Alce Nero: il capo Sioux sarà Santo

| Dopo aver combattuto i visi pallidi, la leggendaria figura degli indiani d’America si convertì al Cattolicesimo diventando un fervente cristiano. Ora, per lui, è iniziato il processo di beatificazione

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Di Germano Longo

Difficilmente da queste parti sarà mai celebre come San Gennaro, per dirne uno, ma è solo una questione di gusti, perché la notizia è ufficiale: gli indiani d’America stanno per avere il loro primo santo.

Una notizia che suona come una mezza rivoluzione, visto che l’onore è spettato a pochissimi americani e men che meno ad un pellerossa come Alce Nero, per quanto leggendario. 

A comunicare l’avvio ufficiale del processo di beatificazione è stato il Vescovo di Rapid City Robert Dwayne Gruss, dopo aver analizzato a fondo il caso del capo Sioux, convertito nel 1905 e diventato un fervente cattolico capace di convertire, celebrare messa e battezzare centinaia di indiani fino al 1950, anno della sua morte.

Una decisione che in America ha già scatenato qualche polemica: secondo il “New Yorker”, i più integralisti fra i discendenti dei Sioux sono convinti che Alce Nero finse furbamente di avvicinarsi ad uno degli aspetti culturali più sentiti dagli uomini bianchi, da parte loro ben contenti di avere dalla propria parte una leggenda vivente fra i “Native Americans”.

Comunque sia andata, quella di Black Elk resta un’esistenza all’insegna degli altri, anche se nel chiuso di una riserva in South Dakota, per colui che in giovane età era stato uno dei più temuti e leggendari capi indiani di ogni tempo. Black Elk fu un uomo di medicina degli Oglala, tribù dei Lakota-Sioux, che non esitò a impugnare le armi per difendere i suoi fratelli pellerossa dall’inarrestabile massacro degli uomini bianchi. Aveva solo 12 anni, quando al fianco di Sitting Bull, il mitologico Toro Seduto, prese parte all’epica battaglia di Little Big Horn costata la vita al generale George Armstrong Custer.

Una vittoria storica ma del tutto inutile, che non impedì agli indiani d’America di essere ridotti a minoranza etnica, chiusi in riserve e abbandonati ad un futuro pieno di povertà, alcol e droghe.

Il potente uomo di medicina a quel punto non ha scelta: depone le armi e accetta di trasformarsi in un’attrazione da circo. Ha 24 anni quando viene ingaggiato da Buffalo Bill, cacciatore ma soprattutto attore e abile uomo di spettacolo. Insieme ad altri suoi fratelli pellerossa Alce Nero gira l’Europa per mostrare ai bianchi d’oltre oceano i feroci indiani che nell’immaginario collettivo toglievano scalpi e facevano scempio dei primi pionieri.

Tornato in America, deluso e amareggiato per l’esperienza, Black Elk riscopre il proprio spirito guerriero: il 29 dicembre del 1890 è tra le file dei Sioux in quella che sarà ricordata come la battaglia di Wounded Knee. Più che una vera battaglia un eccidio in piena regola: quattro squadroni di cavalleria del Settimo Reggimento aprono il fuoco con due mitragliatrici uccidendo oltre 300 persone. 

Due anni dopo, nel 1892, Black Elk sposa Katie War Bonnet, una donna convertita al cattolicesimo. I loro tre figli vengono battezzati e lui stesso, alla morte della moglie, chiede ai missionari Gesuiti di essere battezzato, assumendo il nome cristiano di Nicholas.

Muore nell’agosto del 1950 e ancora oggi riposa nel cimitero cattolico di Sant’Agnese, a Manderson-White Horse Creek, in South Dakota.

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