Addio a Stan Lee, il papà dei supereroi

| L’infinita galleria di personaggi creati in una carriera lunghissima, lo avevano reso una leggenda vivente. Tanti anni fa la straordinaria intuizione di dare un lato vulnerabile ai suoi supereroi

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Il vecchietto terribile se n’è andato: Stan Lee, l’uomo che ha rivoluzionato il mondo dei fumetti e del cinema, è morto la notte scorsa al Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles. Aveva 95 anni, ma questo non gli aveva impedito, all’inizio di quest’anno, di essere addirittura sfiorato dal sexy-scandal che ha rischiato di travolgere Hollywood: ad accusare Stan erano state un bel po’ di infermiere, indispettite dalla troppa esuberanza di Stan.

Stanley Martin Lieber, questo il suo vero nome, era nato a New York il 28 dicembre del 1922, primogenito di Jack e Celie Lieber, immigrati ebrei di origini romene. Stan si avvicina ai fumetti lavorando da ragazzo come addetto alle copie per la “Timely Comics”, l’azienda che anni dopo avrebbe rilevato trasformandola nella “Marvel Comics”.

Il suo primo lavoro nel 1941, pubblicato come semplice riempitivo su un numero di “Capitan America”.

A 17 è già un editor, assunto a pieno titolo nelle file degli scrittori-sceneggiatori della casa editrice. Al termine della seconda guerra mondiale, Stan torna al suo lavoro, ma il mondo dei fumetti è attraversato da una bigotta campagna di moralizzazione portata avanti da Frederic Wertham ed Estes Kefauver, uno psichiatra e un senatore che se la prendono con gli albi a fumetti, accusati di una violenza e una sessualità troppo sfacciata per le menti degli adolescenti. Una levata di scudi che impone alle case editrici di dotarsi del “Comics Code”, un codice etico a cui attenersi nelle trame, che però azzoppa le vendite nelle edicole. Gli unici a salvarsi sono Superman, Batman e Wonder Woman, i supereroi creati dalla concorrenza, la “DC Comics”.

I fumetti a cui è costretto per lavoro iniziano ad annoiare Stan Lee, che medita addirittura di cambiare mestiere. A ridargli linfa è un nuovo incarico della Timely Comics: ideare dei nuovi personaggi per contrastare il successo del supergruppo “Justice League of America”  creato dalla DC Comics.

Con la complicità del disegnatore Jack Kirby, nel 1961 nascono i “Fantastici 4”, seguiti l’anno successivo da “Hulk”, e a ruota da “Iron Man”, “X-Man”, “Devil”, “Spider-Man”, “Thor”, “Black Panther”, “The Avengers” e il “Dottor Strange”. Insieme alla nuova famiglia di supereroi, Lee rispolvera anche “Capitan America” e “Namor”, vecchi successi della casa editrice ormai finiti un po’ di disparte. È una nuova generazione di personaggi dotati di superpoteri, ma nella vita quotidiana afflitti dagli stessi problemi della gente comune: un’umanità sofferente con caratteri non sempre facili, a volte vanitosi, acidi e litigiosi, alle prese con i conti da pagare e le bizze delle fidanzate. Un cambiamento epocale che rappresenta la vera intuizione geniale di Stan Lee, che si stacca dalla perfezione integerrima di Superman e Batman, personaggi così imbattibili da sembrare irreali e distanti, pensati in modo da non accusare mai un problema fisico o morale. E il pubblico, soprattutto le vendite, danno ragione alla straordinaria visione di supereroi resi vulnerabili da Stan Lee.

“The Man”, o “The Smilin”, il sorridente, com’era chiamato dai fans di tutto il mondo, diventa un personaggio, una leggenda vivente dei fumetti. Al talento indiscusso di saper pennellare personaggi indimenticabili, nel tempo affianca l’attività di editore, manager, produttore, guidando con mano sicura l’impero miliardario della “Marvel”, acquisito dalla Disney nel 2009.

Tra i suoi divertimenti preferiti, l’immancabile “cameo” nei film dedicati ai suoi supereroi: la comparsata di pochi istanti nei panni di un postino, un passante, il passeggero di un autobus o un barista che mandava in visibilio i fans.

In qualche problema, qua e là, incappa anche lui: diverse cause legali con i soci per la gestione del patrimonio e dell’immagine, o dispiaceri privati come la morte della moglie Joan, dopo 70 di vita insieme. Tempo fa aveva dichiarato: “Ho sentito che qualcuno vorrebbe fare un film sulla mia vita, ma mi chiedo che senso possa avere: non sono mai stato arrestato, non mi sono mai drogato e sono rimasto sposato per tutta la vita con la stessa donna. Non c’è niente di interessante nella mia esistenza”.

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