No-vax, vegani e la pappa del gatto

| La legge inglese punisce chi obbliga i propri animali domestici carnivori a una dieta senza carne, ma ancora non si è espressa contro chi obbliga i propri figli ad ammalarsi perché rifiutano i vaccini

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È strano che non ci siano ancora state evidenti manifestazioni no-vax contro Edward Jenner, forse perché gli anti-vaccinisti non hanno ben chiaro chi sia stato. Jenner fu un medico e naturalista britannico nato nel 1749, famoso per l’introduzione del vaccino contro il vaiolo, per cui è considerato il padre dell’immunizzazione. Oltre alla medicina, Jenner si dedicò allo studio delle mongolfiere, del tartaro emetico e del cuculo, motivi per cui fu nominato membro della Royal Society nel 1789.

Con il termine no-vaxxer (o anti-vaccinisti) si indica chi si oppone alla somministrazione dei vaccini, assumendo in tal modo una posizione contraria a quella comunità scientifica che invece ne sottolinea l’assoluta efficacia e sicurezza.

La vaccinazione per sconfiggere le malattie infettive risale al 1796 ed è sempre stata oggetto di discussione tra sostenitori e oppositori. I primi no-vaxxer esponevano obiezioni di carattere ideologico – in quanto i vaccini implicavano l’inserimento di materia “animale” nel corpo – e religioso, entrando in gioco il modo di concepire il male, la predestinazione e il diritto di opporsi alla natura. E questi dubbi e queste convinzioni furono difficili da sconfiggere, nonostante i morti tra chi era colpito dal vaiolo scendesse, in caso di vaccinazione, dal 40 al 3 per cento.

Oggi le motivazioni sono molto differenti, ma in fin dei conti l’ostinazione e l’accanimento sono gli stessi: i medici sono ovviamente tutti fantocci in mano all’industria farmaceutica, sono i dottori i primi a non vaccinarsi, i genitori sono in grado di decidere che cosa è meglio per i propri figli…

Nel 2016 il “Vaccine Confidence Project” (un gruppo di ricerca universitario di Londra) ha messo in evidenza che lo scetticismo nei confronti dei vaccini è estremamente variabile secondo le nazioni: in Francia il 41 per cento della popolazione nutre dubbi sulla loro sicurezza, il 27 per cento in Russia, il 21 per cento in Italia, il 13 per cento negli Stati uniti, il 10 per cento in Germania e il 9 per cento nel Regno Unito. La media mondiale sarebbe del 12 per cento.

Il modo di pensare e di agire dei no-vaxxer rispecchia in modo del tutto analogo il comportamento di quei vegani che obbligano i propri animali di compagnia carnivori – soprattutto i gatti – a non mangiare carne.

Tanto che alcuni mesi fa c’è stata un po’ di polemica sui media in merito a un intervento della Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals (l’RSPCA, ente britannico per la protezione degli animali) che segnalava ai padroni dei gatti la necessità di non far seguire ai loro animali una dieta vegana in quanto era contro la legge, con il rischio di finire arrestati. L’associazione ha messo in evidenza che al contrario dei cani (più onnivori) i gatti sono decisamente carnivori e devono quindi mangiare spesso la carne per rimanere sani. E sembra che le leggi inglesi parlino chiaro: i padroni degli animali devono fare il possibile per assicurare il benessere dei loro animali anche fornendo loro una dieta adeguata. In caso di abusi si rischia non solo multe pesanti, ma anche sentenze penali per maltrattamenti.

Così come Jenner anche Donald Watson era nato in Inghilterra ed è stato un attivista pioniere del veganismo. Vegetariano dal 1924, Watson nel 1944 fondò insieme con Elsie Shrigley la Vegan Society, dopo che la società vegetariana non aveva accettato la sua proposta di escludere i latticini dai prodotti considerati vegetariani. Watson scrisse un articolo in cui spiegò le ragioni della scissione, concludendolo con una battuta sarcastica:

“Dammi da bere un whisky che ho sete”.

“Dovresti bere il latte, che fa meglio”.

“Ma io non sono assetato di sangue”.

Comunque, a sentire lo Human Research Council statunitense oltre il 70 per cento dei vegani dopo un po’ di mesi torna a mangiare regolarmente la carne.

Oltre al condiviso rifiuto dei risultati scientifici convenzionali, c’è un altro punto in comune tra i vegani e gli anti-vaccinisti: sembra che entrambi i movimenti siano composti in grande maggioranza (quasi l’80 per cento) da donne. A confermarlo una ricerca condotta da due studiosi australiani – Naomi Smith e Tim Graham – imperniata sull’analisi dei post sulle pagine Facebook dei no-vax.

E ciò accade nonostante le donne leggano di più, comprino più libri e abbiano una preparazione scolastica migliore rispetto agli uomini. Negli Stati Uniti le donne che si laureano sono il 38 per cento contro il 33 per cento degli uomini. Ma allora come mai sono proprio le donne le più “accese” anti-vacciniste e vegane?

James Douglas Hansen ha commentato su “Nota diplomatica” che secondo alcune ricerche le donne sono attratte dalle eresie mediche a causa di un retaggio storico: da sempre “garanti” del benessere della salute della famiglia, le donne continuano coerentemente a preoccuparsi più degli uomini in merito a temi sanitari.

Questa teoria, tuttavia, ha scatenato un altro movimento molto importante, quello delle femministe, che non hanno gradito la visione piuttosto reazionaria del ruolo femminile che emerge da questa ipotesi.

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