De Gaulle, il presidente che amava le auto

| Le vicissitudini del generale più amato dai francesi a bordo della DS “Presidentielle”, con una blindatura progettata e costruita sulla base di una DS 21 di serie

+ Miei preferiti

Charles de Gaulle ha guidato la Francia durante la Resistenza e ne è stato il presidente dal 1959 al 1969, un decennio durante il quale ha lasciato un’impronta significativa sul Paese e sugli stessi francesi. Poco dopo il suo insediamento alla Presidenza della Repubblica, fece pressioni perché il parco auto dell’Eliseo venisse rinnovato: tre anni prima, era apparsa al Salon de l’Auto di Parigi la nuova “DS19”, vettura che nella sua elegante bellezza, incarnava perfettamente quell’ideale di grandezza della Francia (la celebre “grandeur”) a lui così caro.

In breve, ogni spostamento, parata, apparizione pubblica di ministri e deputati (ma anche di sindaci e prefetti) era accompagnato da uno stuolo di nerissime DS che divennero immediatamente il simbolo stesso della presenza dello Stato. De Gaulle, la DS19 se l’era comprata (e così fu per tutte le DS che utilizzò), ovviamente nera, dal suo concessionario di fiducia. Ci si sarebbe aspettati una DS Prestige, invece no: era una berlina normalissima, senza alcuna separazione tra i posti posteriori e l’autista: Charles de Gaulle considerava il suo autista un amico e un confidente, non avrebbe accettato “muri” tra lui e il suo autista, che spesso raggiungeva sul sedile anteriore durante gli spostamenti più lunghi, per poter conversare con più comodità.

Poi, nell’agosto del 1962, accadde il fattaccio di Petit Clamart: De Gaulle era tornato a Parigi dalle vacanze estive per un consiglio dei ministri urgente. Per farlo, un aereo l’aveva portato fino all’aeroporto militare di Villacoublay, da dove una DS19, scortata da poliziotti in motocicletta, l’aveva portato a Parigi. 

Alla sera, al momento di tornare a Villacoublay: un gruppo di terroristi aprì il fuoco contro la DS del Generale. Il convoglio passò senza feriti, ma con la DS del Generale che aveva due pneumatici (uno anteriore, l’altro posteriore) a terra. Ciononostante, l’autista riuscì a guadagnare velocità e seminare gli attentatori. Se questo episodio portò un’inattesa pubblicità alle caratteristiche stradali uniche al mondo della DS19, pose grossi problemi alla scorta del Generale che non voleva sentir parlare di auto blindate per i suoi spostamenti. De Gaulle amava il contatto con la gente e per raggiungerla usava raramente aerei ed elicotteri, preferendo di gran lunga la sua DS.

Nonostante le sue iniziali titubanze, dopo l’evidenza di altri attentati in preparazione da parte dei terroristi (e non solo), De Gaulle acconsentì allo studio di una vettura blindata speciale per la Presidenza della Repubblica. A condizione, ça va sans dire, che fosse una DS. Del progetto, fu incaricata una equipe guidata dal giovane Robert Opron, allievo di Flaminio Bertoni: la costruzione fu affidata alla “Carrosserie Chapron”, di Levallois, che da alcuni anni collaborava strettamente con Citroën per la produzione delle Cabriolet su base DS.

La fase di design iniziò nel 1964, ma la scomparsa di Flaminio Bertoni avvenuta pochi mesi dopo e l’imminente arrivo di una nuova versione della DS19, più potente e robusta, fecero slittare la progettazione fino alla seconda metà del ‘65, quando fu presentata la nuova DS21, più adatta a sopportare il peso della imponente blindatura e della incredibile carrozzeria che avrebbe dovuto ricoprirla.

Si racconta che il Generale e la moglie furono invitati a Levallois per vedere la “maquette” in legno della nuova vettura. De Gaulle scosse vigorosamente la testa davanti a quella specie di portaerei che era la nuova “Presidentielle”, soprattutto quando scoprì la parete blindata interna, che l’avrebbe diviso dall’autista: era spessa diversi centimetri ed era inamovibile e non abbassabile, un muro. Ci volle un po’ di tempo per calmare l’illustre ospite, ma alla fine De Gaulle dopo aver provato la seduta entrando nella maquette, si alzò, salutò i convenuti e tornò all’Eliseo. Si poteva procedure.

La meccanica era quella della DS21 di serie, cui erano state aggiunte delle astuzie che consentivano alla “1-PR-75” (il numero di targa che le fu assegnato di diritto), di viaggiare a bassissima velocità anche per ore (indispensabile nelle parate) conservando la climatizzazione interna e senza che il motore si surriscaldasse. Dentro c’era tutto il possibile e di più, persino una “cassetta postale” che permetteva di scambiare messaggi tra i posti posteriori e l’aiutante di campo del Generale, seduto accanto all’autista.

