Addio a Marina Ripa di Meana

| Si è spenta a 76 anni, dopo una lunga malattia. Personaggio difficile da inquadrare, non amava gli schemi e non si è mai vergognata di aver vissuto ogni giorno della sua vita

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Di Germano Longo
Era troppo scaltra, perfino per essere fregata dalla malattia: pochi giorni fa, agli amici più cari aveva detto “È il mio ultimo Natale”. Aveva 76 anni, e da 16 lottava come un leone contro un male che l’ha divorata lentamente, ma senza mai riuscire a toglierle la lucida ironia di una donna fuori da ogni regola.

Marina Elide Punturieri, classe 1941 da Reggio Calabria, era destinata al bel mondo. L’ha sempre voluto e inseguito, con tutte le forze, fin da quando - giovanissima - lascia la Calabria per salire fino a Roma, dove chi conta in Italia dev’esserci.

Insieme a Paola Ruffo di Calabria, la futura principessa di Liegi e addirittura regina del Belgio, apre un atelier di alta moda: ma non a caso, dove capita, nelle periferie in cui la saracinesca va su e giù con le speranze di farcela. La sua maison infiocchetta Piazza di Spagna, nel cuore più nobile della Capitale, il posto dove il mondo intero punta gli occhi.

Non ci mette molto, Marina, a diventare una frequentatrice delle notti romane raccontate da Fellini e di quei salotti che mescolano potere, politica e imprenditoria. Diventa amica di Moravia e Pasolini, segue la “Scuola di Piazza del Popolo”, movimento artistico che sceglie come luogo di ritrovo il “Caffè Rosati” di piazza del Popolo, e vive una travagliata storia con il pittore Franco Angeli che diventerà la trama di uno dei suoi libri, “Cocaina a colazione”, in cui racconta di essere arrivata a prostituirsi, pur di non far mancare la dose all’uomo che le ha rapito il cuore. Non ha problemi a raccontare certe cose, non si vergogna, perché è vita allo stato puro: “Una sera Gianni Agnelli arriva a casa mia, sull’Appia Antica: si affaccia sulla porta della camera da letto dov’ero con due uomini. Dice ‘Siamo già in troppi’, si gira e se ne va”.

Il 10 giugno 1964 sale per la prima sull’altare: ad attenderla c’è Alessandro Lante della Rovere, nobile rampollo di una famiglia dell’aristocrazia capitolina, e tre anni dopo nasce Lucrezia, la sua unica figlia, destinata ad una carriera di attrice e con cui - per sua stessa ammissione - fatica per lungo tempo ad avere un rapporto sereno, a causa di uno scarso istinto materno.

Ma Marina è una donna troppo inquieta, e il matrimonio dura poco, sostituito da storie e relazioni come con Roman Polanski e quella più tormentata con il giornalista Lino Jannuzzi, ancora una volta finita nella trama di quello che resta forse il suo libro più celebre: “I miei primi quarant’anni”, nel 1987 diventato anche un film diretto da Carlo Vanzina e interpretato da Carol Alt.

Nel 1982, l’anima inquieta di Marina incontra l’uomo che le resterà accanto per il resto della vita: un altro nobile, il marchese Carlo Ripa di Meana. Si sposano, con Alberto Moravia, Goffredo Parise e Bettino Craxi come testimoni di nozze. È il tribunale, su istanza del duca Lante della Rovere, a costringerla ad abbandonare il cognome delle prime nozze.

Non importa, il suo è ormai un nome “langer than life”, come dicono in America, di quelli travolgenti, che gira senza sosta fra le pagine del gossip: Marina è una donna libera che non ama gli schemi e malgrado tutto non è mai snob e soprattutto è incapace di parlare per mezzi termini. Un personaggio amato dalla televisione, dove gioca con abiti sexy e i celebri e improbabili cappellini, chiamata ovunque e di continuo perché sa parlare di politica, ecologia, bellezza e di animali, che ama moltissimo. Per loro, non esita a posare nuda in una storica campagna dell’Ifaw (International Found for Animal Welfare) che fa molto rumore: sulla peluria del pube compare la scritta “L’unica pelliccia che mi vergogno di indossare”.

Ma fa sue anche altre battaglie, battendosi contro la chiusura dell’ospedale romano di San Giacomo, gli esperimenti nucleari di Mururoa, lo sventramento del Pincio, per la diagnosi precoce dei tumori e per la scarcerazione di Marcello Dell’Utri.

L’ultima sua apparizione lo scorso 18 dicembre a “La vita in diretta”, dove schietta e sincera come sempre racconta della sua lotta contro il male che vuole averla vinta ad ogni costo: “Ho vissuto bene perché sono sempre andata incontro alle mie necessità, alle mie debolezze e ai miei desideri”.

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