Venti di guerra fra Cina e Taiwan

| Pechino usa la mano dura e avverte che i tentativi di indipendenza “significano guerra”, mentre gli Stati Uniti promettono sostegno, alzando alle stelle la tensione

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A parte i grattacapi interni, la prima grana internazionale per l’amministrazione di Joe Biden è un improvviso innalzamento del grado di tensione nei rapporti già tesi fra la Cina e l’isola di Taiwan: in una nota, Pechino ha ammonito che i tentativi di Taipei di cercare con insistenza l’indipendenza “significano guerra”. L’avvertimento arriva a pochi giorni di distanza da una nuova intensificazione delle attività militari cinesi nelle acque vicine all’isola.

Pechino teme che l’arrivo di una nuova amministrazione americana, possa rafforzare il desiderio indipendentista di Taiwan, con Washington che si è detta pronta ad supportare la difesa di Taipei.

Per il governo cinese, la democratica Taiwan è vista come una provincia interna attraversata da correnti secessioniste, mentre Taiwan si considera di fatto uno stato sovrano. “Stiamo avvisando le forze indipendentiste di Taiwan: chi gioca con il fuoco si brucia, e l’indipendenza di Taiwan per noi significa guerra”, ha tuonato il portavoce del ministero della difesa cinese Wu Qian in una conferenza stampa in cui ha anche giustificato le recenti attività militari cinesi, definite “necessarie per affrontare l’attuale situazione nello stretto e salvaguardare la sovranità nazionale e la sicurezza”. Il giorno dopo, è arrivata la risposta degli Stati Uniti: “Riteniamo il commento infelice e certamente non commisurato alle nostre intenzioni di soddisfare gli obblighi statunitensi ai sensi delle relazioni con Taiwan”, ha replicato ai giornalisti l’addetto stampa del Pentagono John Kirby, nella prima dichiarazione pubblica della nuova amministrazione sulle relazioni Cina-Taiwan. Kirby ha aggiunto che il Pentagono “non vede alcuna ragione per cui le tensioni di Taiwan debbano portare a qualcosa di simile al conflitto".

L’amministrazione Biden ha già espresso l’intenzione di mantenere la pressione sulla Cina attraverso un’ampia gamma di questioni fra cui i diritti umani, le dispute commerciali, Hong Kong e Taiwan, una serie di concause che hanno portato al deterioramento delle relazioni tra le due potenze.

Storicamente, la Cina non è un Paese con una storia fatta di scontri militari oltre quelli che considera i propri confini, tranne quando si tratta di Taiwan, il cui status odierno è il risultato di una guerra civile. Sotto la leadership di Xi Jinping, la Cina ha ripetutamente affermato che avrebbe usato la forza militare per impedire qualsiasi mossa verso l’indipendenza formale da parte di quella che considera una provincia rinnegata.

Ma questa volta la situazione sembra peggiore, perché minacciare una guerra non è un concetto così sfumato come parlare di possibile intervento militare: è ben diverso. Ma lo status di Taiwan per Pechino è una linea rossa, una parte di ciò che considera la propria irreprensibile integrità territoriale. Un altro “affare interno”, insieme alla questione ancora calda di Hong Kong.

I segnali preoccupanti ci sono tutti: difficilmente, il linguaggio dei portavoce del governo aveva raggiunto toni così provocatori, e lascia intuire quanto Taiwan rappresenti per Pechino un nervo scoperto.

La Cina e Taiwan hanno governi separati dal 1949, alla fine della guerra civile cinese. Pechino ha a lungo cercato di limitare le attività internazionali dell’isola ed entrambi si sono contesi l’influenza nella regione del Pacifico. Negli ultimi anni le tensioni sono aumentate e Pechino più volte non ha escluso l’uso della forza per riprendere il controllo dell’isola. Ma anche se Taiwan è ufficialmente riconosciuta solo da una manciata di nazioni, il suo governo – eletto in modo democratico - ha forti legami commerciali e informali con molti paesi fra cui gli Stati Uniti, che pur non avendo legami diplomatici ufficiali con Taipei, hanno sottoscritto il “Taiwan Relations Act” nel quale si assicura la fornitura di armi e supporti difensivi, sottolineando che qualsiasi attacco a Taiwan sarebbe considerato un grave affronto verso gli Stati Uniti.

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