La US Navy ammette tre fenomeni aerei non identificati

| Non è l’ammissione dell’esistenza di visitatori di altri pianeti, ma semplicemente l’impossibilità – al momento – di trovare una risposta scientifica ai fenomeni

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Per la prima volta nella storia, la Marina degli Stati Uniti allarga le braccia e ammette che per almeno tre episodi di avvistamenti, si tratti di “Unidentified Aerial Phenomena”, fenomeni aerei non identificati. Con questo, non significa che si dà per buona la presenza sul nostro pianeta di visitatori di civiltà aliene, ma semplicemente che malgrado analisi e indagini approfondite, non è stato possibile trovare una risposta plausibile ai tre episodi.

Si tratta di tre video, conosciuti come “Flir1”, “Gimbal” e “Gofast”, svelati per la prima volta a Roma due anni fa da Luis Elizondo, un ex funzionario dell’intelligence americana diventato direttore di “TTSA” (To the Stars Academy Art & Science), una realtà accademica formata da membri che appartengono al mondo universitario, all’industria e alla cultura pop, fra cui Tom DeLonge, ex frontman dei “Blink-182”, che ha come obiettivo la conoscenza di fenomeni scientifici. 

Un caso che irritato il Pentagono, che attraverso la portavoce Susan Gough ha bacchettato il Dipartimento della Difesa, aggiungendo che i tre video non avrebbero dovuto essere resi pubblici prima di aver trovato una spiegazione logica ai fenomeni. Ma ormai la frittata era fatta e John Greenwald, uno dei responsabili del sito “The Black Vault”, una sorta di archivio online di documenti governativi declassificati, ha fatto pressioni sulla Marina per avere un commento ai tre video: “Mi aspettavo che dicessero, come al solito, che si tratta di droni o palloni sonda, ma il fatto che per la prima volta la US Navy usi il termine ‘fenomeni aerei non identificati’ è un segnale molto forte”.

Il primo video risale al 2004, e come riportato dal New York Times, “mostra un oggetto non identificato apparso all’improvviso a 24 km di altitudine, poi si è diretto verso il mare aperto, si è fermato e ha volteggiato ad un’altezza di 7 km”. Il secondo è stato registrato nel 2015 dalle videocamere di un jet militare della portaerei “Roosevelt” in volo di addestramento, affiancato ad una trentina di metri da un oggetto velocissimo che ha lasciato senza parole i piloti. Oggetti visibili a occhio nudo ma che non hanno lasciato alcuna traccia sui radar, impossibili da classificare come “droni” perché le tecnologie disponibili non hanno ancora raggiunto quel livello.

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