L’arma totale dei marines: la meditazione

| Sperimentata con successo anche in Iraq, la Mindfulness aiuta a trovare concentrazione nei momenti di grande tensione su campi di battaglia. A breve sarà adottata anche dalla Nato

+ Miei preferiti
Per entrare nel corpo dei Marines degli Stati Uniti, attualmente 182mila militari in servizio e 38mila riservisti, bisogna sottoporsi a un durissimo e leggendario addestramento di 12 settimane. Si inizia con sessioni fisiche intensive, percorsi di guerra e corsi teorici, cinque settimane dopo si passa agli addestramenti di tiro con fucili d’assalto M16 o M14 e alle esercitazioni anfibie e tattiche. L’ultima fase, della durata di quattro settimane, perfeziona l’addestramento e prevede gli esami finali: chi supera tutto ha diritto al distintivo del corpo.



Quelli che escono sono uomini duri, preparati, carichi come delle molle, gente che nell’immaginario collettivo è pronta a ricucirsi le ferite da sola e a sopravvivere “mangiando cose che perfino le capre rifiuterebbero”, come diceva Rambo-Stallone nel primo film della saga. Guerrieri straordinari, capaci di rimontare un fucile in una manciata di secondi ma meno abili a raccogliere fiori di campo, che non hanno tempo per lo spirito perché totalmente concentrati sul corpo: il loro, e quello dei nemici da abbattere.

Ma anche questo luogo comune sta cambiando in modo radicale. Secondo quanto anticipato tempo fa dal “New York Times” e confermato dall’Human Performance Resource Center (HPRC), il dipartimento della difesa americano ha approvato un progetto per la pratica della meditazione ai marines impegnati in zone di guerra. Due mondi all’apparenza agli antipodi, con processi mentali così distanti da sembrare due universi separati da qualche galassia. La “Mindfulness”, variante della più complessa meditazione orientale, è stata sperimentata nel 2011 su un gruppo di 160 marines volontari in Oregon, e più di recente in Iraq e in un campo di addestramento delle Hawaii, riscuotendo un notevole successo fra le truppe: la meditazione aiutava a migliorare la qualità dei tiri con i fucili d’assalto e quella degli “snipers”, i cecchini.

Fra i primi a convincersene il comandante delle forze di coalizione in Medio Oriente Walter Piatt, generale con alle spalle una carriera messa insieme nelle zone calde di mezzo mondo: Suriname, Bosnia, Kosovo, Afghanistan e Iraq. Al suo rientro in patria, il Pentagono l’ha voluto come direttore delle operazioni dell’esercito, e da allora, Piatt porta avanti l’idea che la meditazione sia di grande aiuto per la resistenza psicologica e la concentrazione quando devi andare in battaglia. Ogni mattina, lui stesso si ritagliava mezzora in cui respirare profondamente guardando una palma fuori dalla finestra del suo ufficio: “C’è uno stereotipo sbagliato secondo cui la meditazione ti rende debole: è l’esatto contrario”. Nulla di nuovo, in fondo: i leggendari guerrieri Samurai praticavano la meditazione Zen prima di andare in battaglia.



Una tecnica che ha come punto di riferimento un libro di Amishi Jha, professoressa di psicologia all’Università di Miami, che ha sottoposto i marines di stanza alle Hawaii a 12 minuti al giorno di meditazione: “La pratica quotidiana di respirazione permette di focalizzare le informazioni chiave in circostanze caotiche e di forte stress”. Il testo è diventato una sorta di manuale adottato di recente anche dall’esercito della Nuova Zelanda e dalla marina reale britannica per gli ufficiali in comando, a cui a breve potrebbero aggiungersi il ministero della difesa olandese e la “Nato”, che sulla Mindfulness ha voluto dedicare un simposio di due giorni a Berlino.

Galleria fotografica
L’arma totale dei marines: la meditazione - immagine 1
L’arma totale dei marines: la meditazione - immagine 2
Attualità
Ritrovata la tomba di Cleopatra?
Ritrovata la tomba di Cleopatra?
Un’archeologa sudamericana è convinta di aver individuato il luogo dove riposa l’ultima regina d’Egitto. Si troverebbe in tempio di Alessandria, insieme a Marco Antonio
L’anno del #MeToo
L’anno del #MeToo
Il movimento scatenato dal caso Weinstein ha subito un paio di contraccolpi che sembravano averne minato la bontà, ma gli esperti concordano: le accuse si stanno trasformando in processi, e le aziende cambiano le loro politiche interne
Joker, un successo pericoloso
Joker, un successo pericoloso
La straordinaria interpretazione di Joaquin Phenix minacciata da una lettera dei familiari delle vittime del cinema di Aurora e da un allarme lanciato dall’FBI per possibili attentati
La US Navy ammette tre fenomeni aerei non identificati
La US Navy ammette tre fenomeni aerei non identificati
Non è l’ammissione dell’esistenza di visitatori di altri pianeti, ma semplicemente l’impossibilità – al momento – di trovare una risposta scientifica ai fenomeni
E se domani salisse al potere Caligola?
E se domani salisse al potere Caligola?
Le confuse e violente successioni degli imperatori romani sembrano quanto più di distante possibile dalla nostra moderna democrazia. In realtà, senza ricorrere a veleni e pugnali, ancora oggi la politica utilizza i metodi di allora
Barcellona, boom di furti ai turisti
Barcellona, boom di furti ai turisti
Il capoluogo della Catalogna si sta guadagnando la fama di città fra le più violente e insicure al mondo: quasi 15mila fra furti e scippi ogni anno, e i cittadini si mobilitano
Notte di paura per un Bigfoot
Notte di paura per un Bigfoot
Una giovane coppia di fidanzati in campeggio nel Kentucky coinvolti nell’avvistamento della mostruosa creatura: un campeggiatore ha aperto il fuoco, ma loro non hanno visto nulla
Bravi da morire
Bravi da morire
Il passato turbolento di Finnegan Lee Elder e Gabriel Christian Natale-Hjorth, gli assassini del vice-brigadiere Cerciello Rega, ricostruito dal “San Francisco Chronicle”
Il viaggio della bottiglia per una vittima di Manchester
Il viaggio della bottiglia per una vittima di Manchester
Partita dalle coste inglesi, una bottiglia contenente pensieri e messaggi su una ragazzina morta nella strage, è stata ritrovata lungo le spiagge del Salento
Muore la regina del wrestling
Muore la regina del wrestling
Ashley Massaro, Dirty Diva, è morta in un ospedale di New York: la polizia sospetta un’overdose. Potente sul ring ma anche bella, aveva conquistato diverse copertine, compresa quella di Playboy