Addio a Pinketts, il re del noir milanese

| Lo scrittore si è spento a 57 anni all’ospedale Niguarda di Milano. Una vita avventurosa e sempre sopra le righe, la scoperta del genere noir e alla fine il male che lui riusciva anche a prendere in giro

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“Non desiderare la donna d’altri: prendila”. Andrea G. Pinketts era fatto così, ovunque andasse amava giocare col suo personaggio sopra le righe, perennemente confuso fra un panama calcato sulla testa, il fumo ingombrante di un sigaro e le sue camice sgargianti.

Si chiamava Andrea Giovanni Pinchetti, cognome troppo banale e troppo milanese per lui: perfino Giovanni, nel suo pseudonimo, diventa l’iniziale di “Genius”. Classe 1961, figlio benestante della Milano da bere, faccia da calamita per le cattive compagnie e le notti in bianco fra locali che per tutti gli altri erano “equivoci”, bazzicava la zona della Darsena e quella di piazza Wagner, odiava i social e al computer preferiva una Montblanc, un foglio di carta e il giorno di Ognissanti, l’unico dell’anno in cui iniziava i suoi romanzi.

Ma prima di dedicarsi ai “noir” era stato pugile, fotomodello, attore (nel 1987, ha una parte in “Via Montenapoleone” di Carlo Vanzina), e per finire opinionista televisivo, uno di quelli che potevi essere certo che avrebbe scatenato una mezza rissa in diretta, perché Pinketts non le mandava a dire.

L’esordio nel 1992, con “Lazzaro, vieni fuori”, l’occasione in cui crea la figura di Lazzaro Santandrea, investigatore improvvisato e un po’ grottesco, ma capace ugualmente di risolvere i misteri di omicidi inquietanti. Un personaggio che diventerà il suo perfetto alter ego: anche lui pugile, fotomodello, attore, amante della donne, della birra Guinness e dell’antico toscano.

Da quel momento, Pinketts diventa un personaggio, o meglio, è il pubblico ad accorgersene, perché lui non cambia e non sa fingere: davanti o dietro ad una telecamera è fatto così. Vince premi letterari, scrive per riviste come “Esquire”, “Panorama” e “Playboy”, e con le sue inchieste aiuta a dare una svolta alle indagini sulla setta dei “Bambini di Satana” e descrive il profilo di Luigi Chiatti, il “mostro di Foligno”. Incapace di fermarsi, la sua attività diventa frenetica: nel 2004 scrive “Orco Loco”, un musical che affida a Francesco Baccini, due anni dopo è nella giuria de “La pupa e il secchione”, come degno sostituto di Vittorio Sgarbi. Nel 2011 e l’anno successivo, con Daniele Bossari, Marco Berry, Raz Degan e Melissa P., conduce due edizioni di “Mistero”. Dal 2016 è l’ospite fisso di “AGNoir”, un festival estivo ospitato ad Andora, in provincia di Savona, interamente dedicato a incontri con autori, giornalisti e criminologi, performance teatrali e proiezioni di film. Sul cartellone dell’edizione 2019 la sua presenza era già annunciato, ancora una volta, ma Andrea Pinketts non ci sarà. Se n’è andato oggi: da una decina di giorni di giorni era ricoverato presso l’Hospice dell’ospedale Niguarda di Milano. Lottava da tempo contro un brutto male che l’aveva colpito alla gola, ma non aveva perso la forza e l’ironia. Qualche giorno fa, in una delle ultime interviste, era riuscito a prendere a pugni anche il male: “Siamo diventati quasi amici: lo corteggio, lo ignoro e ci lotto: cerca di impossessarsi di me, ma con scarsi risultati”.

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