I piloti dei 737 Max contro la Boeing

| Un audio diffuso dai media americani, registrato poco dopo l’incidente del volo Lion Air, rivela un furioso incontro fra alcuni piloti e i responsabili della Boeing

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È la “CBS News”, dopo che il “Dallas Morning News” e il “New York Times” avevano svelato in questi giorni un incontro tecnico tra i piloti della American Airlines e i funzionari della Boeing, a rivelare un documento audio che inchioda il colosso americano alle proprie responsabilità. Nella registrazione, alcuni rappresentanti dei piloti della compagnia aerea americana affrontato a muso duro un funzionario della Boeing riguardo al malfunzionamento del sistema anti-stallo computerizzato. L’incontro risale al novembre dello scorso anno, poche settimane dopo l’incidente di un Lion Air 737 Max precipitato nel Mare di Giava, e quattro mesi prima che il 737 Max della “Ethiopian” Air si schiantasse in Etiopia.

Si sente il funzionario della Boeing assicurare i piloti che i cambiamenti del software erano in arrivo, ma anche che la compagnia non voleva affrettare il processo. I piloti hanno replicato di non essere a conoscenza del programma di stabilità computerizzata del 737 Max: “Dobbiamo sapere sempre cosa c’è sui nostri aerei”, urla un pilota. “Non sono d’accordo” replica il funzionario della Boeing. “I piloti della Lion Air non sapevano neanche che il sistema era installato sull’aereo”, ribatte ancora un pilota. “Non sono certo che la piena conoscenza del sistema avrebbe cambiato il destino di quel volo”, replica freddamente il funzionario.

Ma dopo l’incidente del volo ET302 dello scorso 10 marzo, i Boeing 737 Max 8 e 9 sono stati bloccati a terra in tutto il mondo. Tra i due disastri, le vittime salgono a 346, e i rapporti preliminari di entrambe le sciagure chiamano in causa l’MCAS e le letture errate dei sensori.

Secondo alcune indagini, il mantenimento di somiglianze tra le varie versioni di 737 Max ha evitato alla Boeing costosi programmi di addestramento dei piloti, ma il colosso aeronautico era a conoscenza dei problemi al sistema almeno un anno prima dell’incidente del volo Lion Air, e non ha fatto nulla.

Il programma computerizzato di stabilità, il MCAS (Maneuvering Characterics Augmentation System), è stato progettato per superare il rischio di stallo, e si attiva in automatico attraverso un solo sensore che misura i gradi del muso dell’aereo. Una scelta che è apparsa subito strana agli esperti del settore, ma che la Boeing ha difeso nel nome di una maggiore semplicità dei segnali inviati ai pilota. È proprio la presenza di un solo sensore, ad aver fornito dati errati al volo Lion Air e a quello Ethiopian, spingendo ripetutamente il muso degli aerei verso il basso. Le scatole nere hanno rivelato i numerosi tentativi dei piloti di riprendere il controllo e di disattivare il sistema, ma senza successo.

La Boeing, messa sotto pressione, ha rivelato di recente che il software sarà migliorato, ma non ha mai ammesso – come pare accertato - di non aver mai eseguito un test di simulazione per il malfunzionamento del sistema. L’azienda ha genericamente rivelato di essere al corrente di “qualche problema” già nel 2017 e di sapere che un indicatore collegato ai sensori presentava problemi su molti 737 Max, ma non tutti. Si prevedeva semplicemente di implementare una correzione durante la normale procedura di aggiornamento del software.

Secondo il New York Times, nella riunione del 27 novembre, Todd Wissing, un pilota della American Airlines, ha accusato apertamente il colosso aeronautico americano: “Pensavo che fra le priorità dell’azienda ci fosse fornirci spiegazioni sul funzionamento di cose che possono uccidere noi e le persone che trasportiamo”. Ma nessuno gli ha risposto.

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