Addio a Dennis Hof, il re dei bordelli del Nevada

| Esagerato, sbruffone, simpatico, aveva costruito un impero sul sesso e sognava la carriera politica. Aveva iniziato dal basso, finendo per parlare del suo mestiere strano perfino nelle università di mezzo mondo

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Come gli attori che sognano di morire in scena, Dennis Hof se né andato nel modo che forse sognava da sempre per dare l’addio a questo mondo: a letto con una prostituta.

Aveva 72 anni e da decenni era l’eminenza grigia dei bordelli del Nevada: ne possedeva sette, compreso il “Moonlight BunnyRanch”, il più celebre di tutti.

A raccontare la sua ultima sera sono le parole di Ron Jeremy, celebrità del porno: “Avevamo festeggiato il suo compleanno alla grande, siamo arrivati al Bunny Ranch verso le 23 e un’ora dopo Dennis si è ritirato nella sua suite privata con Dasha Dare, una delle sue dipendenti”. Due ore dopo due ore la ragazza torna ad unirsi al gruppo, formato da Joe Arpaio, Heidi Fleiss, Grover Norquist e lo stesso Jeremy, mentre Dennis resta in camera. 

“Mi sono alzato verso le 10:30 del mattino e mi ha stupito non vederlo in giro, è sempre stato molto mattiniero e in più aveva un evento per la sua campagna elettorale. Ho bussato alla sua stanza e non avendo risposta sono entrato: era a letto, ho provato a chiamarlo e non reagiva, così ho chiesto aiuto ad alcune ragazze, che hanno tentato di rianimarlo. Ma non c’è stato nulla da fare”.

Personaggio discusso e discutibile, eccentrico, spavaldo e repubblicano fino all’osso, la leggenda vuole che prima di entrare nel business dei bordelli, Dennis Hof abbia iniziato la sua carriera lavorando presso alcune stazioni di servizio in Arizona, riuscendo poi a diventare proprietario di diverse aree per il rifornimento.

Nel 1992 acquista e ristruttura il “Moonlite BunnyRanch”, seguito poco tempo dopo dal “Kitty’s”, ribattezzato “The Love Ranch North”. A differenza di altri proprietari di bordelli che preferiscono mantenere un basso profilo, e malgrado le leggi del Nevada vietino la pubblicità dei bordelli, Hof ha sempre scelto di pubblicizzare in modo massiccio i suoi bordelli. È apparso spesso in numerosi talk show, dall’Oprah Winfrey al “The Today Show”, “The View”, “Fox News” e molti altri. Nell’ambiente era famoso perché dava lavoro a molte stelle del genere hard, fra cui Sunset Thomas, con la quale ha avuto anche una relazione.

La celebrità era arrivata quando aveva dichiarato di voler offrire a titolo gratuito le specialità dei suoi bordelli ai soldati tornati dal fronte, ma anche per aver preso parte alla serie “Cathouse” in cui insieme alle sue ragazze mostrava il dietro le quinte di un bordello.

Da tempo sognava la carriera politica sulle orme di Donald Trump, il suo idolo, per lui un vero condottiero. Si era anche cimentato come autore, scrivendo “The Art of Pimp”, un’autobiografia che includeva racconti di ragazze passate per i suoi bordelli e diventata un vero best-seller, tanto da essere chiamato a parlarne all’Università di Oxford, al Trinity College di Dublino e alla Sorbona, in Francia.

Anche i guai in realtà non gli sono mai mancati: nel 2015 il cestista Lamar Odom, ex marito di Khloe Kardashian, fu ritrovato in stato di incoscienza dopo un’overdose in una suite del suo ranch, l’anno dopo Jennifer O’Kane, una sua ex dipendente, lo accusa pubblicamente di stupro, molestie e rapporti sessuali nei confronti delle ragazze che lavorano per lui. Nel dicembre 2017 spunta un’altra ex dipendente, Diana Grandmaison, che denuncia un incontro sessuale non consensuale con Hof allo stesso detective che aveva indagato sul caso O’Kane.

Per due volte, nel 2016 e 2018, Hof corre per conquistare un seggio nella legislatura statale del Nevada: perde la prima contro James Oscarson, ma lo supera alle primarie del 2018. Al momento della morte, era in corsa per il 36° distretto dell’Assemblea del Nevada: visto che le schede sono già state stampate e inviate, eventuali voti a suo nome saranno ritenuti validi. Se dovesse vincere, sarà sostituito da un altro rappresentate dei repubblicani.

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