È morto Claudio Lolli

| Il cantautore bolognese, considerato uno dei più impegnati, si è spento a 68 anni per una lunga malattia. Il suo ultimo album era uscito grazie ad una campagna crowdfunding

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“Non sarò mai una scommessa commerciale”, aveva promesso anni fa, quando uno dopo l’altro aveva visto la generazione dei cantautori d’annata, quelli degli anni Settanta, cadere sotto le tentazioni della canzonetta facile facile, per fare classifica e denaro.

Claudio Lolli è morto la scorsa notte a 68 anni, per assurdo nell’anno giusto, a cinquant’anni di distanza dal 1968, quando era stato forgiato dall’impegno politico. Professore di liceo, poeta, scrittore e cantautore, Lolli è uno dei figli delle osterie bolognesi, dove incontra Francesco Guccini che lo presenta alla Emi, etichetta che pubblica i primi quattro album. Lolli canta l’impegno politico e il disagio esistenziale, il senso della vita e l’anticlericalismo: nel 1976 arriva il suo album più celebre, “Ho visto anche zingari felici”, lavoro colto con un sound sospeso fra prog e jazz, nato dalla collaborazione con il “Collettivo Autonomo Musicisti” di Bologna che racconta la strage dell’Italicus.

Da allora, alterna per lungo tempo lavori musicali, impegnati e scomodi ma sempre più dedicati al suo pubblico, all’impegno come scrittore e professore al liceo scientifico “Leonardo Da Vinci” di Casalecchio di Reno.

Nel marzo dello scorso anno esce “Il grande freddo”, il suo ultimo album, nato grazie ad una campagna crowdfunding, che vince la “Targa Tenco” come miglior lavoro dell’anno.

Muore dopo una malattia che lo tormentava da tempo.

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