Ciao Luigi ciao

| Riapre l’ala dell’Hotel Savoy di Sanremo dove fu trovato il corpo senza vita di Luigi Tenco. La versione ufficiale della morte del cantante parla di suicidio, ma ancora oggi sono numerosi i dubbi con diverse ipotesi di omicidio

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Di Marco Belletti
“Perché scrivi solo cose tristi? Perché quando sono felice esco”: è un aforisma attribuito a Luigi Tenco, il cantante che fu trovato morto la notte tra il 26 e il 27 gennaio 1967 – in pieno svolgimento del Festival di Sanremo – nella sua stanza all’Hotel Savoy. Quella stessa sera, solo poche ore prima la canzone che aveva interpretato in coppia con Dalida (“Ciao amore ciao”) era stata eliminata dalla competizione.

È notizia di questi giorni che dopo oltre 20 anni di contenziosi legali e di chiusure, quello che era uno dei più prestigiosi alberghi di Sanremo riapre le porte della famosa dépendance Tenco. Sono infatti disponibili alcuni appartamenti vacanza ricavati dall’ala dell’albergo dove si trovava la camera 219, quella in cui morì Luigi Tenco. O forse dove fu ritrovato…

La storia ufficiale narra che il cantautore, disperato per l’eliminazione dal festival, si sia suicidato con un colpo di pistola alla tempia. Del resto, le prime e piuttosto frettolose indagini affermarono di aver ritrovato sul pavimento vicino al cadavere un biglietto in cui Tenco avrebbe scritto di essersi ucciso non perché stanco della vita, ma come atto di protesta contro il pubblico che aveva promosso alla finale del festival “Io, tu e le rose” e bocciato la sua canzone.

Il corpo fu scoperto da Dalida intorno alle 2:30 del mattino: la cantante testimoniò di essere rientrata in albergo dopo la cena ma affermò di non sapere che cosa avesse fatto Tenco dopo la conclusione della serata al teatro Ariston.

Indagini frettolose e superficiali giunsero alla facile e prevedibile soluzione del caso come evidente suicidio, ma non solo non fu effettuato l’esame del guanto di paraffina, ma neppure l’autopsia. Nonostante la fama del morto ed evidenti contraddizioni tra gli indizi, la polizia non approfondì in nessun modo le analisi della scena del crimine e giunse a conclusioni quasi grottesche. Per esempio, Tenco era mancino ma si sarebbe suicidato sparandosi alla tempia destra impugnando la pistola con la mano destra. Inoltre, evidenti tracce di sabbia sul viso e sui vestiti non furono prese in considerazione mentre avrebbero potuto dare un svolta alle indagini, con la possibilità che Tenco fosse morto altrove (in spiaggia?) e poi il suo corpo trasportato in camera.

E ancora, Tenco aveva il volto ricoperto di inspiegabili contusioni. Infine, la pistola che sparò il colpo mortale non era quella ritrovata nella stanza.

La procura di Sanremo ha riaperto l’inchiesta sulla morte del cantautore nel 2005, riesumando la salma, ma nel giro di un anno fu nuovamente chiusa, confermando l’ipotesi del suicidio. Eppure, il proiettile che uccise Tenco non è mai stato ritrovato e molti dubbi ancora sono senza risposta.

Alcuni amici del cantante hanno più volte dichiarato che Tenco aveva subito minacce di morte e per questo motivo aveva comprato una pistola. Eppure questa pista, con fondati motivi che Tenco fosse vittima di un’aggressione o di un omicidio, inspiegabilmente non fu approfondita. E del resto sono ancora numerosi i punti oscuri.

Per esempio, l’arma ritrovata sotto il corpo del cantante era una Walther PPK semiautomatica di calibro 7.65 regolarmente registrata, ma a sparare sembra sia stata una Beretta 22 che qualcuno vide in camera, ma che poi sparì.

Un’altra stranezza fu il fatto che il corpo di Tenco fu immediatamente trasportato in obitorio, per poi essere ritrasportato nella camera del Savoy, per permettere ai reporter di fotografare il morto sulla scena del ritrovamento. Sono in molti a credere che questo doppio spostamento sia la causa delle incongruenze nella posizione del corpo.

Nessuno in albergo dichiarò di avere sentito spari e il foro d’entrata del proiettile ha spinto gli esperti ad affermare che era stato utilizzato un silenziatore ma sembra che né la Beretta né la Walther ne fossero provviste. E come se non bastasse, quando la polizia consegnò al fratello del cantante la pistola, questi la trovò perfettamente pulita e senza che avesse mai sparato un solo colpo.

Un altro punto oscuro è il biglietto d’addio, che in realtà non fu ritrovato nella camera 219 ma in quella di Dalida e che – come se non bastasse – riporta una firma che i calligrafi non ritengono compatibile con la scrittura di Tenco e pertanto potrebbe essere una falsa prova.

Il commissario di polizia Molinari – che seguì il caso – affermò che la morte del cantautore potrebbe essere collegata a un giro di scommesse clandestine legate al festival di Sanremo.

La misteriosa Valeria, la donna che aveva una relazione sentimentale con Tenco, confessò a un amico del cantante che avevano programmato il matrimonio e che quando gli aveva parlato dopo l’eliminazione non sembrava di cattivo umore e per nulla intenzionato a suicidarsi.

Da alcuni anni è attivo un sito internet dedicato all’artista (“Luigi Tenco 60’s – La verde isola”) che ha formalizzato le cinque prove più evidenti che confermano come l’uomo non si suicidò ma fu vittima di un omicidio. Si tratta di elementi che i responsabili del sito ritengono sia fondamentale approfondire in una indagine più minuziosa per appurare finalmente la verità.

Il primo è il fatto che la prova del guanto di paraffina effettuato su Tenco dimostrò che il cantante non sparò, in quanto non erano presenti sulla mano almeno due dei tre elementi chimici di prova: ve n’era solo uno, presente in qualsiasi palmo di un fumatore. E inoltre la presunta pistola omicida era stata riconsegnata pulita e oleata dopo le indagini.

Un altro aspetto molto importante e completamente trascurato sono le fotografie scattate all’epoca in cui appare evidente che sotto il corpo di Tenco non si intravede la Welther ma la Beretta.

Inoltre, sono emerse anni dopo il fatto alcune fotografie inedite che mostrano ferite sul volto di Tenco, come se fosse stato picchiato, aspetto non riportato dal referto ufficiale della polizia.

La lettera per lungo tempo creduta originale non solo probabilmente non lo è, ma è solo una parte di un testo più lungo, tanto che si possono leggere altre parole scritte sulla pagina precedente e restate in calco sul foglio rinvenuto nella camera di Dalida.

Infine, altre foto non molto conosciute mostrano tracce di sabbia sul volto, sui pantaloni e sull’auto di Tenco, a dimostrazione che il cantante potrebbe essere stato ucciso su una spiaggia e solo in un secondo tempo trasportato in albergo.

A proposito di albergo, la completa ristrutturazione dell’hotel Savoy – con appartamenti destinati a una clientela d’élite – pur avendo (almeno secondo quanto affermano i responsabili) un fil rouge che li lega al cantante scomparso, ha cancellato ogni possibile prova per risolvere il suo mistero.

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