L’Everest restituisce i morti

| Lo scioglimento dei ghiacci riporta alla luce i corpi di alpinisti rimasti sulle cime himalayane. Un lavoro costoso, delicato e impegnativo

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Secondo calcoli piuttosto precisi, dal 1921 ad oggi circa 4.800 persone hanno tentato di affrontare gli 8.848 metri dell’Everest, la leggendaria montagna più alta del pianeta al confine fra Cina e Nepal. Di queste, circa 300 non ce l’hanno fatta e sono rimaste lì, ingoiate per sempre dalle nevi e dal ghiaccio. La regola, che gli alpinisti conoscono e accettano è che riportare a valle il corpo è impossibile per l’altitudine e il peso.

Ma sta succedendo qualcosa che fino a pochi anni era impensabile: il riscaldamento globale del pianeta, che sta colpendo anche le altissime vette himalayane, ha sciolto delle parti di ghiaccio antichissimo, restituendo i corpi di scalatori morti decenni prima. Lo conferma Ang Tshering, ex presidente della “Nepal Mountaineering Association”, che ha raccontato di aver già riportato a valle diversi cadaveri di alpinisti morti mentre affrontavano il temibile Everest. “È iniziato tutto nei pressi del Campo 1 e del Campo 4, dove braccia e gambe sono riaffiorati per effetto del livello di ghiaccio che si è notevolmente abbassato”.

E visto che la macabre scoperte si ripetevano con sempre maggiore frequenza, le autorità governative hanno deciso di creare una sorta di task force che ha il compito per nulla di semplice di riportare a valle i corpi dei defunti: si tratta di operazioni delicate, tecnicamente impegnative e dal costo molto elevato, che in base alla posizione e allo stato di conservazione dei corpi può variare fra i 40 ed gli 80mila dollari. Alcuni risalgono agli anni Venti, l’epoca dei primi tentativi, quelle che ha fatto più vittime per l’impreparazione e un’attrezzatura del tutto improvvisata, anche se diversi cadaveri sono lì dagli anni Ottanta, quando l’Everest visse una sorta di celebrità che spinse diversi avventurieri da ogni parte del mondo a tentare la scalata cacciandosi nei pasticci. Uno dei più celebri è Tsewang Paljior, “Green Boots”, l’alpinista indiano 28enne morto nella tempesta del 1996, la cui storia è stata raccontata dal film “Everest”. I suoi celebri scarponi verdi sono ormai diventati un segnale utile all’orientamento degli scalatori. Nei prossimi giorni, la Cina inizierà le operazioni di recupero dei corpi di 17 alpinisti morti fra i 7.700 e gli 8.750 metri.

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