respinge in ogni modo i sospetti di coinvolgimento nell’omicidio, anche se emerge che Kim Jong Nam viveva da tempo sotto un programma di protezione per dissidenti. L’escalation diplomatica porta Corea del Nord e Malaysia a dichiarare “persone non gradite” i rispettivi ambasciatori.

Ma adesso, con il rilascio di Doan Thi Huong è alquanto improbabile che qualcuno risponderà mai di omicidio, malgrado abbia utilizzato una delle armi chimiche più letali per mettere in scena uno sfacciato assassinio in pieno giorno. “I pianificatori, gli organizzatori e i supervisori dell’omicidio di Kim Jong Nam l’hanno fatta franca - ha commentato Evans Revere, consulente del gruppo “Albright-Stonebridge” ed ex assistente segretario di stato per gli affari in Asia orientale e Pacifico - nessuno sarà mai ritenuto responsabile di questo orribile attacco in cui un’arma di distruzione di massa è stata usata per uccidere un essere umano in un aeroporto internazionale affollato di gente”.

Durante le fasi iniziali dell’indagine e per la maggior parte del processo, la polizia e i pubblici ministeri erano convinti che entrambe le donne sapessero esattamente quello che stavano facendo, e questo secondo qualcuno rende ancora più sorprendente la decisione di rilasciarle, seppellendo definitivamente il caso. “È improbabile sapere per quale motivo l’accusa abbia cambiato rotta in modo così evidente - ha detto Ragunath Kesavan, un esperto legale malese ed ex presidente dell'Ordine degli Avvocati del paese - possiamo solo speculare”.

Siti Aishah è stata rilasciata nel mese di marzo, tornando a casa, in Indonesia, qualche ora dopo. Per il presidente indonesiano Joko Widodo, tutto è merito di intenso lavoro diplomatico, ma secondo gli analisti Widodo potrebbe aver politicizzato il caso, in vista di un’elezione presidenziale che sembra pronto a vincere.

L’omicidio è avvenuto nel mezzo della raffica di test sui missili balistici della Corea del Nord che nel 2017 avevano allarmato il mondo, portando la comunità internazionale ad isolare il paese asiatico. Neanche due anni dopo, la situazione è totalmente cambiata: “I nordcoreani non solo l’hanno fatta franca, ma i paesi del sud-est asiatico si sono messi in fila per ospitare Kim Jong Un”.

Pyongyang in passato è stata accusata di aver rapito cittadini giapponesi, sudcoreani e sovietici, assassinato politici sudcoreani e persino fatto saltare in aria un aereo coreano nel tentativo di boicottare le Olimpiadi estive del 1988 a Seul, uccidendo 115 persone. “Se un atto terroristico con molti morti è stato totalmente dimenticato, che finale possiamo aspettarci da un semplice omicidio a sfondo politico?”.

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