Addio a Luciano de Crescenzo

| Scrittore e filosofo corredato da una forte dose di ironia, aveva trovato il modo di rendere piacevoli a tutti perfino i più temuti mattoni culturali. Personaggio a tutto tondo, aveva lavorato anche per il cinema e la televisione

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“Siamo tutti il meridione di qualcuno”, diceva Luciano de Crescenzo, l’ingegnere-filosofo che aveva scelto come missione rendere piacevole la filosofia greca, i miti e le leggende anche a chi non aveva studi classici, ma soprattutto di raccontare in modo diverso la napoletanità, quel sentimento misto di ironia, furbizia e rassegnazione tipico della gente nata all’ombra del Vesuvio. De Crescenzo se n’è andato nel letto dl policlinico Gemelli di Roma, dov’era ricoverato da qualche tempo: nello stesso giorno dei funerali di Andrea Camilleri e ad un mese appena dalla morte di Franco Zeffirelli. Un trittico che diventa un colpo durissimo per la cultura italiana.

De Crescenzo era nato a Napoli nel 1928, quartiere San Ferdinando: era compagno di classe di Carlo Pedersoli, ancora lontano dall’essere Bud Spencer, di cui fu amico per tutta la vita. Laureato in ingegneria idraulica, dopo aver tentato strade diverse, compresa quella del venditore di tappeti e del cronometrista alle Olimpiadi di Roma del 1960, capisce di voler seguire una carriera anomala, quella dello “scrittore-divulgatore”, come amava ripetere.

All’inizio degli anni Sessanta si trasferisce a Milano: l’assumono alla IBM come addetto alle pubbliche relazioni. È Maurizio Costanzo a spingerlo verso la scrittura come mestiere, colpito da “Così parlò Bellavista”, il suo primo romanzo, diventato un successo editoriale da 600mile copie e svariate edizioni tradotte in diverse lingue.

Non era che l’inizio: autore fra i più prolifici, nella sua carriera De Crescenzo ha scritto oltre 50 libri, vendendo 18milioni di copie, di cui solo 7 in Italia. Personaggio poliedrico e istrionico, lavora molto anche per la televisione e il cinema: esordisce sul grande schermo come attore ne “Il Pap’occhio” (1980), diretto da Renzo Arbore e affiancato da Roberto Benigni. In televisione, per lunghi anni è uno degli ospiti fissi del “Maurizio Costanzo Show”, dove il perenne sorrisino malizioso l’hanno reso uno dei personaggi più amati nella lunga storia del programma.

Da tempo soffriva di prosopagnosia, una patologia neurologica che non permettere di riconoscere i volti delle persone conosciute: è mancato per le conseguenze di una polmonite. L’ultimo applauso poche settimane fa a Positano, dove aveva presentato “Napolitudine”, scritto a quattro mani insieme ad Alessandro Siani.

Fra i primi messaggi di cordoglio quello di Renzo Arbore, amico fraterno: “Abbiamo fatto film, zingarate, trasmissioni tv e passato tanto tempo insieme. Quando scriveva i suoi libri, spesso ero io a presentarli. Luciano era persona buonissima, non l’ho mai sentito parlare male di qualcuno: gli unici litigi li faceva con i computer. Tra le tante cose che ho imparato di lui forse la più importante è l’umorismo napoletano raffinato di cui era maestro. Con Marisa Laurito e altri amici stiamo pensando al modo migliore per salutarlo: lo accompagneremo a Napoli, doveva voleva essere riportato assolutamente”.

Il sindaco di Napoli Luigi De Magistris ha proclamato lutto cittadino nel giorno dei suoi funerali.

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