Apollo 10: ultimo test per la Luna

| Cinquant’anni fa veniva lanciata la quarta missione del programma Apollo, una sorta di prova generale di quella che avrebbe consentito il primo sbarco di esseri umani sulla superficie del nostro satellite. Ma c’è chi crede che…

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di Marco Belletti

“Siamo vicini, piccola!” esclamò l’astronauta Eugene Cernan guardando la Luna da un oblò del modulo lunare, che era stato soprannominato “Snoopy”, sul quale volava in orbita intorno al nostro satellite: erano le 21:29:43 UTC (l’ora standard internazionale corrispondente al fuso orario di Greenwich) del 22 maggio 1969 e la navicella era ad appena 15 km di distanza dalla superficie del nostro satellite.

Era la quarta missione con equipaggio del programma “Apollo! e la prima partita dalla piattaforma di lancio 39B del “John F. Kennedy Space Centre” a Cape Canaveral in Florida, da cui sarebbe stata lanciata anche la successiva “Apollo 11” che per prima avrebbe toccato il suolo lunare. Con l’Apollo 10, per la seconda volta esseri umani orbitarono intorno alla Luna collaudando il modulo lunare in orbita: furono provate manovre di discesa e di risalita, oltre che di rendez-vous e di aggancio. Di fatto, fu una vera e propria prova generale per la successiva, lanciata un paio di mesi più tardi.

A bordo dell’Apollo 10 trovarono posto il comandante Tom Stafford, il pilota del modulo di comando John W. Young e il pilota del modulo lunare Eugene Cernan. I primi due erano al terzo volo nello spazio, per l’ultimo si trattava della seconda missione e tutti tre avevano già viaggiato nell’ambito del precedente programma Gemini. Apollo 10 fu la prima missione statunitense nello spazio composta da un equipaggio privo di astronauti al primo volo, proprio per la necessità di avere personale esperto che mettesse a punto tutti i dettagli.

Dopo aver stazionato in un’orbita terrestre di “parcheggio” e aver visto sorgere due volte l’alba sulla Terra, la capsula – riacceso il terzo stadio del razzo vettore Saturno V – iniziò il viaggio verso la Luna, che quasi toccò un paio di giorni dopo. In orbita gli astronauti eseguirono le numerose manovre necessarie per l’allunaggio previsto dalla missione Apollo 11.

A oltre un centinaio di chilometri dalla superficie, dall’Apollo 10 (che fu soprannominato Charlie Brown) si staccò il modulo lunare (LEM, detto Snoopy) che iniziò la manovra di discesa fino 15 chilometri di altezza, scattando fotografie del sito dove avrebbe allunato l’Apollo 11. Al di sotto dei 15 chilometri non sarebbe più stata possibile una manovra di ascesa diretta per cui il pilota Cernan (uno dei due astronauti a bordo di Snoopy, l’altro era il comandante Stafford) avviò il procedimento di risalita. Un guasto improvviso provocò un avvitamento del modulo e il pilota fu costretto a intervenire manualmente correggendo l’assetto. Anche l’azionamento del propulsore principale del LEM riuscì dopo un secondo tentativo, ma senza problemi per l’equipaggio.

Apollo 10 rientrò a Terra il 26 maggio e durante l’avvicinamento al nostro pianeta raggiunse la velocità di quasi 39.900 chilometri orari – oltre 11 chilometri al secondo – ancora oggi la più elevata velocità toccata nell’atmosfera terrestre da un veicolo con equipaggio umano. L’ammaraggio avvenne alle 16:52 UTC nell’oceano Pacifico meridionale e i tre astronauti furono recuperati dalla portaerei USS Princeton, alla sua ultima missione prima di essere dismessa l’anno successivo.

Il successo ottenuto dalla missione Apollo 10 fu la dimostrazione che la NASA era in grado di effettuare lanci del programma a brevi intervalli: in soli sette mesi furono quattro le navicelle le lanciate nello spazio. Inoltre, l'Apollo 10 aveva provato tutte le manovre necessarie per eseguire con successo l’allunaggio, tranne ovviamente quest’ultima operazione e anche se furono numerosi gli inconvenienti tecnici che si manifestarono durante la missione, i tecnici NASA ritennero che si trattasse di problemi facilmente risolvibili, che non avrebbero pregiudicato l’allunaggio programmato con la missione Apollo 11.

Infine, per la prima volta furono realizzate trasmissioni televisive a colori dallo spazio verso la Terra e principalmente a causa di queste immagini nacquero negli anni teorie sulla credibilità di un reale svolgimento del viaggio. Per i complottisti, per far credere fattibile un successivo prossimo allunaggio, questo doveva essere preceduto dalla realizzazione di una missione che compisse almeno un paio di evoluzioni intorno al nostro satellite. Secondo queste teorie, già con le missioni Apollo 8 e 9 l’umanità fu preparata in modo falso all’evento, ma con Apollo 10 la preparazione dei contenuti mediatici e scenici raggiunse la perfezione: fu fatto credere al mondo che il giro intorno alla Luna fosse realmente avvenuto, diffondendo immagini costruite in laboratorio montate con riprese in diretta effettuate dagli astronauti in orbita terrestre. Obiettivo, convincere l’opinione pubblica che gli Stati Uniti erano la prima vera potenza spaziale del mondo e fare accettare gli enormi finanziamenti necessari per proseguire nei programmi di conquista dello spazio. Sempre secondo i teorici del complotto, i video relativi alla missione Apollo 10 furono i migliori mai realizzati, sensibilmente migliori alle deludenti riprese di Apollo 8 e 9.

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