I figli di Khashoggi:
“ridateci il corpo di nostro padre”

| Nella prima intervista rilasciata dalla scomparsa del giornalista saudita, i due figli maggiori rifiutano l’uso politico della morte del padre, e si augurano che la sua fine si stata veloce e non dolorosa

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“Tutto quello che chiediamo è di poterlo seppellire a Medina con la sua famiglia”. Per la prima volta dalla scomparsa di Jamal Khassoghi, il giornalista ucciso in circostanze ancora non del tutto chiarite il 2 ottobre scorso nel consolato saudita di Istanbul, i due figli del reporter escono allo scoperto rilasciando una lunga intervista alla “CNN”.

Salah e Abdullah, 35 e 33 anni, dopo settimane di angoscia, incertezza e speranza, chiedono ufficialmente il corpo del padre, che davanti alle telecamere ricordano “coraggioso e generoso”, al punto da sentirsi pronti a respingere “Ogni tentativo di speculazione politica sulla sua morte. Speriamo solo che, qualsiasi cosa sia successa, la sua fine possa essere stata non dolorosa, ma veloce e serena”.

Le ipotesi sulla morte, dal 2 ottobre scorso, si accavallano senza sosta, anche se appare sempre più realistica l’ipotesi che Khashoggi sia stato strangolato e quindi smembrato all’interno del consolato saudita, per essere poi disciolto nell’acido. Un’ipotesi attendibile anche per via del corpo, introvabile malgrado le ricerche che da settimane battono diverse zone periferiche della capitale turca.

I due figli si lamentano anche per le mistificazioni: “C’è un sacco di gente che si fa avanti per rivendicare il suo retaggio culturale, ma sfortunatamente qualcuno lo sta usando per fini politici a cui non possiamo essere d’accordo. Chi diffonde analisi postume ha il potere di allontanarci dalla verità”.

Alla domanda su come vorrebbero fosse ricordato il padre, Salha e Abdullah rispondono all’unisono: “Come un uomo moderato dai valori comuni che ha amato profondamente il proprio paese, credendo tantissimo nel suo potenziale. Non è mai stato un dissidente, ha creduto nella monarchia che tiene unito il paese e nella trasformazione in atto nel regno”.

Nei giorni scorsi, l’Arabia Saudita ha diffuso una versione su quanto accaduto a Khashoggi dal momento in cui è entrato nel consolato per ritirare dei documenti necessari per il suo terzo matrimonio. Le autorità saudite, che inizialmente avevano negato qualsiasi tipo di coinvolgimento sulla sua fine, sono state costrette ad ammettere che fra i responsabili c’erano diversi uomini della della cerchia ristretta del principe ereditario Mohammed bin Salman. Malgrado l’ammissione, Riyadh continua a sostenere che né bin Salman né suo padre, il re Salman, erano a conoscenza dell’operazione per eliminare Jamal Khashoggi.

Secondo quanto riportato dal “Washington Post” e dal “New York Times”, da tempo il giornalista era stato etichettato come un simpatizzante della Fratellanza musulmana e un pericoloso islamista. È quanto risulta da alcune telefonate fra il principe ereditario saudita e Jared Kushner, genero del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e consigliere per il Medio Oriente, e John Bolton, consigliere per la sicurezza nazionale.

Jamal Khashoggi, ricordano i due figli, in patria era considerato come una “star del rock”: “Una figura pubblica che piaceva a tutti”. Abdullah, che vive negli Emirati Arabi Uniti, è stato l’ultimo dei figli a vederlo vivo. Quando ha saputo che il padre era in Turchia è andato a trovarlo, trascorrendo alcune ore con lui e la sua fidanzata, Hatice Cengiz. “Era felice, ci siamo divertiti. Sono stato davvero fortunato ad aver diviso insieme a lui uno degli ultimi momenti sereni della sua vita”.

Dopo l'omicidio, Abdullah è stato anche il primo familiare a visitare l’appartamento di Khashoggi in Virginia. Lì ha scoperto che il padre aveva messo vicino al letto una fotografia dei suoi nipoti, i figli di Abdullah e di Salah.

Secondo i due fratelli, il padre stava progettando di lasciare Washington per trasferirsi in Turchia, proprio per poter essere più vicino a figli e nipoti.

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