L’auto fu consegnata nel 1968, ma il Generale la utilizzò in totale tre sole volte, in occasioni ufficiali, preferendogli la sua nuova DS21 Pallas, acquistata, come sempre, dal suo amico concessionario. 

Dopo aver perduto il referendum da lui voluto nel 1969 sulla riforma costituzionale, Charles de Gaulle si dimise, lasciando la guida del Paese a Georges Pompidou. Il nuovo presidente utilizzerà più spesso la grande “Presidentielle”, ma nel frattempo le mode erano cambiate ed il design della “1-PR-75”, risultava irrimediabilmente invecchiato. Così tornarono in auge le classiche berline DS di serie: indifferenti al tempo e alle mode, caratterizzate dal loro stile intramontabile, affiancate, per le occasioni ufficiali da ben due SM cabriolet a quattro porte che tutt’oggi fanno parte delle scuderie dell’Eliseo.

Galleria fotografica
De Gaulle, il presidente che amava le auto - immagine 1
De Gaulle, il presidente che amava le auto - immagine 2
De Gaulle, il presidente che amava le auto - immagine 3
De Gaulle, il presidente che amava le auto - immagine 4
De Gaulle, il presidente che amava le auto - immagine 5
De Gaulle, il presidente che amava le auto - immagine 6
De Gaulle, il presidente che amava le auto - immagine 7
De Gaulle, il presidente che amava le auto - immagine 8
De Gaulle, il presidente che amava le auto - immagine 9
De Gaulle, il presidente che amava le auto - immagine 10
Auto & moto
«500e», il new deal della vecchia, cara Fiat
«500e», il new deal della vecchia, cara Fiat
Debutto in grande stile per il modello full-electric che anticipa la rinascita del marchio torinese e mette in mostra il sofisticato know-how poco prima della nascita del gruppo «Stellantis»
Annullato il Salone dell’Auto di Ginevra
Annullato il Salone dell’Auto di Ginevra
Dopo il Mobile World Congress di Barcellona, è il secondo grande evento europeo a subire le conseguenze del dilagare del coronavirus
Il “Back to the Future” della DeLorean
Il “Back to the Future” della DeLorean
La leggendaria auto protagonista del film sarebbe pronta a tornare in un piccola serie, grazie ad una nuova legge americana che consente il ritorno di modelli storici
Il ritorno dell’Hummer (elettrico)
Il ritorno dell’Hummer (elettrico)
Da simbolo del sogno americano più opulento a quint’essenza della cafonaggine che ammorbava il mondo. La parabola del Suv più esagerato della storia sembra pronta per un altro capitolo
Tesla Cybertruck, “la cosa” è tra noi
Tesla Cybertruck, “la cosa” è tra noi
Difficile da racchiudere in una definizione, per Elon Musk è un super pick-up o giù di lì. A forme così brutte da sembrare piacevoli abbina autonomia record (800 km), capacità di carico da furgonato e riprese rabbiose. Atterrerà nel 2022
Tesla, the european invasion
Tesla, the european invasion
Elon Musk in persona ha annunciato la nascita a Berlino della quarta Giga-factory dedicata a produzione, progettazione e design. Dopo la Cina, parte la conquista della vecchia Europa
Più colonnine elettriche che pompe di benzina
Più colonnine elettriche che pompe di benzina
Storico sorpasso in UK, ora le stazioni di ricarica elettrica superano di 1000 unità i distributori di carburante. Sono 9300 colonnine contro 8400 impianti tradizionali
Furbetti togli-km, con Diogene li smascheri
Furbetti togli-km, con Diogene li smascheri
Il programma italo-svizzero Diogene è in grado di accertare i reali km percorsi da qualsiasi auto, anche non recente. Adottato dai maggiori marchi mondiali. Il fenomeno delle truffe altera il mercato auto
883 o 338? Ecco la mini Harley Davidson made in China
883 o 338? Ecco la mini Harley Davidson made in China
La casa USA sbarca in Asia per aumentare le vendite minacciate dall'età avanzata della sua clientela tradizionale. Moto di piccola cilindrata in collaborazione con Qianjiang Motorcycle Company. Sul mercato nel 2020
FCA, 'vendite di veicoli gonfiate': ritorsioni contro il manager che collabora con l'Fbi
FCA,
Il manager Ram, Reid Bigland, s'è visto tagliare lo stipendio di 2 milioni di dollari: "Una ritorsione perché ho collaborato con l'Fbi su come venivano gonfiati i dati". Replica: "Azienda ha agito secondo le norme"