Eight Wonder

| Presentata ufficialmente l’ottava generazione della Volkswagen Golf, uno dei modelli più longevi di sempre: dietro linee che rispettano la tradizione, una dotazione tecnologica di prim’ordine

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Il dettaglio più straordinario e unico è che dopo 45 anni di onorata carriera, senza mai nemmeno un’esplorativa per la pensione, la “Golf” resta sempre uguale a se stessa. Un meraviglioso clone di successo che alla faccia delle nicchie di mercato e delle svariate misure dei modelli in cui ormai si frammenta il mercato automobilistico, si perpetua restando fedele alla propria missione originaria di compatta di segmento C nata per essere perfettamente trasversale: piace ai giovani, alle famiglie, alle donne, a chi non ha bisogno di spazi immensi, a chi vuole un po’ d’immagine e a chi di un’auto pensa soprattutto al valore residuo dell’usato. Piace a tutti, e a Wolfsburg lo sanno.

L’ottava generazione, che sulla schiena si carica il fardello di 35milioni di veicoli venduti dal 1974 ad oggi, è stata presentata con ogni enfasi possibile nel quartier generale della Volkswagen, in Germania, pronta per arrivare nei concessionari a partire dal prossimo anno.

Il dogma, per i progettisti, è da sempre la missione di non stravolgere il design, la linea che l’ha resa la più celebre fra le celebri: per qualcuno un limite, per molti altri un appeal irresistibile. Il look, anche questa volta, si fa più moderno e attualizzato, al punto che la Golf capitolo 8 sembra più bassa, allungata e dinamica, quando invece rispetta le proporzioni e misure identiche alla generazione che sostituisce: 4,28 metri di lunghezza, 1,78 di larghezza, 1,45 di altezza e passo di 2,63 metri.

Una continuità teutonica inossidabile che in realtà nasconde tecnologie da prima della classe: dall’Innovision Cockpit che trasforma completamente la strumentazione in digitale, con schermo da 10,25” e tasti e interruttori sostituiti da superficie sensibili, con un ordine e una pulizia che puntano all’essenzialità. Da una tastiera digitale alla sinistra del quadro strumenti si comandano luci, riscaldamento del parabrezza e del lunotto, mentre a spiccare sono le meraviglie del sistema di comunicazione “Car2X” che attraverso il “Traffic Jam Assist” (opzionale) regola la distanza di sicurezza dai veicoli che precedono e volendo stabilisce la velocità su rotatorie, incroci e curve. Di serie il Lane Assist che mantiene la corsia, l’inedito sistema antisbandata, il Light Assist, il comando dinamico degli abbaglianti, il riconoscimento della segnaletica stradale, l’assistente alla svolta e il Front Assist con frenata di emergenza City che sa individuare per tempo la presenza di pedoni e ciclisti. A tutto questo ben di dio elettronico, che per la prima volta sarà aggiornabile attraverso upgrade, si aggiungono il “Travel Assist”, un sistema di guida assistita di livello 2 che fino a 210 km/h permette di viaggiare in autostrada senza che chi guida si preoccupi di frenare, accelerare o sterzare, e il “Ciao Volkswagen”, l’ormai immancabile assistente virtuale che a Wolfsburg assicurano capace di rispondere a comandi tanto intuitivi quanto discorsivi.

Capitolo fondamentale quello delle motorizzazioni, e che in un periodo storico in cui a dominare sono le varie declinazioni dell’elettrico, si affida a otto diversi propulsori, tutti turbo, di cui ben cinque mild hybrid e plug-in. I benzina partono dal 1.0 TSI con 3 cilindri da 90 o 110 CV, più due 1.5 quattro cilindri che di CV ne assicurano 130 e 150, anche in versione eTSI, ovvero mild hybrid con 48 V. In gamma già dal prossimo anno la versione a metano TGI e una con ibrido plug-in da 1,4 TIS ed eHybrid. Tutti nuovi i turbodiesel da 2 litri con 115 e 150 CV, dotato di catalizzatore SCR per abbattere i Nox. Già previsto l’arrivo in gamma della “ee” cabrio e le immancabili GTI, GTD e la iper-vitaminica R Plus che sfiorerà i 400 CV. Senza di loro, non sarebbe la Golf.

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