Brunei: lapidare i gay è giusto

| In una lettera inviata alla UE, il ricchissimo sultano del paese del Borneo difende l’entrata in vigore delle regole della sharia che prevedono pesanti punizioni corporali per omosessuali e adulteri

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La decisione di adottare all’interno del codice penale del Sultanato del Brunei le durissime regole della sharia, con norme “che violano gravemente il diritto internazionale sui diritti umani”, aveva scatenato l’indignazione del mondo intero. A volerla il Sultano del Brunei Hassanal Bolkiah Al-Mu’izzaddin Waddaulah ibni Almarhum Sultan Omar Ali Saifuddien Sa’adul Khairi Waddien, classe 1946, 29esimo sultano del paese del Borneo, con un patrimonio personale stimato in 20 miliardi di dollari.

Le regole, che includono punizioni aberranti per gay e adulteri come lapidazioni, flagellazioni, amputazioni e pena di morte, avevano scatenato le ire anche di celebrità come Elton John, George Clooney ed Ellen deGeneres, che avevano invitato a boicottare il Sultanato. Ad essere in allarme anche la associazioni umanitarie e le comunità gay del Brunei.

Sulla spinta del coro di critiche che ha attraversato il pianeta, culminata con una risoluzione sottoscritta la scorsa settimana da diversi europarlamentari in cui si chiedono reazioni come congelamento dei beni e divieto di visti, il sultano del Brunei ha voluto scrivere una lettera all’UE in cui chiede “tolleranza, rispetto e comprensione” per quelli che considera sforzi per mantenere alti i proprio valori tradizionali, ma anche per difendere il nuovo codice penale di cui va decisamente fiero nei passaggi in cui prevede la lapidazione per adulteri e omosessuali, precisando che si tratta di una norma introdotta per “salvaguardare la sacralità della discendenza familiare e del matrimonio”. Poi, quasi per placare gli animi degli Occidentali, ha ammesso che le condanne eseguite “saranno molto poche, visto che sono necessari almeno due testimoni di alta statura morale e che sarà esclusa ogni prova circostanziale”.

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