La genesi di 007 nelle lettere di Ian Fleming e sua moglie Anne

| Andranno all’asta fra pochi giorni da Sothebys’: rappresentano la fitta corrispondenza fra il creatore di James Bond e sua moglie. Oltre 160 lettere piene di tenerezze, accuse e insulti

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Per ideare James Bond, il famigerato agente 007, lo scrittore Ian Fleming si era ispirato a se stesso: non per via dei vodka Martini agitati e non shackerati, ma per certi pruriti da bon vivant che in parte aveva vissuto sulla sua pelle durante la seconda guerra mondiale, quando era stato una spia, e pare perfino una delle più fantasiose e astute al servizio dei servizi segreti britannici. In realtà, di vite Fleming ne vive parecchie: nasce in una famiglia aristocratica inglese e fra una missione e l’altra come spia si diletta ad assumere ruoli diversi che gli riescono uno meglio dell’altro: broker, playboy, giocatore di bridge, alpinista, giornalista e soprattutto scrittore. Innamorato di Muriel Wright, morta tragicamente sotto un bombardamento tedesco, sposa controvoglia la vezzosa Anne Geraldine Rothermere, e proprio per sfuggire a quella che poco elegantemente definisce “noia della vita coniugale”, nel 1953 crea il suo personaggio più riuscito: James Bond, un colto e raffinato agente del controspionaggio britannico che entra in azione accompagnato da “007”, numero identificativo che indica l’assoluta “licenza di uccidere”. Prima di passare a miglior vita, Fleming scrive 12 romanzi e 2 raccolte di racconti grazie a cui, ancora oggi, la saga di 007 è viva e vegeta.

Dal 3 al 10 dicembre, la sede londinese di “Sotheby’s” metterà all’asta online 160 lettere di Ian e Anne Fleming fino ad oggi custodite da Fionn, figlia di Anne e Lord Shane O’Neil, il suo primo marito: una fitta corrispondenza epistolare che ha spinto Gabriel Heaton, specialista in libri e manoscritti di Sotheby’s, ad affermare che “007 è stato il prodotto della relazione tra Ian e Anne”.

Un’affermazione pesante, che potrebbe riscrivere per intero la primogenitura di mister Bond: “Non è affatto un caso che Ian abbia scritto il suo primo romanzo di Bond nello stesso anno in cui si sono sposati, sia come sbocco per la sua libido e immaginazione, sia nel tentativo di fare soldi per una donna che era abituata a essere spensieratamente ricca. Molto più che lettere d’amore, questa corrispondenza traccia l’ascesa meteorica di Bond e dipinge un’immagine vivida dell'alta società che vive nel mondo postbellico”.

L’asta, che si stima possa raggiungere fra 200 e 300mila sterline, si compone di circa 500 pagine scritte a macchina o a mano, più qualche curiosità: tre scritte su pagine di libri strappate, una sul retro di una carta da gioco e una sul grafico della temperatura corporea di un ospedale. Quasi tutte quelle di Fleming arrivavano dal “Goldeneye”, la villa in Giamaica dove lo scrittore aveva l’abitudine di rifugiarsi diversi mesi all'anno per scrivere in pace. Una mole di materiale che racconta un rapporto difficile costellato di tradimenti e rapporti sadomaso, ma anche di tenerezze amorevoli. Poi, di colpo, il rapporto fra i due si incrina pericolosamente: il tono diventa aspro e si rimproverano a vicenda i continui tradimenti.

Ian Fleming muore la notte del 12 agosto 1964, a 56 anni, a causa di un infarto: sua moglie Anne gli sopravvive fino al 1981, mentre il loro unico figlio Caspar se ne va nel 1975 per overdose. Riposano tutti e tre sotto un obelisco in pietra a poca distanza dalla piccola chiesa del villaggio di Sevenhampton, nel Wiltshire.

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