Xmotion, fra oriente e occidente

| Il concept Nissan esposto a Detroit nasconde la prossima cifra stilista del marchio giapponese. Una showcar realizzata attingendo a piene mani della tradizione artigianale nipponica

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Di Germano Longo
Squadrata, affilata, futuribile, muscolosa, tagliente: difficile centrare al primo colpo una definizione per “Xmotion”, una delle concept che stanno attirando maggiormente l’attenzione del Salone di Detroit. La pronuncia, per cominciare: per quella piccola mania di sintetizzare un concetto con una lettera, va letto “Cross Motion”. Quindi il segreto: Xmotion non è solo un esercizio di show car, ma l’anticipazione delle linee stilistiche a cui sta lavorando Nissan.

L’idea è quella di un suv compatto, sussurrando nel vento qualche accenno alla prossima “Juke”, ad esempio, anche se le misure del concept sono ben più imponenti (4,6 metri di lunghezza), e lo spazio interno è decisamente abbondante, tanto da permettere tre file di sedili.

Nei comunicati ufficiali, l’impatto visivo di Xmotion viene sintetizzato al meglio: “Le forme e le proporzioni sono audaci e potenti, contrastano con quelle dell’artigianato giapponese in chiave contemporanea”. In fondo, a guardarla bene, qualche somiglianza con l’elmo dei nobili Samurai si intravede. Ma Nissan è ormai un marchio raffinato, che sa permettersi il lusso di fondere oriente e occidente senza scontentare nessuno. Con un’aggravante stilistica in più: non dimenticare mai gli stilemi del marchio, i punti fissi che devono rendere una Nissan riconoscibile.

Un esempio è la griglia “V-Motion”, un punto fisso dello stile del marchio, a cui rubano l’attenzione gli insoliti passaruota squadrati che incorniciano i cerchi da 21”. Curioso il tetto apribile a scomparsa e i gruppi ottici posteriori ispirati ai puzzle in legno giapponesi. Perfino le tinte della carrozzeria, sono un richiamo all’Oriente: argento perlato con zone in trama di carbonio e dettagli rossi, colore che indica la forza delle tradizioni.

L’interno, è un tuffo nei paesaggi giapponesi, con la plancia centrale che richiama l’idea di un ponte realizzato con la tecnica “kanawa tsugi” utilizzata per templi e santuari. È anche così per il quadro strumenti, questa volta ispirato alla “kigumi”, tradizionale tecnica di falegnameria nipponica.

Poi arriva la tecnologia, spinta al massimo fino a sfiorare il concetto di “multisala”: sette schermi digitali, fra cui uno specchietto hi-tech sul cielo dell’abitacolo, comandabili vocalmente, con i gesti o i movimenti degli occhi.

Mancano all’appello, ma è normale, le squisitezze tecniche: l’unica conferma è la presenza dell’Intelligente All Wheel Drive e dei sistemi di guida autonoma ProPilot di livello 4, pronti a sostituirsi al guidatore in tutto e per tutto.

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