Bernardo Bertolucci, addio all'ultimo imperatore

| Si è spento a 77 anni uno dei più grandi e celebrati maestri del cinema italiano: una carriera lunga oltre mezzo secolo disseminata di capolavori destinati alla storia della settima arte. Fondamentale l’incontro con Pier Paolo Pasolini

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Se n’è andato a 77 anni, a Roma, “al termine di una lunga malattia” di cui si sapeva, ma mai del tutto svelata. Bernardo Bertolucci, l’ultimo grande maestro del cinema italiano, capace di analizzare le piccole storie intime della provincia italiana come di spaziare con la stessa abilità sui grandi temi internazionali, ha chiuso gli occhi con discrezione, così come aveva voluto vivere gli ultimi anni.

Era nato a Parma il 16 marzo del 1941, primogenito di Attilio Bertolucci, poeta, ma anche cugino del produttore Giovanni e fratello del regista Giuseppe, morto nel 2012. Bernardo non ha che da scegliere a quale arte dedicarsi, e la poesia - la strada paterna - gli sembra quella più congeniale. Ma prima di completare gli studi, portando a casa la laurea in lettere moderne all’università “La Sapienza” di Roma, sulla sua strada arriva un incontro destinato a cambiagli l’esistenza per sempre: Pier Paolo Pasolini. L’intellettuale più influente del Novecento ha bisogno di un assistente alla regia e di una mano con le sue sceneggiature.

Sarà proprio Pasolini ad aprire le porte al cinema di Bertolucci, che nel 1962 debutta alla regia con “La commare secca”. È soltanto il primo passo della trasformazione di Bernardo Bertolucci, che dopo aver attinto a sufficienza dallo scomodo e tagliente stile di Pasolini, inizia a lavorare su ciò che ritiene sia fondamentale quando è ora raccontare una storia per il cinema: l’essere umano alle prese con l’ineluttabilità dell’esistenza e le curve improvvise a cui la vita costringe tutti, prima o poi.

La celebrità mondiale arriva nel 1972 con “Ultimo tango a Parigi”, la pellicola scandalo che ha segnato un’epoca, sequestrata più volte e colpita dalla mannaia della censura, per essere riabilitata soltanto nel 1987. Un film profondo, scomodo, che racconta la deriva di due esseri umani, affidati al talento inarrivabile di Marlon Brando e Maria Schneider: l’unica possibile risposta al conformismo della società dei due protagonisti è il sesso.

L’anno dopo un altro capolavoro assoluto: “Novecento”, un mirabile affresco in perfetto stile hollywoodiano delle lotte contadine nell’Emilia dei primi del secolo, con un cast d’eccezione: Robert De Niro, Gerard Depardieu, Burt Lancaster, Donald Sutherland, Dominique Sandra, Stefania Sandrelli, Laura Betti e Alida Valli.

Gli anni Ottanta, quelli in cui tutto era possibile, coincidono con “L’ultimo imperatore”, kolossal del 1987 che vale ben nove statuette dell’Oscar. Tre anni dopo arriva “Il tè nel deserto” e nel 1993 “Il Piccolo Buddha”, con Keanu Reeves, ambientato fra Nepal e Stati Uniti.

Nel 1996 esce l’intimistico “Io ballo da sola”, e il nuovo millennio è accolto da “The Dreamers – i sognatori”, la storia di sesso e politica di una coppia di fratelli nella Parigi rivoluzionaria del 1968.

Leone d’Oro alla Carriera nel 2007 e Palma d’Oro a Cannes nel 2011, l’anno successivo Bernardo Bertolucci mette ancora la firma su “Io e te”, tratto dall’omonimo romanzo di Niccolò Ammaniti: è la sua ultima regia, il canto d’addio.

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