Buon compleanno Pac-Man!

| Uno strano bottoncino giallo molto affamato va a caccia di puntini in un labirinto, inseguito da fantasmi che se lo vogliono mangiare. Inventato il 3 aprile 1980, è il videogioco più conosciuto al mondo

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di Marco Belletti

Per milioni di ragazzi giapponesi il suo nome è “Puckman”, che significa “chiudi e apri la bocca”. In Brasile invece è “Come-Come”, traducibile in “mangia mangia” e in Spagna lo chiamano “ComeCocos”, ossia “mangia fantasmi”. In Italia divenne famoso con il nome utilizzato nei Paesi anglosassoni, “Pac-Man”, che non significa nulla ma che non gli impedì di conquistare il primo posto e di mantenerlo per numerosi anni tra i videogiochi più amati e praticati.

Ufficialmente Pac-Man è nato il 3 aprile 1980, ideato da Tohru Iwatani, un programmatore della “Namco”, software house giapponese produttrice di videogiochi, fondata nel 1955. Sembra che a ispirare Iwatani sia stata una pizza a cui era stata tagliata una fetta, durante una cena con amici. Quanto sia credibile questo aneddoto, parlando di pizza per un giapponese, non è dato sapere…

Puckman o Pac-Man o in ogni altro modo sia stato chiamato nel mondo, ha letteralmente spopolato negli anni Ottanta, diventando un’icona, un vero e proprio fenomeno di costume subendo anche infiniti tentativi di imitazione.

Con Iwatani lavorò un team composto da meno di una decina di persone tra sviluppatori e tecnici hardware, che nel giro di circa un anno dalla pizza galeotta sviluppò la prima edizione del gioco per sale da gioco. Nel mondo occidentale fu distribuito dalla Midway Games, un’azienda statunitense dedita alla pubblicazione e allo sviluppo di videogiochi, fondata nel 1958 e fallita nel 2009. La prima versione era in formato “arcade”, cioè quella dei videogiochi installati su postazioni pubbliche specifiche - di solito una sorta di computer con un video posizionato quasi orizzontalmente all’interno di una struttura a forma di cabina - funzionante a monete o a gettoni. 

In pochi anni la popolarità di Pac-Man raggiunge livelli raramente toccati da altri videogiochi. Namco produce diverse versioni di software per ogni genere di concole e di computer, oltre a realizzare oltre 300 mila postazioni da sale gioco e bar. Senza dimenticare i milioni e milioni di pupazzi e gadget legati al videogioco. Il successo di Pac-Man lo fa entrare prepotentemente anche nel mondo della televisione e la Hanna & Barbera – storica casa di produzione statunitense, leader nella realizzazione dei cartoni animati – realizza una serie che ha il giallo videogioco come protagonista.

La logica con cui si gioca a Pac-Man è semplicissima: è necessario condurlo lungo un labirinto, facendogli mangiare tutti puntini disseminati lungo il percorso (guadagnando così punti) cercando allo stesso tempo di evitare di farsi raggiungere da quattro fantasmi che percorrono lo stesso cammino. Grazie a quattro puntini speciali (le “Power Pills”) da cacciato il nostro Pac-Man diventa cacciatore: i fantasmi diventano vulnerabili e si possono mangiare. Di loro sopravvivono solo gli occhi, che dopo un periodo di quarantena al centro del labirinto, tornano a cacciare Pac-Man. Una volta fagocitati tutti i puntini si passa di livello, in labirinti simili al primo ma sempre più difficili da completare.

Dopo la prima versione piuttosto semplice (per esempio i fantasmi seguivano uno schema fisso di movimenti e per il giocatore era relativamente facile superare il livello) Namco ne realizzò diverse evoluzioni, inserendo i cosiddetti schemi aleatori per i movimenti dei quattro fantasmi, creando anche una sorta di personalità per ognuno di loro.

Nel 1982 Atari – società statunitense fondata nel 1972, produttrice di hardware e videogiochi per il mercato home – mise in commercio per la sua console una versione decisamente deludente di Pac-Man, insieme con un altro gioco altrettanto pubblicizzato derivato dal film ET. L’insuccesso dei due videogiochi (molte copie dei quali restarono invendute nei magazzini) e la negativa conclusione di un processo intentato nei confronti di ex dipendenti che si erano licenziati in quanto mal pagati, causò il tracollo di Atari che aveva investito un ingente capitale nel progetto.

Nonostante questo insuccesso – causato sostanzialmente dalla bassa qualità del gioco dopo l’adattamento del software – la popolarità di Pac-Man proseguì ancora per molti anni.

A livello teorico il gioco avrebbe potuto continuare all’infinito, proponendo un livello sempre diverso grazie all’aleatorietà con cui si muovevano i fantasmi. Tuttavia, a causa di un bug nel sistema, il livello 256 è stato considerato per lungo tempo l’ultimo raggiungibile. Un problema di software faceva sì che la metà inferiore dello schermo fosse riempita da strani simboli che rendevano impossibile il completamento del livello.

In realtà, conoscendo molto bene il labirinto, qualcuno ha affermato che sarebbe stato possibile completare anche quel livello, ma non si sa se qualcuno sia riuscito a farlo.

Nel dicembre 1982, un ragazzo di 8 anni totalizzò quello che è considerato il record assoluto di punti al gioco: 6.131.940. Fu addirittura applaudito dall’allora presidente Ronald Reagan.

Solo in tempi più recenti, grazie a nuovi emulatori e ad alcuni espedienti per ovviare all’inconveniente del livello 256, si è potuto scoprire che il gioco continua per altri 255 livelli. Nel 2015 è stato realizzato per gli ambienti iOS e Android un videogioco proprio basato su questo bug, chiamato Pac-Man 256.

Complessivamente, grazie al suo successo planetario, sono stati centinaia i giochi che hanno riproposto Pac-Man sia come protagonista sia come comparsa mentre è impossibile contare il numero dei cloni, riusciti o solo tentati. Infatti, Pac-Man vanta il maggior numero di tentativi di imitazione della storia dei videogiochi e la sua impostazione di gioco è stata ripresa da centinaia di giochi successivi.

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