Addio all’uomo che ha inventato Ibiza

| Tony Pike era una leggenda, un’icona, il cuore di Ibiza, l’isola delle Baleari che ha saputo trasformare in una delle località più in voga da decenni

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Tony Pike se n’è andato: aveva 85 anni. Era nato in Gran Bretagna ma cresciuto in Australia, in Europa torna 26 anni dopo. In vacanza con una fidanzata si innamora di Ibiza e compra “Ca’n Pep Toniet”, una finca fatiscente senza acqua e senza luce che trasformerà nel suo hotel di lusso: 26 stanze e un ristorante gourmet. È il 1978, Ibiza è solo un villaggio un po’ puzzolente di pescatori, rifugio per dissidenti politici in fuga da Francisco Franco.

Il suo “Pikes Hotel” diventa dei posti dove chi conta dev’esserci, l’avanguardia di un’isola che di anno in anno si consacra all’eccesso, al glamour e alla movida più sfrenata. E Tony è il re: l’animatore di epocali feste sfrenate che spesso (e volentieri) finivano in camera da letto, dove lui – eterosessuale dichiarato che non disdegnava le esperienze gay - sosteneva di aver dormito con più di 3.000 donne e alcune celebrità maschili. Per molti, Tony Pike era lo Hugh Hefner delle Baleari, e a lui quella fama piaceva: “Sono un sessodipendente, lo ammetto, ma non mi sembra così grave. Sono nato con una deformazione all’aorta: il mio cuore pompa due di sangue in più al minuto e finiscono tutti lì, fra le mie gambe”.

Nel 1983 ha accolto George Michael ai tempi degli “Wham!”, giunto a Ibiza per ambientare nel suo albergo il videoclip di “Club Tropicana”. Tony e George diventano amici, ma anche di più: andavano a letto insieme prima, durante e dopo le riprese del videoclip. Lo ha raccontato Tony nel 2017, nella sua autobiografia, “Mr Pikes: The Story Behind The Ibiza Legend”: “George Michael era un ragazzo bellissimo, attirava le donne come mosche, ma era gay. Che spreco, gli dicevo, e lui rideva come un matto. In quella fase della sua carriera la sessualità di George era un segreto ben custodito”.

Grazie a quel video, in cui Tony interpreta un barista, il Pikes Hotel diventa uno dei luoghi più frequentati di Ibiza: negli anni passano Liam Gallagher, Mark Ronson, gli Arctic Monkeys e Ed Sheeran.

Fra le sue storie più celebri quella con Grace Jones, la pantera della musica: “È stato il miglior sesso che abbia mai fatto. Le piaceva farlo poco prima di salire sul palco, le dava la carica”. Grace aveva risposto allo stesso modo, senza scomporsi: “Aveva un pene enorme ed io ero felice di prendermi cura di lui”. Vivono insieme per 15 mesi dopo essersi incontrati durante un’orgia, esperienza rimasta viva nella mente di Tony: “Era un buio totale. Tutto quello che sentivo era la musica che suonava, l’odore del sesso e della marijuana. Il pavimento era ricoperto di corpi nudi”.

Oltre al sesso, Tony viziava i suoi ospiti con copiose forniture di droga: la leggenda racconta che nel corso di alcune feste, il personale del bar aveva il compito di preparare strisce di gratuite per ogni bevanda acquistata.

Fra i suoi ospiti anche Freddie Mercury, che amava così tanto il Pike Hotel da scegliere di viverci per alcuni anni: “Mi chiamava spesso nella sua stanza. Freddie era fantastico, un ragazzo bellissimo, lo adoravo. Spesso stavamo a letto per ore, parlando, facendo battute”. Nel 1987, è proprio al Pike Hotel che Freddie decide di festeggiare il suo 41esimo compleanno, organizzando una festa leggendaria: fra i 700 ospiti del frontman dei Queen ci sono Bon Jovi, Tony Curtis, Naomi Campbell e gli Spandau Ballet. Lo staff dell’albergo ha passato tre giorni a gonfiare palloncini d’oro, servire 350 bottiglie di champagne e preparare una torta con la forma della “Sagrada Familia”, la celebre cattedrale di Barcellona, finendo con uno spettacolo pirotecnico che si poteva vedere dall’isola di Maiorca. “Freddie voleva una festa da ricordare. Quando gli ho chiesto che budget avesse mi ha sorriso e risposto ‘non c’è: se vuoi congelare la piscina e portare degli elefanti a me va bene: voglio che indimenticabile”.

Le feste di Tony duravano spesso per giorni, con sesso e droga a fiumi, e l’hotel è entrato all’attenzione della polizia locale, ma Tony trova un insperato aiuto in uno dei suoi ospiti, Julio Iglesias. Il cantante gli disse di invitare in albergo il capo della polizia locale e li fece sedere uno di fronte all’altro: “Voglio che diventiate amici: siete due persone molto importanti per l’isola. Se vi fate la guerra, a rimetterci sarà Ibiza”.

Tony era uno che le ha passate tutte: ha vissuto con l’HIV per un quarto di secolo e negli anni Novanta, quando Ibiza si trasformata nell’isola dei villaggi vacanze che è oggi, ha avuto problemi economici. Nel 1998, suo figlio Dale, 41 anni, viene ucciso a Miami da una gang che voleva forzarlo a convincere il padre a vendere l’hotel. Tony finirà per venderlo comunque, dieci anni dopo, alla catena “Ibiza Rocks”, ma ha continuato a vivere lì perché ormai era un personaggio che non poteva più mancare. Lo scorso anno un ictus lo devasta: gli diagnosticano anche un cancro alla prostata e uno alla pelle. Sa bene di essere arrivato alla fine della corsa, ma almeno senza rimpianti: “Finanziariamente poteva andarmi molto meglio, se con i miei soldi fossi stato un po’ più attento e astuto e se non mi fossi sposato così tante volte, forse adesso vivrei meglio. Ma non recrimino su nulla: il rimpianto è solo una perdita di tempo”.

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