Lorenzo Cutugno, vittima dimenticata

| Nella cerimonia che ricorda il 41esimo anniversario dell’omicidio dell’agente di custodia, assenti le autorità della Polizia Penitenziaria e quelle del Comune. La protesta dell’Osapp

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L’11 aprile del 1978, Lorenzo Cutugno, agente di custodia in servizio alle carceri Nuove di Torino, cade sotto i colpi di pistola esplosi da Cristoforo Piancone e Nadia Ponti, due terroristi delle Brigate Rosse che gli sparano alle gambe per ferirlo. Cutugno reagisce, spara ai due terroristi in fuga e riesce a ferirli: interviene Vincenzo Acella, un terzo brigatista di copertura, che colpisce l’agente alle spalle finendolo con un proiettile alla testa.

Sabato 13, è stata ricordata l’uccisione dell’agente con un cerimonia a cui erano presenti i familiari della vittima, un gruppo di agenti della Polizia Penitenziaria in pensione e altri in servizio, e un gruppo di volontari dell’associazione “Nessun uomo è un’isola”. 

“L’11 aprile è una giornata triste per la polizia penitenziaria, in occasione del 41esimo anniversario dell’omicidio di Lorenzo Cutugno, in servizio alla casa circondariale Le Nuove di Torino. L’agente di custodia venne assassinato da un commando di terroristi delle Brigate Rosse all’uscita della sua abitazione, mentre stava per recarsi al lavoro”, ha commentatoLeo Beneduci, segretario del sindacato autonomo Osapp (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria).

Amara la denuncia di Beneduci, che fa notare l’assenza delle autorità: “Oltre all’indegna vuoto dell’Amministrazione Penitenziaria, erano totalmente assenti le autorità della Città di Torino. Un’assenza indegna: non accetteremo mai che, oltre all’inefficienza e alla noncuranza che connotano l’attuale sistema penitenziario, si debba assistere anche all’indifferenza rispetto al ricordo di chi ha versato il proprio sangue a difesa delle istituzioni. È inaccettabile che l’indifferenza si sia constatata nei rappresentanti del Comune di Torino, forse perché troppo impegnati nella campagna per le elezioni europee. Chiediamo pertanto al Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede di fare debita chiarezza nei confronti di chi, pur percependo ingenti retribuzioni, limita la propria azione all’occupazione della poltrona e non ottempera ai doveri del proprio incarico”.

Sul luogo dell’omicidio è stata posta una corona di alloro: “Vogliamo ricordare il collega, ma anche quei valori impressi nel nostro cuore e nelle uniformi che con onore indossiamo in difesa dei cittadini e dello Stato”. 

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