Addio a Stirling Moss, l’eterno secondo

| Il leggendario pilota inglese si è spento a Londra a 90 anni dopo una lunga malattia. Nella sua lunga carriera un solo rammarico: non aver mai vinto un mondiale, per colpa di Fangio

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“Se Dio avesse voluto che camminassimo, perché ci ha dato dei piedi che si adattano benissimo ai pedali dell’auto?”. Un pizzico di humor sapido, rigorosamente all’inglese, a Stirling Moss non mancava. In fondo è così anche per la data in cui ha scelto di andarsene: oggi, mentre tutto il mondo festeggia la Pasqua più strana dell’umanità e “Mister Motor Racing” ha deciso di averne abbastanza, a 90 anni, dopo una malattia che lo tormentava da anni.

Leggenda vivente della F1, londinese classe 1929, Moss è stato uno dei piloti più amati di sempre, anche se un mondiale non è mai riuscito a conquistarlo, sempre secondo a quel diavolo di Juan Manuel Fangio. È rimasto il suo cruccio, così forte da rendere quasi inutili i 16 GP vinti sui 66 disputati tra il 1951 ed il 1961.

Era nato in una famiglia letteralmente travolta dalla passione dei motori: nel 1924, suo padre Alfred era arrivato 14esimo alla 500 Miglia di Indianapolis, mentre sua sorella Pat si era data ai rally. Stirling esordisce in F1 nel Gran Premio di Svizzera 1951, al volante di una “HWM-Alta”: chiude in ottava posizione, ben due giri dopo Fangio, il collega-rivale-amico che sarebbe stata la sua dannazione eterna. Il primo podio arriva tre anni dopo al Gran Premio del Belgio, aiutato anche dal ritiro di Nino Farina, che gli lascia il terzo gradino del podio, ancora una volta dopo Trintignant, ma soprattutto Fangio, ancora lui. Nel 1955, Stirling vince la Mille Miglia a bordo di una Mercedes 300SLR, coprendo 1.597 km nel tempo record di 10 ore e 7 minuti.

A Goodwood, nel 1962 gli tocca anche sfidare la morte mentre disputa il “Trofeo Glover”: resta in coma un mese, e per altri 6 la parte sinistra del corpo non risponde. L’anno successivo ci riprova, ma capisce di aver perso quell’incoscienza che nei piloti è il tasto invisibile e necessario: abbandona la carriera senza rammarichi, se non quello del mondiale mai vinto. Nel 1968 torna al volante di una “Lancia Fulvia HF” ufficiale sul Nürburgring, ma certe cose non fanno più per lui, preferisce ritagliarsi un ruolo commentatore sportivo per la BBC, limitando la passione per le bandiere a scacchi a gare di auto d’epoca.

Due anni fa, soffiando sulle 88 candeline, suo figlio Elliot annuncia la decisione di papà Stirling di sparire, per dedicare il tempo che gli restava alla famiglia. Tempo che è scaduto oggi, nella sua casa di Mayfair, a Londra.

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