Meglio un uovo oggi o una colomba domani?

| Quest’anno Pasqua è particolarmente alta, cade alla fine di aprile: la data è calcolata partendo dall’equinozio primaverile, fino al primo plenilunio successivo

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di Marco Belletti

Sembra che quest’anno, molto più delle colombe, le grandi protagoniste di Pasqua saranno le uova. Secondo i dati elaborati congiuntamente dall’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare insieme e dalla Coldiretti, dovrebbero essere ben 453 milioni le uova consumate in questi giorni in Italia: di gallina, sode da mangiare, dipinte o di cioccolato, le uova vinceranno senza difficoltà il confronto con gli altri dolci del periodo, con un giro d’affari superiore ai 400 milioni di euro.

Tra l’altro, il confronto interno è abbondantemente appannaggio delle uova di gallina, circa 436 milioni contro i “soli” 17 milioni di esemplari in cioccolato.

Inoltre, le ultime tendenze di medicina e dietologia – per esempio uno studio australiano pubblicato dall’American Journal of Clinical Nutrition – affermano che mangiare fino a dodici uova alla settimana per un anno (diciamo la tipica colazione all’inglese) nell’ambito di un regime alimentare sano, non solo non farebbe ingrassare ma non dovrebbe neppure fare aumentare i rischi per il cuore e le arterie. 

Quindi sembrerebbe che il dilemma “meglio un uovo oggi o una colomba domani?” in prossimità di Pasqua abbia una risposta certa…

Quest’anno la festa per la resurrezione di Cristo – principale solennità del Cristianesimo – è “alta”, cioè cade tra il 14 e il 25 aprile. Viceversa è “bassa” quando è festeggiata dal 22 marzo al 2 aprile e “media” dal 3 al 13 aprile.

Il motivo per cui il giorno in cui è fissata Pasqua può essere compreso in questo lungo periodo è perché viene calcolata in funzione dell’equinozio primaverile, del plenilunio e del giorno in cui cade la domenica: sembra difficile, in realtà il calcolo è piuttosto semplice.

L’equinozio – dal latino “aequa nox”, cioè la notte uguale – è il giorno in cui le ore di luce equivalgono a quelle di buio, ce ne sono due all’anno e sono le date in cui iniziano la primavera e l’autunno. Il primo cade tra il 19 e il 21 marzo ed è da qui che si parte per calcolare la Pasqua in quanto è la domenica successiva al primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera.

Tuttavia, quest’anno c’è un’anomalia nel calcolare la data della festa. Infatti, l’equinozio di primavera è giunto mercoledì 20 marzo alle 22:58 (ora italiana) e dopo meno di quattro ore, alle 2:43 di giovedì 21 marzo, è arrivato il plenilunio. La prima domenica dopo la Luna piena è il 24 marzo eppure la Pasqua 2019 arriva solo il 21 aprile.

Il motivo è molto semplice: per convenzione la Chiesa ha deciso che l’equinozio debba sempre essere calcolato il 21 marzo (senza tenere conto di quando cade dal punto di vista astronomico) e quindi la prima luna piena arriva solamente venerdì 19 aprile e la prima domenica successiva a tale data è il 21 aprile.

Questo sistema di calcolo fu definito nel IV secolo durante il primo concilio di Nicea mentre nei secoli precedenti esistevano differenti metodi, comunque legati al calcolo della Pasqua ebraica, che cade 14 giorni dopo l’inizio dell’anno religioso, cioè il giorno della prima luna nuova dopo l’equinozio di primavera. 

Sulla base dell’attuale calcolo, all’inizio del VI secolo Dionigi il Piccolo calcolò che la Pasqua cristiana è sempre compresa tra il 22 marzo e il 25 aprile. Infatti, se il 21 marzo è giorno di luna piena e cade di sabato, Pasqua sarà il giorno successivo 22 marzo. Se il plenilunio dovesse cadere il 20 marzo, il successivo si verificherebbe il 18 aprile, e se questo giorno fosse domenica si dovrebbe attendere quella successiva, il 25 aprile.

In funzione di quando cade Pasqua, sono determinate anche altre celebrazioni religiose, come Quaresima e Pentecoste, o feste pagane come il Carnevale. L’attuale struttura dell’anno liturgico è il risultato di una progressiva evoluzione storica secondo le esigenze di ogni epoca. Nel IV secolo esisteva già la Quaresima di 40 giorni calcolati a ritroso partendo dal venerdì santo fino raggiungere la prima domenica di Quaresima. Nel VI secolo la Quaresima risultò di 42 giorni in quanto fu calcolata partendo dalla domenica di Pasqua, fino a quando Gregorio Magno ritenne non corretto considerare come penitenziali anche le domeniche, compresa quella delle Palme il che ridusse la Quaresima a 36 giorni: per cui decise di anticiparne l’inizio al mercoledì, che diventerà delle ceneri.

Più semplice il calcolo della Pentecoste, il cui nome deriva dal greco antico πεντηκοστή (ἡμέρα), ossia cinquantesimo (giorno). Infatti, cade la prima domenica successiva al cinquantesimo giorno dopo Pasqua.

Altrettanto semplice calcolare la data di Carnevale, che cade 40 giorni prima di Pasqua.

Tornando a Pasqua e alle uova, queste sono certamente il più rappresentativo tra i simboli della festività, con una tradizione che risale a un’epoca precedente al Cristianesimo. Per esempio, gli antichi Persiani consideravano l’uovo della gallina un segno di buon auspicio e simbolo della natura in rinnovamento. Gli Egizi a inizio primavera regalavano uova dipinte a parenti e amici come augurio di rinascita. Per gli antichi Romani ogni essere vivente è generato dall’uovo (“omne vivum ex ovo”) mentre per i Cinesi la Terra è nata da un uovo gigante.

Nella tradizione cristiana, le uova rappresentano la resurrezione: Maddalena, ritornando dal santo sepolcro vuoto, incontrò Pietro che le disse “crederò alla resurrezione di Cristo solo se le uova che porti nel tuo cestino si coloreranno di rosso” Ovviamente… Da allora al termine della messa per la celebrazione della Pasqua, tra i fedeli vengono distribuite uova colorate di rosso, a rappresentare il sangue di Gesù. Nel Medioevo erano servite a tavola uova sode dipinte a mano, nel XV secolo con le uova deposte il venerdì santo si preparavano omelette per la colazione.

La consuetudine della sorpresa all’interno dell’uovo è invece un’idea di Peter Carl Febergé, orafo russo, per soddisfare una richiesta dello zar Alessandro III che aveva chiesto un gioiello da regalare alla moglie. L’idea dell’orafo fu realizzare un uovo di smalto bianco con all’interno altre piccole uova, come una matrioska. Da quel momento, ogni anno, dovette crearne sempre di nuove.

E le uova di cioccolato? Alcuni affermano risalgano a Luigi XIV, altri invece che fossero già preparate in epoca precolombiana in America, area d’origine del cacao. 

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