Nuovi misteri per il sequestro di Chloe Ayling

| La modella inglese sequestrata un anno fa a Milano e detenuta per sette giorni in un cascinale del torinese, non si è costituita parte civile nel processo a carico di uno dei suoi sequestratori. L’ennesimo mistero di una storia ingarbugliat

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Nella drammatica storia dei sequestri di persona, quello della modella inglese Chloe Ayling è destinato a restare nella galleria dei più strani. Nel luglio del 2017, la notizia del suo rapimento invade le cronache di mezzo mondo: lei è appena arrivata a Milano per un servizio fotografico (finto), si presenta all’appuntamento e scompare. La manager della ragazza, ad un giorno di distanza, sporge denuncia: nell’appartamento del finto set fotografico, la polizia ritrova gli effetti personali di Chloe. Sedata, secondo il suo racconto, la giovane si risveglia nel bagagliaio di un’auto: un viaggio di circa tre ore la porta a Lemie, un minuscolo centro della provincia di Torino. Qualche giorno di silenzio angosciante, e la manager e la famiglia ricevono alcune email in cui si chiede un riscatto di 300mila euro.

L’autore del sequestro è il polacco Lukasz Pawel Herba, con la complicità di suo fratello Michal Conrad, che per qualche strano motivo la tiene reclusa per una settimana senza mai sfiorarla con un dito, con l’idea di venderla sul “dark web”, dove una bambolona giovane, bionda e formosa come Chloe può valere una fortuna. Ma è lo stesso Lukasz a liberarla, accompagnandola di persona al consolato britannico di Milano, dove poco dopo arriva la polizia con le manette pronte.

È a questo punto che parte una sequela di supercazzole senza fine: Herba racconta di essere malato di leucemia e alla ricerca di soldi per pagarsi le cure avrebbe iniziato a collaborare con “tre rumeni di Birmingham” che avevano in mente di sequestrare giovani modelle per chiedere un riscatto. E volendo non è male nemmeno la versione della stessa Chloe Ayling, secondo cui Herba apparterrebbe alla setta “Black Death” che si autofinanzia vendendo giovani e procaci europee a vogliosi sceicchi dei paesi arabi. Il motivo per cui il polacco avrebbe cambiato idea? Una botta di tenerezza: avrebbe visto alcune foto su Instagram di Chloe con il suo figlioletto di pochi mesi.

Va da sé: nessuna delle due tesi è mai stata avvalorata da un solo indizio. Herba è finito in galera per sequestro di persona, definito nei verbali della polizia “soggetto pericoloso con aspetti di mitomania”, ma gli stessi racconti della ragazza convincono poco: le avrebbero praticato un’iniezione attraverso lo spesso giubbotto in pelle che indossava, operazione difficile perfino con un ago da materassaio. Ancora più inquietanti, a questo punto, sono le immagini di alcune telecamere di sorveglianza del piccolo centro torinese, che li riprendono seduti al bar o all’interno di un negozio di scarpe, come una normale coppia in giro per shopping.

Cosa sia successo in realtà ancora non è chiaro, ma nel frattempo Chloe è riuscita a capitalizzare la brutta esperienza prima scrivendo un libro, subito dopo conquistando 135mila followers su Instagram e alla fine trovando un posto nell’edizione inglese del “Grande Fratello Vip”.

A Lukasz Pawel Herba è andata peggio: è stato condannato in primo grado a 16 anni e 9 mesi, mentre per il fratello Michal Konrad è iniziato proprio in questi giorni il processo.

Ma i colpi di scena in questa vicenda al limite del paradossale non sono finiti: proprio in vista del processo del fratello del suo rapitore, Chloe Ayling aveva tempo fino all’inizio del dibattimento per costituirsi parte civile, sperando così in ottenere un risarcimento in caso di condanna. Ma lei non si è presentata in aula, e neanche ha comunicato alla corte la scelta del proprio legale. L’ultimo, Francesco Pesce, l’ha lasciata al suo destino dopo averla difesa nel processo di Lukasz Herba, senza ricevere uno solo euro dei seimila pattuiti con la modella.

A questo punto, ha raccontato l’avvocato Pesce all’agenzia Agi: “Non solo non verrà stabilito un risarcimento a suo favore nel caso di condanna, come nell’altro processo, quando i giudici avevano disposto una provvisionale di 60 mila euro a carico di Lucasz Herba, ma lei non potrà nemmeno dare il suo contributo all’esito del processo. E se Michal Konrad dovesse essere assolto, i giudici d’appello potrebbero mettere in discussione anche la condanna per Lucasz”.

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