Dove sono i campioni del virus Ebola?

| Un’inquietante inchiesta giornalistica ha rivelato che migliaia di campioni prelevati sui luoghi della terribile epidemia sono misteriosamente scomparsi

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“Où sont les échantillons sanguins infectés par ebola?”: dove sono i campioni di sangue infettati dall’ebola? Se lo chiede in un’inchiesta shock il quotidiano francese “Le Monde”, che ha fatto una scoperta a dir poco inquietante: di migliaia di campioni infetti, una potenziale bomba atomica, si è persa ogni traccia. I prelievi, effettuati in Guinea, Liberia e Sierra Leone fra il 2014 ed il 2016, nel corso della più recente epidemia di Ebola costata la vita a 11mila persone, sarebbero stati trafugati da scienziati occidentali.



L’inchiesta, finanziata dalla fondazione Bill e Melinda Gates e dal Centro europeo di giornalismo, attraverso l’accesso ai database forniti dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), ha registrato la scomparsa 269mila campioni di sangue dai laboratori di tre paesi: Francia, Regno Unito e Gran Bretagna, che hanno rifiutato di fornire commenti e dati a corredo della notizia, per via di inchieste “classificate”, ovvero coperte dal timbro “top secret”.

Di quei 269mila, 24mila erano risultati positivi già in base alle analisi svolte sul posto da scienziati russi, europei canadesi e americani. “La priorità era la rapidità: molti dei ricercatori hanno conservato i campioni che ritenevano più interessanti per poi inviarli nei rispettivi paesi per ulteriori studi. Ma in quel momento in Guinea era il caos e garantire la sicurezza dei campioni era impossibile: gli aerei dell’Onu andavano avanti e indietro e le squadre mediche atterravano ovunque, senza controlli di polizia e di dogana”, ha rivelato Michel Blanchot, ex medico delle forze armate francesi.

Una parte dei campioni sarebbe stata ufficialmente distrutta, ma è ormai chiaro che si sia creata una sorta di patto diplomatico perché diversi campioni fossero conservati per sviluppare vaccini e medicinali, ma anche nuove armi. Senza alcun successo, l’Onu ha tentato di ricostruire un inventario per sapere chi, come, dove e quando, ma senza riuscire a venirne a capo.

Solo una parte dei campioni furono analizzati da centri specializzati, come il “Center for Disease Control and Prevention” di Atlanta, irradiati e rispediti al mittente per il timore che le fiale contaminate potessero finire in mani sbagliate. Parte dei campioni oggi sono conservati nel laboratorio nazionale di febbri emorragiche alla periferia di Conakry, in Guinea, chiusi in frigoriferi con lucchetti. E con un iter simile, anche in Liberia l’esercito americano ha prelevato oltre 5.000 campioni successivamente spediti a Fort Detrick, nel Maryland, dove ha sede l’Usamriid, un importante centro di ricerca in biodifese.

Oggi, i campioni ufficiali di cui si hanno notizie certe sono conservati in diverse strutture fra cui l’Istituto Bernhard-Nocht (BNI) di Amburgo, in Germania, il Public Health England (PHE) di Porton Down e il laboratorio P4 dell’Inserm a Lione (Francia), quest’ultimo parte integrante del consorzio europeo “EMLab”. I responsabili delle strutture assicurano di aver portato avanti le ricerche con le migliori tecnologie a disposizione, ma il materiale è “un tesoro che potrebbe essere molto utile tra 10 o 20 anni e comunque rimane di proprietà del paese di origine, la Guinea, a cui sarà restituito quando avrà le strutture adeguate per conservarlo”. 

L’Ebola, che prende il nome dall’omonimo fiume dello Zaire dove nel 1976 si scatenò la prima epidemia, è un virus che colpisce gli esseri umani con un tasso di mortalità molto elevato. Considerato un agente di rischio biologico di livello 4 e agente bioterroristico di categoria A, l’ebolavirus er entrato nelle mire della setta giapponese “Aum Shinrikyo”, che nel 1992 ha inviato 40 finti medici in Zaire con il compito di rubare un campione.

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