Prigioniero ad Abu Dhabi: sto morendo

| Massimo Sacco, l’imprenditore arrestato per traffico internazionale di droga, denuncia le gravi condizioni di salute in cui si trova: picchiato e torturato, vede peggiorare la malattia di cui soffre e sa che gli resta poco tempo

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L’incubo di Massimo Sacco inizia il 5 marzo dello scorso anno: dopo aver partecipato ad una festa al “Barasti”, un locale molto frequentato sul lungomare di Dubai, finisce in spiaggia insieme ad un amico. Sono ubriachi e Sacco, che ha avuto problemi di droga, accetta una bustina di cocaina da un uomo. Qualche ora dopo, tornato nella sua abitazione, viene svegliato nel cuore della notte dalla polizia: lo arrestano con l’accusa di traffico internazionale di sostanze stupefacenti. La confessione estorta all’amico lo incastra: per sette mesi, Sacco finisce dietro le sbarre della stazione di polizia di Al Barsha, poi lo trasferiscono nella prigione federale “Al Sadal 4”, ad Al Wathba, Abu Dhabi.

È la compagna e socia in affari, Monia Moscatelli, ad aver consegnato al programma “I Lunatici”, in onda su “Rai Radio2”, un drammatico audio in cui denuncia la drammatica situazione in cui si trova Sacco, tutt’ora in attesa di giudizio: “Sto morendo, il mio stato di salute è ormai al collasso. Sono stato sottoposto ad un esame del sangue che dimostra la presenza di una devastante microtemia, ma il direttore del carcere gioca da tre mesi con la mia vita, sono stato sottoposto a una radiografia alla milza che sta assumendo delle dimensioni spropositate, e ho perso 13 kg in 15 giorni. Rischio che a breve la malattia si trasformi in leucemia. La situazione è diventata drammatica e solo adesso stanno cercando di metterci una toppa. Vorrebbero curarmi dandomi del ferro, ma equivale a condannarmi a morte. I medici degli Emirati Arabi non sanno cos’è la microtemia, che pur essendo una grave forma di anemia non va assolutamente curata con il ferro. Non ho più parole. Chiama in radio, cerca di smuovere qualcosa. Ascoltami bene, gira questo messaggio all’avvocato, mi hanno preso a botte fino ad ora”. 

Nell’audio, Sacco afferma di essere stato “sottoposto a torture atroci da parte delle guardi carcerarie, riportando contusioni in tutto il corpo, l’incrinazione di tre costole e scosse elettriche ai genitali che mi hanno provocato il gonfiore del testicolo sinistro, che ormai ha le dimensioni di un’arancia e mi procura un dolore atroce impedendomi di camminare. Spero di poter tornare in Italia, sempre che non muoia in carcere: sono rinchiuso da 12 mesi senza nessuna sentenza e senza alcun diritto umanitario”.

Al momento dell’arresto, ricorda Sacco, aveva 10 grammi di cocaina, “ senza nessuna prova oggettiva hanno fatto di tutto per farmi confessare. Hanno costretto anche la mia compagna, del tutto estranea alla vicenda, a spogliarsi nuda davanti a 10 agenti, tutti uomini, e ad andare con loro in carcere per un’intera notte, il tutto per estorcermi una falsa dichiarazione, per dire che quella droga l’avevo presa in Italia in cambio del suo immediato rilascio”.

Marina Sacco, sorella di Massimo, ha ringraziato i conduttori del programma radiofonico Rai per aver trasmesso uno stralcio del documento audio: “Grazie a voi si sono accessi i riflettori a livello mediatico su questa storia. Mio fratello ha fatto una cretinata usando stupefacenti, ma non è uno spacciatore, non ha fatto niente di male”.

Massimo Sacco, romano, 53 anni, dal 2013 vive negli Emirati Arabi Uniti, dove gestisce una società di consulting in ristrutturazioni specializzata in negozi di abbigliamento, con appalti milionari. Il ministero degli esteri ha assicurato che il caso è seguito con la massima attenzione dall’ambasciata d’Italia ad Abu Dhabi, a stretto contatto con la Farnesina.

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