Las Vegas, l’anticamera dell’inferno

| La Sin City d’America sta vivendo una profonda crisi climatica, trasformandosi lentamente in un luogo in cui gli abitanti non escono mai per paura del caldo killer

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Jill Roberts, detective della contea di Clark, ricorda un caldissimo pomeriggio della scorsa estate, con 46 gradi a picchiare su uomini e cose. Quel giorno, seguendo una chiamata al 911, è entrato in un’abitazione di Las Vegas con l’impianto senza aria condizionata: un vero inferno. È salito lungo le scale quasi fendendo un’aria talmente spessa da poterla sfiorare, arrivando fino alla camera da letto al terzo piano, dove una donna era morta per soffocamento. Uno dei peggiori suicidi che avesse mai visto: porta e finestra della stanza erano state chiuse per morire lentamente, in un’agonia indescrivibile.

L’ufficio del coroner nella contea di Clark, che include Las Vegas, ormai si è abituato a considerare il calore come una causa molto comune e ricorrente delle morti accidentali. Racconta di escursionisti morti di stento sotto le temperature letali nel deserto circostante e decessi legati al calore sviluppato all’interno di un’auto o in appartamenti. I cadaveri di persone senza tetto collassate per strada che presentano ustioni non si contano quasi più.

E le cose andranno sempre peggio. Las Vegas è la città con il riscaldamento più veloce di tutti gli Stati Uniti: la temperatura è aumentata di 14 gradi dal 1970 ad oggi. Uno studio del “Desert Research Institute” ha messo in correlazione le ondate di calore e il numero di morti, e un recente rapporto della “Union of Concerned Scientists” avverte che senza un’azione globale per ridurre le emissioni di carbonio, la città avrà probabilmente 96 giorni di calore ogni anno sopra i 38 gradi entro la fine del secolo, più 60 giorni oltre i 40 e altri 7 addirittura fuori dalle statistiche.

Ogni metropoli al mondo combatte quotidianamente la sfida per mitigare i cambiamenti climatici, anche quelle che si suppone siano abituate al caldo intenso, come Las Vegas. Ma “Sin city” ha peccato di leggerezza, permettendo che le alte temperature diventassero mortali. Come in tutto il Nevada, la città del peccato ha incoraggiato uno sviluppo senza freni fin dagli anni ’30, con l’avvento dell’era del raffreddamento domestico, quando la sua popolazione ha iniziato a raddoppiare nonostante le limitate risorse idriche e l’aumento della siccità. Gli immensi hotel-resort-casinò sono stati a lungo il motore economico: più di un terzo della forza lavoro della zona ruota intorno ai 40 milioni di visitatori che ogni anno invadono alberghi grandi come cittadine. E con la crescita del turismo, cresce anche la popolazione residente.

“Il problema di Las Vegas è che facciamo sempre festa, ha polemicamente ammesso Tick Segerblom - un ex senatore che ora siede nella commissione della contea di Clark - non ci prendiamo mai la briga di chiederci dove stiamo andando e che cosa stiamo facendo. Non ne abbiamo il tempo”.

Durante i mesi estivi, quando gli autobus urbani di Las Vegas si guastano spesso, molti passeggeri si portano gli ombrelli per proteggere la pelle, e quelli che non ce l’hanno camminano inseguendo l’ombra di palme, cartelli ed edifici per evitare l’esposizione diretta ad un sole che non perdona.

Le fasce povere della città sono quelle più a rischio. Ventilatori e sistemi di raffreddamento possono salvare delle vite, ha assicurato Jill Roberts, investigatore dell’ufficio del coroner, “ma tanta gente non ha i soldi per sistemare o installare l’aria condizionata”. Centinaia di senzatetto scelgono di accamparsi nelle fognature piuttosto che dormire in superficie, creando un mondo parallelo e invisibile della capitale dello sfarzo e del glamour.

Come molte altre città degli Stati Uniti, Las Vegas ha iniziato solo di recente a fare i conti con il suo futuro: “La vera domanda è: vogliamo vivere in un posto dove andiamo da case all’ufficio senza mai uscire perché fa troppo caldo?”, si chiede ancora polemicamente l’ex senatore Segerblom.

Rachel Licker, portavoce dell’Union of Concerned Scientists ha avvertito che il livello di produttività e i servizi essenziali del Nevada meridionale saranno sempre più sotto stress dall’aumento delle temperature: i progetti di costruzione rallenteranno o si fermeranno più frequentemente per garantire la sicurezza dei lavoratori e anche la polizia e i servizi essenziali potrebbero subire conseguenze. “Anche se chi abita a Las Vegas è abituato a convivere con temperature molto alte, il calore è destinato ad aumentare, e non sappiamo quanto tempo saremo in grado di resistere”.

Mentre la Las Vegas Valley raggiunge i suoi limiti, molti nella comunità credono che ora sia il momento opportuno per pensare al futuro della città: “Cosa vogliamo essere da grandi? C’è un modo per gestire questa valle in modo che aumenti la qualità della vita dei cittadini del Nevada, e non solo quella dei turisti?”.

Le soluzioni, anche se parziali, ci sarebbero: piantare più alberi, applicare standard edilizi ad alta efficienza energetica e sviluppare alternative alle strade asfaltate e ai marciapiedi di cemento. Per ridurre la propria impronta di carbonio, Las Vegas ha già iniziato ad alimentare tutti gli edifici governativi e i lampioni stradali con energie rinnovabili. I maggiori consumatori di energia dello stato, gli hotel, hanno fatto propria la sostenibilità ambientale: l’MGM Resorts ha installato oltre 4.000 metri quadri di pannelli solari sul tetto del centro congressi del Mandalay Bay, e gran parte dell’elettricità che scorre attraverso il Bellagio, il Luxor e il New York, New York proviene da un grosso impianto solare nel deserto del Mojave. L’MGM dona anche il cibo avanzato ad un banco alimentare e utilizza termostati intelligenti per evitare di raffreddare le stanze vuote.

Da parte loro, gli elettori del Nevada hanno approvato un’iniziativa che richiede ai servizi pubblici di ottenere il 50% dell’elettricità da fonti rinnovabili entro il 2030. “Il calore è attualmente il peggior killer degli Stati Uniti, e se non facciamo qualcosa, i cambiamenti climatici finiranno per annientarci”.

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