La truffa del principe dei diamanti

| Shimon Leviev si faceva chiamare così, spacciandosi per il figlio di un miliardario israeliano. Agiva su Tinder, e dopo aver conquistato le sue prede chiedeva soldi per ricominciare la commedia

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Di Germano Longo
La storia di Shimon Leviev, falso nome di Shimon Hayut, ricorda quella di Anna Sorokin, la finta ereditiera che ha imbambolato il jet set di New York fingendosi l’annoiata rampolla di una ricca famiglia russa. Anche Shimon, 28 anni, israeliano, era riuscito a mettere in piedi una commedia delle parti molto simile a quella della giovane “collega” russa: su “Tinder”, la celebre piattaforma di incontri online, si presentava come il figlio di Lev Leviev, il “re dei diamanti”, un uomo d’affari israeliano con un patrimonio netto stimato in un miliardo di dollari.

Il profilo di Shimon era una galleria di sogni ad occhi aperti: selfie su voli executive, alberghi di lusso, ristoranti iperstellati, guardie del corpo e automobili che trasudano denaro solo a metterle in moto. Quanto basta per attirare come il miele centinaia di ragazze che sognavano un principe azzurro pieno zeppo di biglietti verdi.

A far saltare il banco è stato il settimanale norvegese “VG”, a cui Cecilie Schrøder Fjellhøy, 29 anni, un’altra giovane incredula di aver avuto così tanta fortuna da conoscere un miliardario vero, giovane e perfino belloccio, aveva deciso di raccontare la sua vicenda: i primi contatti su Tinder, l’appuntamento in aeroporto per un volo privato fino a Budapest, poi messaggi, telefonate e racconti che servivano a consolidare la sceneggiata: “la mia famiglia teme che io sia a rischio rapimenti, ma non voglio smettere di vivere”. Seguivano le prime richieste di denaro, per coprire momentaneamente un taglio della “paghetta” mensile che mamma e papà avevano deciso di sospendergli a causa di un banale litigio. Soldi che in realtà servivano a rimpolpare lo stile di vita sfarzoso, ma soprattutto a rimettere in piedi la scena per la preda successiva.

I reporter del settimanale norvegese si sono messi sulle tracce di Shimon Hayut, nella realtà figlio di un rabbino, costruendogli una trappola in un grande albergo di Monaco di Baviera, dove stava iniziando il solito copione davanti a Pernilla Sjoholm, una finta vittima che aveva accettato di fare da esca.

Sul capo di Shimon Hayut, che a vent’anni era stato accusato di aver rubato assegni a preziosi dalla famiglia presso cui lavorava come babysitter, pendono diversi mandati di cattura internazionali, e per gli stessi motivi ha già scontato tre anni dietro le sbarre di una prigione norvegese con l’accusa di frode ai danni di tre donne. Un processo l’ha subito anche in patria, ma è stato lesto a dileguarsi un attimo prima della condanna.

Ma al contrario della finta ereditiera russa Anna Sorokin, in attesa di sapere se la condanna inflitta dal tribunale di Manhattan equivarrà al minimo di quattro o al massimo di 12 anni di reclusione, nessuno al momento sa dove si trovi Shimon Leviev.

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