Addio a Larry Flynt, il bad-boy del porno

| Nato poverissimo nelle campagne del Kentucky, aveva iniziato riempiendo un bar di ballerine nude. Nel 1974 fonda “Hustler”, la rivista che diventerà l’icona dell’impero

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Discusso e discutibile, eccessivo, polemico, scomodo e ingombrante: su Larry Flynt si è detto di tutto, dalle aule dei tribunali dove è finito decine di volte ai peggiori bar di paese, dove frotte di camionisti perdevano diottrie sulle pagine patinate di “Hustler”, la rivista sulla cima del suo impero, in cui la pelle nuda femminile era soltanto il minimo.

Al contrario di Hugh Hefner, di cui per molti era idealmente il figlio degenere, Larry Flynt non giocava con l’erotismo raffinato del vedo-non vedo, preferendo andare al sodo, se è chiaro il concetto. E l’America puritana, almeno in pubblico, con una mano lo metteva alla gogna, e con l’altra lo rendeva uno degli uomini più ricchi d’America affollando la sua catena di strip club e sex shop. Flynt è stato uno dei primi a intuire le straordinarie capacità commerciali della pornografia, che ha sfruttato fino in fondo ma senza privarsi del piacere di condire le sue riviste con contenuti satirici, volgari e violenti.

Ora che Larry se n’è andato, a 78 anni, portato via nella sua residenza di Los Angeles da una crisi cardiaca, l’America inizia la revisione postuma che spetta di diritto ad un personaggio di peso che passa a miglior vita. Flynt era nato in una famiglia decisamente povera di Salyersville, 11mila abitanti nel profondo Kentucky, crescendo fra capre, manzi e campi di mais. A 15 anni si arruola nell’esercito usando un certificato di nascita falso, ma visto che non c’erano guerre per cui prepararsi, invece di sparare Larry impara l’arte del poker. All’inizio del 1965, dopo aver tentato la carta del contrabbando, mette insieme 1.800 dollari e decide di rimettere a posto il “Keewee” bar gestito dalla madre a Dayton, Ohio. Pur di far decollare gli affari non c’è disperato o violento che non sia ammesso al bancone, ma questo porta a risse e sparatorie in cui più volte per poco non ci scappa il morto. Nel 1968, insieme al fratello Jimmy, Larry decide di aprire un nuovo locale, l’Hustler Club, che diventa l’attrazione della zona grazie alla presenza di ballerine nude. È la svolta della sua vita: nel giro di poco, l’Hustler replica il successo a Cleveland, Columbus, Cincinnati e Toledo. Un piccolo impero che a quel punto sente il bisogno di una newsletter in bianco e nero che annunci programmi e servizi di ognuno dei suoi locali. Ma quando la crisi economica della metà degli anni Settanta taglia bruscamente gli incassi, Larry decide di puntare al rialzo, fondando “Hustler”, una rivista pornografica il cui primo numero esce nel luglio del 1974 e diventa subito celebre per le “pink-shots”, foto di vagine che più esplicite non si può, senza ricorrere alla ginecologia. Il colpo che lo porta davanti agli occhi di tutta l’America arriva nel 1975, quando per 1.800 dollariu acquista da un paparazzo le foto di Jackye Kennedy che prende il sole nuda in vacanza.

Amato e odiato in modo profondo, il 6 marzo del 1978, all’uscita dal tribunale della contea di Gwinnett, in Georgia, per difendersi da un’accusa di oscenità, Larry Flynt e il suo avvocato sono raggiunti da alcuni colpi d’arma da fuoco esplosi da un ex membro del Ku Klux Klan: colpito all’addome e alla spina dorsale, Larry rimarrà per sempre costretto alla sedia a rotelle, costretto a dolori e medicinali sempre più forti.

Nel 1996, la sua storia è stata raccontata in “Larry Flynt, oltre lo scandalo” (The People VS. Larry Flynt), diretto da Milos Forman, prodotto da Oliver Stone e interpretato da Woody Harrelson e Courtney Love, la vedova di Kurt Cobain.

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